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– di Michele Pignatelli |
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LA SETTIMANALa Ue affila le armi contro il rischio Cina, cresce la minaccia russa, disgelo con l’Ungheria |
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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al centro, durante il summit del luglio scorso con il premier cinese Li Qiang a Pechino. Mahesh Kumar A./Pool via REUTERS/File Photo |
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Buongiorno e bentornati su Europa24, in una settimana in cui la Ue ha toccato con mano, ancora una volta, la complessità delle sfide economiche e geopolitiche che deve fronteggiare, stretta tra concorrenza cinese e minacce russe. |
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Il rapporto con Pechino è stato una sorta di leitmotif, naugurato da un documento firmato da cinque Paesi, tra cui l’Italia, per chiedere maggiore protezione del mercato unico in un quadro di crescente coercizione economica e protezionismo. Il tema ha avuto una declinazione più esplicita nel Consiglio competitività , dove l’intervento del commissario Ue al mercato unico, Stéphane Séjourné, ha messo in chiaro gli squilibri commerciali con la Cina e la necessità di correre ai ripari, tra ulteriori misure di tutela di alcuni settori più penalizzati e approvazione rapida dell’Industrial Accelerator Act. Venerdì, infine, il collegio dei commissari ha ribadito che «l’attuale stato delle relazioni commerciali e di investimento non è sostenibile», sottolineando però che la Cina è un partner fondamentale e che dunque «l’approccio generale della Commissione rimane ridurre i rischi (de-risking), non disaccoppiare le economie (decoupling). La questione passerà a questo punto all’esame dei leader che si riuniranno nel Consiglio europeo del mese prossimo. |
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Che la concorrenza cinese abbia ricadute pesanti sull’Europa è ormai un dato di fatto: un’ulteriore conferma è arrivata questa settimana da uno studio di Ernst&Young che ha evidenziato il ridimensionamento di un comparto industriale chiave per il Vecchio Continente, come quello tedesco. Il nodo, per un’Unione europea che ha già accumulato ritardi difficili da colmare, è individuare la strategia giusta per proteggersi e rafforzarsi senza chiudersi, mettendosi nelle condizioni di cooperare e al tempo stesso competere con Pechino, come potete leggere in questa analisi. |
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La minaccia russa è salita venerdì di livello con lo sconfinamento di un drone in un Paese Ue - la Romania - che ha colpito un edificio e ferito, per la prima volta in territorio Nato, due civili, mentre Mosca intensifica i suoi attacchi su Kiev. Dura nei toni la reazione Ue, ma per contromisure più concrete alla minaccia dei velivoli senza pilota, come il muro anti-droni, bisognerà aspettare, stando alla tabella di marcia, la fine del 2027. |
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Bruxelles intanto vorrebbe accelerare l’iter di adesione dell’Ucraina, con l’apertura dei primi capitoli forse già a giugno, ma deve ancora fare i conti con le posizioni caute, se non proprio critiche, di alcuni Paesi membri. Uno dei principali rimane la nuova Ungheria di Peter Magyar, nonostante il riavvicinamento sancito questa settimana dall’incontro tra il nuovo premier e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e dallo sblocco condizionato di oltre 16 miliardi di fondi europei destinati a Budapest. |
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C’è, tornando al sentiment generale europeo relativo alla guerra tra Russia e Ucraina, un risvolto economico non trascurabile. Cresce l’esigenza di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico di fronte al perdurante blocco di Hormuz dovuto all’altro grande conflitto, quello in Iran, come sembra confermare l’aumento di acquisti di gas russo certificato dalle ultime statistiche pubblicate dal centro-studi finlandese Crea; e cresce in parallelo la spinta più o meno esplicita per avviare un negoziato con Mosca. |
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La Russia, da parte sua, sperimenta gravi problemi di bilancio, ma il presidente, Vladimir Putin, non appare intenzionato a ridurre le spese militari, almeno per il momento, come potete leggere in questo approfondimento. |
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Quanto alla crisi energetica, mentre l’Italia aspetta una risposta di Ursula von der Leyen alla lettera della premier Giorgia Meloni per chiedere deroghe al Patto di stabilità , la Commissione ha aperto questa settimana alla possibilità di utilizzare i fondi di coesione già disponibili per sostenere famiglie, imprese e investimenti energetici, anche se restano da chiarire i vincoli per un utilizzo del denaro a livello di spesa corrente. |
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Da un po’ di mesi si moltiplicano i segnali di insofferenza Ue verso la dipendenza da Big Tech extraeuropee. Chiudiamo proponendovi questo approfondimento sul pensiero proibito (e illusorio) di un’Europa digitale, autarchica e sovrana. |
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANAL’interscambio di beni Ue-Cina, in mld € |
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Fonte: Eurostat |
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VISTO DA BRUXELLESI ritardi italiani che indeboliscono le critiche a Bruxelles |
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di Beda Romano |
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È con una alzata di spalle (e forse qualche fastidio) che il mondo brussellese ha reagito questa settimana al discorso della premier Giorgia Meloni. Invitata all’assemblea annuale della Confindustria la presidente del Consiglio ha definito l’Unione europea «un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività , crescita, visione strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici, contribuendo a spingere il Continente verso un progressivo declino economico e geopolitico». Non è la prima volta che in questi anni da Roma giungono critiche a Bruxelles. Matteo Renzi (2014-2016) accusava la Ue di essere in preda a un «frenetico immobilismo» e di essere «l’immagine della rassegnazione». Giuseppe Conte (2018-2021) si lamentava con malcelato vittimismo che l’Europa non trattasse l’Italia da «Paese fondatore». |
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A Bruxelles sanno che accusare l’Europa dei mali nazionali è uno sport praticato in molte capitali. Nel contempo, come non notare alcune particolarità ? I livelli di stagnazione dell’economia italiana sono ormai un caso a sé. Il divario con gli altri paesi membri è stato messo in luce impietosamente dall’Istat. Anche l’uso dei fondi europei fa riflettere. Secondo i dati di fine marzo, il Paese ha speso finora l’11,2% dei 72,8 miliardi di euro previsti dal bilancio 2021-2027 (la Polonia, che ha ricevuto 90,2 miliardi, ha già speso il 17,6%). Nel settennato precedente quello del 2014-2020, l’Italia spese l’81,9% del totale assegnatole in quel periodo – ossia 87,5 miliardi di euro (la Polonia: il 96,1%). Queste cifre saranno da tenere a mente quando Bruxelles risponderà alla richiesta italiana di maggiore flessibilità di bilancio per meglio affrontare lo shock energetico. |
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