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La Nato resiste al crash test Trump, Le Pen correrà alle presidenziali, scontro sul piano Volkswagen

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Michele Pignatelli

12 luglio 2026

LA SETTIMANA

La Nato resiste al crash test Trump, Le Pen correrà alle presidenziali, scontro sul piano Volkswagen

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (a destra) e il segretario generale della Nato Mark Rutte durante un bilaterale a margine del vertice di AnkaraREUTERS/Jonathan Ernst/File Photo

Buongiorno e bentornati su Europa24. L’atteso e temuto vertice Nato di Ankara si è chiuso dunque con un bilancio complessivamente positivo. Non sono mancate le intemperanze verbali di Trump e le reiterate accuse ai partner, ma l’Alleanza complessivamente ha tenuto e, soprattutto sul fronte ucraino, sono arrivate rassicurazioni - si vedrà quanto durature - che gli Stati Uniti stanno ancora al fianco di Kiev, a cui sarà concessa licenza per la produzione di missili Patriot.

Tema centrale del summit è stato l’aumento delle spese per la difesa da parte degli alleati, da tempo caldeggiato dagli Usa e oggetto di un Forum industriale che ha aperto la due giorni di Ankara. L’annuncio di contratti e progetti miliardari, enfatizzato dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, aveva il chiaro obiettivo di rassicurare Trump sull’impegno del Vecchio Continente a spendere, ma testimonia comunque un’evoluzione e un percorso di crescita del settore europeo della difesa, con ricadute politiche e industriali ancora da pesare. In un certo senso è come se la nuova Nato, in cui l’Europa è chiamata a giocare un ruolo sempre più attivo, stesse rifondando l’Europa stessa, come potete leggere in questa analisi.

Il processo generalizzato di militarizzazione coinvolge alcuni Paesi più di altri - è il caso della Germania - e si nutre di progetti ambiziosi, che puntano a coinvolgere anche il settore privato, come la “banca del riarmo” (DSRB) promossa dal Canada.

È stata una settimana importante in Francia, dove la sentenza di appello nei confronti di Marine Le Pen, pur confermandone la condanna per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo, ha ridotto il periodo di ineleggibilità, consentendo alla leader del Rassemblement National di candidarsi alle presidenziali del 2027. Resta solo l’incognita dell’obbligo di braccialetto elettronico durante la campagna elettorale, contro cui Le Pen ha presentato ricorso in Cassazione. In ogni caso, forte di una popolarità che la condanna non ha mai scalfito, la leader di Rn ha ricordato che «l’ultima parola spetta ai francesi».

Al giudizio del popolo si affida anche, sull’altra sponda della Manica, un altro politico simbolo della destra populista: il britannico Nigel Farage. Il leader di Reform Uk, sottoposto a indagine parlamentare in seguito a rivelazioni su donazioni non dichiarate da parte di criptomiliardari, si è dimesso da deputato, ma intende ricandidarsi nella stessa circoscrizione, per riaffermare quello che, a suo dire, è il primato del popolo sull’establishment, di cui si dichiara vittima.

Non su guai giudiziari o presunti complotti del sistema, ma sulla crisi che investe un settore chiave dell’economia tedesca intende far leva un altro partito di estrema destra, in costante ascesa: Alternative für Deutschland. La crisi è quella dell’auto, in particolare del gruppo Volkswagen, che ha visto in settimana la presentazione di un drastico piano di ridimensionamento da parte dell’ad Oliver Blume, incontrando l’immediato altolà di sindacati e governo della Bassa Sassonia. AfD, già col vento in poppa nei sondaggi, addossa le responsabilità della crisi a scelte del Governo che addita come ideologiche, come confermano voci autorevoli in questo approfondimento.

Domani a Bruxelles sarà pubblicata la relazione di un gruppo di esperti sui pericoli dei social media per i minori, un tema su cui alcuni Paesi Ue si sono già mossi o si stanno muovendo e sta riflettendo la stessa Commissione europea. Venerdì intanto l’esecutivo comunitario ha emesso un primo verdetto dell’indagine nei confronti di Meta avviata nel maggio 2024, nel quadro del Digital Services Act: Facebook e Instagram - è la prima conclusione - sono progettati in modo da favorire un uso compulsivo dei social network, con rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, soprattutto di minori e persone vulnerabili.

È entrato ormai nel vivo infine il semestre di presidenza irlandese della Ue. Prima di chiudere, vi proponiamo allora una riflessione dal blog Dal fronte di Bruxelles sulla svolta europeista di Dublino.

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

La frenata delle raffinerie russe

Fonte: Kpler, OIES

VISTO DA BRUXELLES

La militarizzazione riscrive l’industria Ue: il caso Repubblica Ceca

di Beda Romano

Al netto dei rischi politici e dei giudizi morali, la graduale militarizzazione dell’Unione europea assume contorni diversi a seconda della prospettiva. Il vertice annuale della Nato appena conclusosi ad Ankara ha messo l’accento sull’aumento della spesa militare in molti Stati membri, non tutti, e sull’accelerazione delle cooperazioni industriali tra aziende europee. C’è di più. Alcuni Paesi in Europa sono diventati (o ridiventati) importanti produttori e soprattutto esportatori di armi. Spicca il caso della Repubblica Ceca, come è emerso nelle scorse settimane quando è entrata fragorosamente in Borsa ad Amsterdam la società del settore militare Czechoslovak Group.

Tra il 2021 e il 2024, l’export ceco di armi è aumentato da 15 a 94 miliardi di corone (da 620 milioni a 3,9 miliardi di euro). Si tratta di un aumento di sei volte in appena tre anni. Nel 2025, la stima degli esperti del settore è che l’export sia cresciuto ulteriormente, fino a toccare i 100 miliardi di corone. La quota destinata all’Europa è salita dal 42% nel 2021 all’86% nel 2024. Nella Repubblica Ceca, il settore della difesa dà lavoro a 400 imprese, che insieme contribuiscono ormai al 3% del prodotto interno lordo, secondo i calcoli della Camera di commercio ceca. Curiosamente, nel 2026 la Repubblica Ceca sarà tra i Paesi della Nato che meno spenderanno per la propria difesa: appena il 2,01% del prodotto interno lordo.

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sabato 11 luglio 2026

La rivincita delle banche italiane

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12 luglio 2026
Buongiorno dalla redazione del Sole 24 Ore. Questa è Start, la newsletter del mattino con le notizie principali per cominciare la giornata. Oggi è domenica 12 luglio, vediamo cosa tenere d’occhio!

Il quotidiano apre con una notizia proveniente dal mondo bancario. Gli istituti di credito italiani hanno compiuto infatti un profondo recupero negli ultimi dieci anni, passando dall’essere sottovalutati e appesantiti dai crediti deteriorati a protagonisti del mercato europeo. Oggi quattro delle prime cinque banche dell’Eurozona per capitalizzazione sono italiane o spagnole, con UniCredit e Intesa Sanpaolo tra i principali protagonisti. La capitalizzazione delle due maggiori banche italiane è passata da circa 56 a 235 miliardi di euro, mentre Mps, Bper e Banco Bpm hanno registrato una crescita ancora più marcata. Il rilancio è stato favorito dalla pulizia dei bilanci, dal rafforzamento patrimoniale e dall’aumento dei tassi d’interesse, che ha sostenuto utili e redditività. Nel 2025 il Roe delle banche italiane (cioè il rendimento del capitale proprio che misura quanto utile riesce a generare un’impresa utilizzando il capitale investito dagli azionisti) ha raggiunto i livelli più alti dal 2008, superando la media europea. Le valutazioni di Borsa si sono avvicinate a quelle degli istituti statunitensi, favorendo fusioni e acquisizioni. Negli ultimi anni sono così aumentate le operazioni di consolidamento, con UniCredit, Intesa, Mps, Bper e Banco Bpm protagoniste. Gli analisti ritengono che i fondamentali del settore restino solidi anche nel 2026, pur prevedendo un graduale calo della redditività. Restano però incognite legate al contesto economico, alla regolamentazione e alla qualità del credito.

Sempre restando in Italia, Leonardo è tra i principali beneficiari del rafforzamento della difesa europea e della Nato, dopo aver ottenuto con Accenture un contratto da 200 milioni di euro per le infrastrutture digitali dell’
Alleanza atlantica. L’aumento della spesa per difesa e sicurezza fino al 5% del Pil entro il 2035 apre nuove opportunità per l’industria italiana. L’Unione europea punta a rafforzare la propria autonomia strategica attraverso il programma Safe da 150 miliardi di euro e il Fondo europeo per la difesa (Edf). Leonardo ha ottenuto oltre 64 milioni di euro di finanziamenti europei per progetti dedicati allo spazio, alle comunicazioni e all’interoperabilità militare. Il gruppo partecipa inoltre allo sviluppo del futuro sistema europeo di difesa ipersonica Hydis attraverso Mbda. Anche Fincantieri è coinvolta nel progetto della corvetta europea modulare, mentre Elt Group partecipa a numerosi programmi di ricerca nel settore della difesa. Restano in attesa le decisioni del Governo sull’utilizzo dei fondi Safe, che potrebbero sostenere nuovi programmi industriali. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha avvertito che, senza queste risorse, alcuni investimenti potrebbero slittare. Leonardo sottolinea comunque che i programmi già avviati sono finanziati e proseguono regolarmente.

L’Unione europea introdurrà il Passaporto digitale di prodotto (Dpp), uno strumento che permetterà di tracciare l’intero ciclo di vita dei beni venduti nel mercato europeo. Entro il 19 luglio dovrebbe diventare operativo il Registro europeo che raccoglierà le informazioni sui prodotti. Ogni bene dovrà essere dotato di un Qr Code o di un sistema equivalente per accedere ai dati su materiali, origine, impronta ambientale, riparabilità, riciclabilità e smaltimento. Il passaporto sarà aggiornato durante tutta la vita del prodotto, dalle riparazioni ai cambi di proprietà fino al riciclo. Consumatori, imprese e autorità potranno così verificare informazioni standardizzate e certificate. Anche le Dogane utilizzeranno il sistema per controllare autenticità e conformità dei prodotti importati. La responsabilità del Dpp ricadrà su produttori, importatori, distributori e altri operatori economici della filiera. L’assenza del passaporto digitale impedirà la commercializzazione del prodotto e potrà comportare sanzioni e ritiri dal mercato. L’obbligo entrerà in vigore gradualmente: dal 2026 interesserà ferro, acciaio e batterie, per poi estendersi nei successivi anni ad altri settori, tra cui tessile, mobili, giocattoli e dispositivi elettronici. Le imprese sono quindi chiamate a prepararsi fin da subito adeguando i sistemi informativi e raccogliendo i dati necessari lungo tutta la filiera.

Da oggi entra in vigore il decreto che disciplina per la prima volta le procedure di omologazione degli autovelox, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 luglio 2026. Il provvedimento colma un vuoto normativo che durava dal 1993, quando il Codice della strada prevedeva l’uso di apparecchi omologati senza definirne le modalità. Negli anni sono stati utilizzati dispositivi semplicemente approvati, fino all’intervento della Cassazione nel 2024 che ha distinto nettamente approvazione e omologazione, aprendo la strada all’annullamento di molte multe. Con il nuovo decreto non sarà più possibile chiedere l’approvazione dei nuovi autovelox, ma solo la loro omologazione. Circa 3.150 dispositivi già in funzione saranno considerati automaticamente omologati, mentre gli altri potranno essere regolarizzati presentando domanda o documentazione integrativa al Ministero. Il Ministero dovrà pronunciarsi sulle richieste entro 60 giorni. Restano però dubbi sulla legittimità della sanatoria automatica prevista per molti apparecchi, che potrebbe essere oggetto di nuovi ricorsi. Rimane inoltre aperta la questione della validità delle multe elevate prima dell’entrata in vigore del decreto. Su questo punto è probabile che siano ancora i tribunali a stabilire come applicare le nuove regole.

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