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– di Gianluca Di Donfrancesco e Michele Pignatelli |
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LA SETTIMANALa crisi di Volkswagen. Stress test in Sassonia-Anhalt. I frugali chiedono un bilancio più magro |
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«Prima il nostro Paese»: una manifestazione a sostegno del candidato governatore di AfD, Ulrich Siegmund, in vista delle elezioni in Sassonia-Anhalt, a Naumburg EPA/HANNIBAL HANSCHKE |
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Buongiorno e bentornati su Europa24, che riparte dopo la pausa estiva. La crisi dell’auto continua a preoccupare l’Europa e soprattutto la Germania, dove si profila un periodo di tensioni tra il gruppo Volkswagen e i sindacati. L’amministratore delegato, Oliver Blume, ha incontrato i dipendenti in diversi stabilimenti, per provare a convincerli della bontà del suo piano di ristrutturazione. Che comporta però decine di migliaia di esuberi, come vi raccontiamo da Wolfsburg, sede del gruppo. |
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Inizia intanto a rimettersi in moto l’attività istituzionale Ue. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha avviato questa settimana un tour nelle capitali europee. L’obiettivo dichiarato è spingere per un’intesa sul bilancio dell’Unione, il quadro finanziario pluriennale 2028-2034, che Costa auspica entro l’anno. Nel 2027, infatti, con le elezioni in programma in alcuni grandi Paesi Ue, i negoziati sono destinati a complicarsi. Le prime prese di posizione hanno riproposto però uno dei tradizionali nodi: l’opposizione di Germania e Paesi frugali all’aumento del bilancio. |
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Abbattere le barriere che limitano l’attività economica nell’Unione Europea, i «dazi autoimposti», è il mantra dei maggiori istituti economici. Nel mercato degli appalti pubblici, per esempio, partecipare alle gare spesso è più difficile che vincerle. Il nostro corrispondente da Bruxelles, Beda Romano, racconta la proposta dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi per superare la frammentazione. Spoiler: secondo gli autori, il modello da seguire è quello italiano. |
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Lunedì 6 settembre la Germania è chiamata a uno stress test politico di potenziale portata storica: in Sassonia-Anhalt, Alternative für Deutschland ha il 40% nei sondaggi. Il meccanismo di ripartizione dei seggi potrebbe consegnarle la maggioranza assoluta del Parlamento regionale e quindi la guida di questo Land della ex Germania Est. Nessun partito di estrema destra ha mai eletto un Governatore: sarebbe una rottura con la tradizione della Brandmauer, l’isolamento delle forze di estrema destra, che potrebbe portare un deterioramento del clima politico nel Paese, come spiega in questa intervista Wolfgang Merkel. |
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Sul fronte ucraino, la Russia intensifica i raid su Kyiv e torna a minacciare il Regno Unito. La prima visita a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe, non sembra aver prodotto grandi risultati, almeno per ora. Gregory Alegi spiega che l’obiettivo della missione era dissuadere Mosca da fughe in avanti contro la Nato. Le rassicurazioni del Cremlino non convincono Varsavia, che accelera i piani difensivi, proprio in collaborazione con la stessa Ucraina. |
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Il 24 agosto, sotto le bombe russe, Kyiv ha festeggiato i 35 anni della sua indipendenza. I leader dei Volenterosi hanno promesso nuovi aiuti militari. Come scrive Adriana Cerretelli, quasi 5 anni di guerra hanno saldato i destini dell’Unione e dell’Ucraina. |
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Forti polemiche si sono accese per l’annuncio dei funerali di Stato a Belgrado per Ratko Mladic, soprannominato «il macellaio dei Balcani» a causa del suo ruolo nel massacro di Srebrenica del 1995. L’ex generale è morto il 27 agosto in prigione all’Aja, dove stava scontando l’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La Serbia è candidata a entrare nell’Unione Europea, ma, per molti osservatori, questo genere di decisioni la allontana dai valori comuni della Ue. |
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANAIl ritorno dei confini |
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Fonte: Commissione europea |
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VISTO DA BRUXELLESLa stretta migratoria che inquina i rapporti tra Stati Ue |
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di Beda Romano |
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Sul fronte dell’immigrazione, la pausa estiva è stata segnata dalla crisi a Ceuta. Ma faremmo un errore a concentrarci solo sull’enclave spagnola in Africa nella quale all’inizio di agosto sono sbarcate improvvisamente 70mila persone. Nelle ultime settimane, scelte politiche e dichiarazioni elettorali hanno mostrato un irrigidimento delle posizioni sulle questioni migratorie. In Francia, il candidato presidente Édouard Philippe ha annunciato che intende imporre a Mayotte, il dipartimento nell’Oceano indiano, «una moratoria per l’intero quinquennio sulle nuove richieste di asilo, sul diritto di cittadinanza per nascita nel territorio nazionale e sull’immigrazione familiare». In Svezia, secondo le ricerche dell’Università di Goteborg, il giro di vite politico ha impregnato l’amministrazione. Il tasso di rifiuto delle domande di residenza presentate da cittadini inglesi è del 27%, rispetto a una media europea del 3-4%. |
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A Roma, sappiamo della posizione drastica del governo Meloni, che ha reintrodotto i controlli d’identità con la Spagna. Durante l’estate, 22 dirigenti europei hanno firmato una lettera dai toni molto duri nei confronti dell’immigrazione clandestina. Assenti dalla missiva solo la Spagna, il Portogallo, il Lussemburgo, la Francia e l’Irlanda. La vicenda di Ceuta, e le reazioni che ha provocato, ha evidenziato quanto i partiti più radicali stiano influenzando i dirigenti politici più centristi, soprattutto a ridosso di nuove elezioni. C’è di più. La radicalizzazione a livello nazionale rischia di inquinare i rapporti tra i governi. Lo vediamo già quando si tratta di rinviare verso i paesi di primo arrivo migranti clandestini fermati in altri Stati membri. Il clima difficile rischia di complicare anche il già delicato negoziato sul prossimo bilancio 2028-2034. |
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