|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
– di Gianluca Di Donfrancesco |
|
|
|
|
LA SETTIMANALa crisi di Hormuz frena sotto l’1% la crescita dell’Eurozona. Passo avanti sulla tregua sui dazi con gli Usa. Rinnovato il patto con il Messico |
|
 |
|
La presidente messicana, Claudia Sheinbaum (al centro), la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (a destra) e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa (a sinistra) posano dopo la firma dell’accordo tra Messico e Ue a Città del Messico (EPA) |
|
|
|
|
|
|
Buongiorno e bentornati su Europa24. La crisi di Hormuz frena sotto l’1% la crescita dell’Eurozona. Giovedì 21, la Commissione ha incorporato nelle sue previsioni i danni provocati dal conflitto: nel 2026, l’aumento del Pil dovrebbe fermarsi allo 0,9%, rispetto all’1,2% indicato prima della guerra in Medio Oriente. Gli effetti si faranno sentire anche nel 2027, quando il rimbalzo si fermerà all’1,2%, rispetto all’1,4% previsto in precedenza. |
|
|
La frenata dell’attività economica è accompagnata dal ritorno dell’inflazione, che quest’anno dovrebbe attestarsi al 3,1%. Su queste stime pende però l’incognita della durata del conflitto: se la crisi si prolungherà , l’Eurozona andrà incontro a un rallentamento più marcato e a una fiammata dei prezzi. |
|
|
Da un fronte di crisi all’altro, la settimana che si è appena chiusa ha registrato un passo importante nel burrascoso rapporto tra Unione Europea e Stati Uniti: nella notte tra il 19 e il 20 maggio, Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un’intesa preliminare sui due regolamenti comunitari, che servono a mettere in pratica l’accordo sui dazi della scorsa estate, quello stretto tra Donald Trump e Ursula von der Leyen in Scozia. |
|
|
Tempi lunghi (l’accordo tra le istituzioni Ue non è ancora definitivo) e frenate hanno molto innervosito la Casa Bianca, che ha minacciato nuove strette sulle auto europee. Per la verità , dopo l’intesa in Scozia, la relazione transatlantica ha vissuto molti e profondi momenti di tensione (Groenlandia, Nato, Ucraina, Iran). I testi approvati riflettono la sfiducia maturata soprattutto nell’Europarlamento: oltre a disposizioni che eliminano i dazi residui su un’ampia gamma di esportazioni Usa, è prevista una clausola di salvaguardia che consente di sospendere l’accordo, se Washington non rispetterà i patti. |
|
|
Il mercantilismo dell’Amministrazione Trump ha spinto la Ue a cercare nuovi mercati di sbocco e a rafforzare i legami già esistenti con altri partner. Proprio venerdì 22, la presidente della Commissione ha firmato l’intesa che aggiorna il trattato Ue-Messico. L’obiettivo strategico lo spiega la stessa Ursula von der Leyen in un intervento in esclusiva per il Sole 24 Ore: «I vantaggi economici di questi accordi sono innegabili, ma il loro valore va ben oltre. Ci stiamo legando a partner che condividono i nostri stessi principi, dimostrando il valore duraturo di una cooperazione vantaggiosa per tutti». |
|
|
Nuovi accordi, ma anche difesa delle produzioni europee: martedì 19, l’Europarlamento ha approvato in via definitiva le nuove misure di salvaguardia per difendere l’industria dell’acciaio dalla sovraproduzione e dal dumping cinese. |
|
|
E poi c’è il fronte ucraino. I Ventisette starebbero valutando la nomina di un mediatore in potenziali negoziati con il presidente russo Vladimir Putin: sono circolati i nomi di Mario Draghi e di Angela Merkel. Si vedrà . Intanto, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha proposto di concedere a Kyiv lo status di membro associato, in attesa di completare il lungo processo che serve per arrivare all’adesione alla Ue. Sarebbe un messaggio politico chiaro, destinato al Cremlino. |
|
|
|
|
IL GRAFICO DELLA SETTIMANAGli aiuti contro il caro energia |
|
|
Misure per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi, per famiglie e imprese: costo di bilancio nel 2026 |
|
|
|
|
 |
|
Fonte: Commissione Ue. Le stime includono misure adottate o annunciate in modo credibile e sufficientemente dettagliato dal 1° marzo 2026 ed entro il 4 maggio. |
|
|
|
|
|
|
|
|
VISTO DA BRUXELLESLa settimana nera dell’«orgoglio italiano» |
|
|
di Beda Romano |
|
|
Non è stata una buona settimana per «l’orgoglio italiano». Nel suo rapporto annuale l’ISTAT ha messo in luce che nel 2025 il prodotto interno lordo reale dell’Italia è risultato di poco superiore al livello del 2007 (+1,9%). Nel frattempo, il PIL reale di Francia, Germania e Spagna cresceva intorno al 20%. Nel frattempo, la Commissione europea ha annunciato che nel 2026 la crescita italiana sarà inferiore alla media europea, dello 0,5%. La stagnazione economica del paese dura ormai da due decenni, e ciò malgrado l’elevato debito pubblico che secondo la retorica nazionale dovrebbe sostenere la crescita. In questo contesto, la crisi in Medio Oriente e l’uso crescente dell’intelligenza artificiale rischiano di peggiorare le condizioni dell’Italia, soprattutto sul fronte sociale. |
|
|
Molti mettono a confronto lo shock energetico provocato dal conflitto contro l’Iran con lo shock petrolifero scatenato dalla guerra dello Yom Kippur. Non mancano le differenze, a iniziare dalla minore dipendenza dal petrolio di molti paesi europei. Nel 1973 il nodo era la produzione di greggio. Oggi non c’è propriamente carenza di petrolio o di gas. Il tema è piuttosto il prezzo elevato delle materie prime. In questo contesto, c’è il pericolo di vedersi acuire le differenze sociali. Differenze che potrebbero peggiorare anche per via dell’intelligenza artificiale, strumento che rimane tendenzialmente appannaggio dei più abbienti e istruiti. Solo il 19,9% degli italiani di età compresa tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nel 2025, rispetto a una media europea del 32,7%. |
|
|
|