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– di Michele Pignatelli |
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LA SETTIMANALa Nato resiste al crash test Trump, Le Pen correrà alle presidenziali, scontro sul piano Volkswagen |
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (a destra) e il segretario generale della Nato Mark Rutte durante un bilaterale a margine del vertice di AnkaraREUTERS/Jonathan Ernst/File Photo |
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Buongiorno e bentornati su Europa24. L’atteso e temuto vertice Nato di Ankara si è chiuso dunque con un bilancio complessivamente positivo. Non sono mancate le intemperanze verbali di Trump e le reiterate accuse ai partner, ma l’Alleanza complessivamente ha tenuto e, soprattutto sul fronte ucraino, sono arrivate rassicurazioni - si vedrà quanto durature - che gli Stati Uniti stanno ancora al fianco di Kiev, a cui sarà concessa licenza per la produzione di missili Patriot. |
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Tema centrale del summit è stato l’aumento delle spese per la difesa da parte degli alleati, da tempo caldeggiato dagli Usa e oggetto di un Forum industriale che ha aperto la due giorni di Ankara. L’annuncio di contratti e progetti miliardari, enfatizzato dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, aveva il chiaro obiettivo di rassicurare Trump sull’impegno del Vecchio Continente a spendere, ma testimonia comunque un’evoluzione e un percorso di crescita del settore europeo della difesa, con ricadute politiche e industriali ancora da pesare. In un certo senso è come se la nuova Nato, in cui l’Europa è chiamata a giocare un ruolo sempre più attivo, stesse rifondando l’Europa stessa, come potete leggere in questa analisi. |
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Il processo generalizzato di militarizzazione coinvolge alcuni Paesi più di altri - è il caso della Germania - e si nutre di progetti ambiziosi, che puntano a coinvolgere anche il settore privato, come la “banca del riarmo” (DSRB) promossa dal Canada. |
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È stata una settimana importante in Francia, dove la sentenza di appello nei confronti di Marine Le Pen, pur confermandone la condanna per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo, ha ridotto il periodo di ineleggibilità , consentendo alla leader del Rassemblement National di candidarsi alle presidenziali del 2027. Resta solo l’incognita dell’obbligo di braccialetto elettronico durante la campagna elettorale, contro cui Le Pen ha presentato ricorso in Cassazione. In ogni caso, forte di una popolarità che la condanna non ha mai scalfito, la leader di Rn ha ricordato che «l’ultima parola spetta ai francesi». |
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Al giudizio del popolo si affida anche, sull’altra sponda della Manica, un altro politico simbolo della destra populista: il britannico Nigel Farage. Il leader di Reform Uk, sottoposto a indagine parlamentare in seguito a rivelazioni su donazioni non dichiarate da parte di criptomiliardari, si è dimesso da deputato, ma intende ricandidarsi nella stessa circoscrizione, per riaffermare quello che, a suo dire, è il primato del popolo sull’establishment, di cui si dichiara vittima. |
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Non su guai giudiziari o presunti complotti del sistema, ma sulla crisi che investe un settore chiave dell’economia tedesca intende far leva un altro partito di estrema destra, in costante ascesa: Alternative für Deutschland. La crisi è quella dell’auto, in particolare del gruppo Volkswagen, che ha visto in settimana la presentazione di un drastico piano di ridimensionamento da parte dell’ad Oliver Blume, incontrando l’immediato altolà di sindacati e governo della Bassa Sassonia. AfD, già col vento in poppa nei sondaggi, addossa le responsabilità della crisi a scelte del Governo che addita come ideologiche, come confermano voci autorevoli in questo approfondimento. |
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Domani a Bruxelles sarà pubblicata la relazione di un gruppo di esperti sui pericoli dei social media per i minori, un tema su cui alcuni Paesi Ue si sono già mossi o si stanno muovendo e sta riflettendo la stessa Commissione europea. Venerdì intanto l’esecutivo comunitario ha emesso un primo verdetto dell’indagine nei confronti di Meta avviata nel maggio 2024, nel quadro del Digital Services Act: Facebook e Instagram - è la prima conclusione - sono progettati in modo da favorire un uso compulsivo dei social network, con rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, soprattutto di minori e persone vulnerabili. |
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È entrato ormai nel vivo infine il semestre di presidenza irlandese della Ue. Prima di chiudere, vi proponiamo allora una riflessione dal blog Dal fronte di Bruxelles sulla svolta europeista di Dublino. |
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANALa frenata delle raffinerie russe |
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Fonte: Kpler, OIES |
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VISTO DA BRUXELLESLa militarizzazione riscrive l’industria Ue: il caso Repubblica Ceca |
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di Beda Romano |
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Al netto dei rischi politici e dei giudizi morali, la graduale militarizzazione dell’Unione europea assume contorni diversi a seconda della prospettiva. Il vertice annuale della Nato appena conclusosi ad Ankara ha messo l’accento sull’aumento della spesa militare in molti Stati membri, non tutti, e sull’accelerazione delle cooperazioni industriali tra aziende europee. C’è di più. Alcuni Paesi in Europa sono diventati (o ridiventati) importanti produttori e soprattutto esportatori di armi. Spicca il caso della Repubblica Ceca, come è emerso nelle scorse settimane quando è entrata fragorosamente in Borsa ad Amsterdam la società del settore militare Czechoslovak Group. |
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Tra il 2021 e il 2024, l’export ceco di armi è aumentato da 15 a 94 miliardi di corone (da 620 milioni a 3,9 miliardi di euro). Si tratta di un aumento di sei volte in appena tre anni. Nel 2025, la stima degli esperti del settore è che l’export sia cresciuto ulteriormente, fino a toccare i 100 miliardi di corone. La quota destinata all’Europa è salita dal 42% nel 2021 all’86% nel 2024. Nella Repubblica Ceca, il settore della difesa dà lavoro a 400 imprese, che insieme contribuiscono ormai al 3% del prodotto interno lordo, secondo i calcoli della Camera di commercio ceca. Curiosamente, nel 2026 la Repubblica Ceca sarà tra i Paesi della Nato che meno spenderanno per la propria difesa: appena il 2,01% del prodotto interno lordo. |
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