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Il Documento programmatico di bilancio indica che nel 2027 non servirà una correzione dei conti, ma non ci saranno nemmeno nuovi spazi significativi per la manovra. Il lieve sforamento dei tetti alla spesa primaria concordati con l’Ue sarà infatti assorbito dalla clausola di salvaguardia nazionale. Margini per una politica moderatamente espansiva emergerebbero solo nel 2028 e 2029, rispettivamente per circa 3,3-3,5 e 2,5-3 miliardi. Le misure ipotizzate, dall’ampliamento dell’Irpef al 33% alle flat tax sul lavoro, dovranno quindi trovare coperture integrali. I fondi residui del Pnrr potrebbero contribuire, ma le risorse disponibili sono stimate fra 2 e 4 miliardi. La clausola di salvaguardia consentirà circa 14,4 miliardi di deficit aggiuntivo sia nel 2027 sia nel 2028, soprattutto per energia e difesa. L’impatto sulla crescita sarà però contenuto: nel 2027 il Pil è previsto al +0,8%, contro il +0,6% tendenziale. Inflazione e rialzo dei tassi peggiorano intanto i conti: rispetto ad aprile la spesa aumenta di 40,8 miliardi e gli interessi di 14,7 miliardi nel triennio. Il maggior deficit rinvia inoltre al 2028 l’inizio della discesa del rapporto debito/Pil. L’Italia punta comunque a uscire dalla procedura Ue per deficit eccessivo nel 2027, contando sull’esclusione dell’extradeficit legato alla clausola dai calcoli europei.
La flessibilità di bilancio concessa da Bruxelles all’Italia per gli investimenti energetici potrà finanziare un ampio ventaglio di interventi, secondo le linee guida della Commissione europea richiamate dal Dpfp. Nell’edilizia rientrano gli incentivi per pompe di calore, anche ibride, la sostituzione delle caldaie a combustibili fossili, la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, gli accumuli domestici e le colonnine di ricarica. Tra gli strumenti interessati figurano l’ecobonus al 65% per le pompe di calore e il conto termico, sul quale sono allo studio alcune correzioni. Un secondo capitolo riguarda la produzione e lo stoccaggio di energia pulita, con investimenti in rinnovabili, accumuli, idrogeno e combustibili rinnovabili. Bruxelles include esplicitamente anche gli investimenti nelle centrali nucleari, anche se in Italia bisognerà verificarne concretamente le tempistiche. La flessibilità potrà inoltre sostenere reti elettriche, infrastrutture per l’idrogeno, sicurezza energetica e trasporto sostenibile, dalle ferrovie alle metropolitane e alle reti di ricarica. Un altro filone riguarda la decarbonizzazione dell’industria e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Sono compresi anche interventi per rafforzare la sicurezza fisica e informatica delle infrastrutture energetiche e delle catene di approvvigionamento. In questo quadro potrebbe rientrare anche un ampliamento dell’Energy Release. Il meccanismo garantisce energia a prezzo calmierato alle imprese energivore che si impegnano a realizzare successivamente nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili.
L’Agenzia delle Entrate punta a inviare entro la fine del 2026 circa20mila lettere di compliance ai proprietari di fabbricati completamente assenti dagli archivi catastali. L’obiettivo è far emergere immobili o parti di immobili mai dichiarati, dai piani aggiuntivi a box e depositi, dagli ampliamenti fino a interi fabbricati irregolari. I controlli partono dal confronto tra le mappe catastali e le immagini aeree, attraverso la fotointerpretazione delle ortofoto e anche con l’impiego dell’intelligenza artificiale. Secondo il Dpfp, la mappatura è stata completata in 95 province e avviata in altre quattro, coprendo già il 96% del territorio nazionale. Entro fine anno la ricognizione dovrebbe estendersi a tutto il Paese. Le prime 20mila comunicazioni riguarderanno le anomalie più evidenti, cioè fabbricati interamente non dichiarati. Parallelamente proseguono i controlli sugli immobili ristrutturati utilizzando i bonus edilizi. Nel secondo trimestre del 2026 sono state inviate lettere relative a circa 21.600 immobili interessati dal 2019 da interventi di efficientamento energetico o miglioramento strutturale finanziati almeno in parte con risorse pubbliche. La campagna, partita nel 2025, avrebbe prodotto anche regolarizzazioni spontanee da parte dei contribuenti. Nel 2025 sono state infatti presentate variazioni catastali per circa 70mila immobili che avevano beneficiato di bonus edilizi, il 25% in più rispetto all’anno precedente.
La pressione fiscale indicata nel Dpfp sale leggermente al 43% nel 2026, dal 42,9% del 2025, resta stabile nel 2027, scende al 42,9% nel 2028 e risale al 43,1% nel 2029. Questo dato, però, non significa necessariamente che i contribuenti stiano pagando aliquote o tasse più alte. La pressione fiscale è infatti il rapporto tra imposte e contributi incassati e il Pil, e può cambiare anche senza nuove misure fiscali. A farla aumentare può essere, paradossalmente, anche il contrasto all’evasione e una maggiore compliance dei contribuenti. Quando emerge una quota di economia sommersa, infatti, aumenta il gettito registrato al numeratore, mentre il Pil calcolato dall’Istat comprendeva già l’economia non osservata. Di conseguenza, il recupero dell’evasione può far salire la pressione fiscale senza aumentare le tasse per chi già le pagava regolarmente. Negli ultimi anni sul dato hanno inciso anche inflazione, andamento dell’occupazione, scadenza di misure temporanee e crescita del Pil nominale. Dopo i valori più bassi registrati durante i picchi inflazionistici del 2022-2023, la pressione fiscale è tornata a crescere nel 2024-2025 nonostante le riduzioni dell’Irpef e del cuneo contributivo. Per questo la pressione fiscale è soprattutto un indicatore di contabilità nazionale e, presa da sola, non permette di stabilire se la politica tributaria stia chiedendo più o meno tasse ai singoli contribuenti.
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Buona lettura, Angelica Migliorisi |
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