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– di Michele Pignatelli |
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LA settimanaAl via i negoziati Ue-Ucraina, la Bce alza i tassi, Starmer sempre più solo |
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Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, tra la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa REUTERS/Valentyn Ogirenko/File Photo |
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Buongiorno e bentornati su Europa24. Sarà un Consiglio europeo con un’agenda molto ricca quello che vedrà riuniti, giovedì e venerdì, i leader Ue: dalle guerre in Ucraina e Medio Oriente alla competitività e alle sfide economiche globali, senza dimenticare il quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034. In una settimana che si intreccia peraltro con il G7 in programma da domani a mercoledì a Evian, in Francia. |
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Su tutti i temi in agenda, Bruxelles ha preparato in un certo senso la strada, compiendo passi più o meno significativi. |
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Il dossier allargamento ha visto venerdì il via libera degli ambasciatori dei Ventisette ai negoziati formali per l’adesione di Ucraina e Moldavia, che prenderanno il via con la prima conferenza intergovernativa domani. |
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Per Kiev in particolare si tratta di un passo avanti significativo, soprattutto sul piano simbolico visti i tempi teorici per un effettivo ingresso nella Ue. Ci sono regole e sensibilità diverse tra gli Stati membri che rendono infatti molto difficile un percorso accelerato, come conferma in questa intervista al Sole 24 Ore anche il ministro degli Esteri dell’Olanda, uno dei Paesi schierati con più decisione a sostegno dell’Ucraina. |
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Oltre al rispetto dei principi fondamentali dell’Unione, c’è infatti il timore di alterare equilibri già difficili nell’architettura istituzionale comunitaria. Sebbene poi tutti riconoscano il livello di eccellenza ormai raggiunto dai sistemi di difesa ucraina, che apporterebbero un contributo significativo a un’Europa che invece, in questo ambito, arranca, come ha confermato il fallimento del supercaccia franco-tedesco SCAF. |
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Sono entrati nel vivo intanto i negoziati sul prossimo budget pluriennale, con la presentazione da parte della presidenza cipriota del cosiddetto negobox: una prima sintesi dei desiderata dei Paesi che ha ridotto del 2% l’ammontare del bilancio rispetto alla proposta della Commissione, suscitando per ora perlopiù critiche. Soprattutto dai contributori netti, Olanda in testa, che chiedono tagli più robusti e una visione strategica, più orientata alle nuove priorità . |
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Sul fronte della competitività e della riduzione della dipendenza europea dai carburanti fossili, merita infine di essere menzionata la presentazione, da parte della Commissione Ue, di T-Med, un progetto di collaborazione con i Paesi del bacino mediterraneo nel settore delle fonti rinnovabili. |
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Il blocco dello Stretto di Hormuz legato alla guerra in Iran - almeno finché non si concretizzeranno i segnali di schiarita emersi nel weekend - si fa infatti sentire sull’Europa, come ha certificato il Fondo monetario internazionale nel suo rapporto annuale sul’economia del blocco, che abbassa allo 0,9% le previsioni di crescita per l’Eurozona. |
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Un impatto negativo sul Pil è stimato anche dalla Banca centrale europea nelle sue ultime proiezioni macro, che hanno accompagnato il primo rialzo dei tassi di riferimento dal 2023: un quarto di punto in più (il tasso sui depositi è salito al 2,25%) per contrastare l’altro effetto della guerra, l’impennata dell’inflazione. La decisione, attesa e già scontata dai mercati, presta il fianco a critiche di eccessiva passività , come potete leggere in questa analisi. È probabilmente solo il primo rialzo, con effetti immediati e di prospettiva sulle rate dei mutui. |
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Oltremanica intanto si fa sempre più difficile la posizione del premier Keir Starmer, che ha perso in settimana il ministro della Difesa, John Healey, ennesimo esponente di governo ad abbandonare la nave. Il tutto alla vigilia delle elezioni suppletive di Makerfield, giovedì, da cui potrebbe uscire - se sarà eletto - il suo più accreditato sfidante, il sindaco di Manchester Andy Burnham. |
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Chiudiamo parlando di calcio e di interessi collegati, perché sono iniziati in settimana i Mondiali 2026, distribuiti tra Stati Uniti, Messico e Canada, espressione di un football globalizzato, in cui l’Europa è sempre più marginale. |
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il grafico della settimanaTempi lunghi per entrare nell’Unione |
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Fonte: elaborazione Ispi su dati Commissione Ue |
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visto da bruxellesIl tramonto del supercaccia e la questione tedesca |
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di Beda Romano |
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Si sta delineando all’orizzonte una nuova questione tedesca? Alcune recenti scelte di Berlino si sono rivelate particolarmente controverse, mentre i Ventisette si preparano al tradizionale vertice europeo di fine giugno previsto la settimana entrante. Negli ultimi giorni il cancelliere Friedrich Merz ha messo clamorosamente la parola fine all’idea franco-tedesca di un nuovo caccia militare, detto SCAF (l’acronimo sta per Système de combat aérien du futur). Successivamente Berlino ha rumoreggiato contro un progetto di bilancio comunitario 2028-2034 messo a punto dalla presidenza cipriota dell’Unione europea, perché nonostante tagli pressoché orizzontali rispetto alla proposta messa a punto dalla Commissione europea rimane ai suoi occhi troppo esoso. |
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Sappiamo delle enormi difficoltà del capo del governo nel gestire la minaccia di Alternative für Deutschland nonché la grosse Koalition con i socialdemocratici. Ma nei due casi appena citati la Germania ha mostrato pericolosa miopia. Sul fronte militare, la fine del progetto di caccia renderà ancora più difficile perseguire una qualche forma di difesa europea. Sul versante del bilancio, le prese di posizione tedesche appaiono quasi reazionarie in un contesto nel quale anche Berlino è consapevole di quanto la Ue sia un bene da salvaguardare di questi tempi incerti. In passato, la Germania si è poi ricreduta, tornando a giocare la partita comunitaria. Anche questa volta Berlino sarà chiamata ad abbandonare l’ambizione nazionalista di fare da sé, se vorrà salvare l’Unione. |
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il voto in europaSvizzera alle urne per mettere un tetto agli abitanti |
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A Glarona, in Svizzera, un cartello in vista del voto del 14 giugno sul progetto sostenuto dall’Unione Democratica di Centro (UDC), volto a limitare la popolazione a 10 milioni di abitanti. Il cartello recita: “Preserviamo ciò che amiamo” REUTERS/Stefan Wermuth |
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Archiviate le elezioni in Kosovo, con uno stallo politico che pare destinato a durare, e Armenia, con la vittoria del premier filoccidentale, Nikol Pashinyan, i riflettori sono puntati oggi sulla Svizzera, dove si tiene un referendum con potenziali ricadute per la Ue e per l’Italia. I cittadini elvetici sono chiamati infatti a esprimersi sulla proposta della destra nazionalista di introdurre un tetto di dieci milioni alla popolazione, una misura che, qualora venisse approvata, andrebbe a pesare anche sugli accordi con l’Unione europea. |
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