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– di Michele Pignatelli |
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la settimanaBruxelles apre sulla spesa per l’energia, rompicapo Ucraina, niente seggio Onu per Berlino |
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Una donna ucraina accoglie il bus con i prigionieri rilasciati nell’ambito degli scambi concordati con la Russia EPA/MAKSYM KISHKA |
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Buongiorno e bentornati su Europa24. L’attesa risposta dell’Unione europea alla richiesta di alcuni Paesi, Italia in testa, di maggiore flessibilità di bilancio per fronteggiare la crisi energetica è dunque arrivata: scostamenti fino allo 0,3% del Pil da destinare alle spese per l’energia, un sì condizionato, che è un compromesso tra l’esigenza di offrire ulteriori margini ai governi in difficoltà e la volontà di non derogare dalla linea europea su questioni chiave, a cominciare dalla transizione energetica. |
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Per l’Italia, pur non essendo denaro destinato alla spesa corrente, la deroga significa poter contare su circa sette miliardi in più già quest’anno, come potete leggere in questo approfondimento. |
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Tema centrale della settimana è stata senza dubbio l’Ucraina. Non tanto per gli sviluppi sul campo - dove l’escalation di attacchi sui due fronti ha lasciato spazio solo per qualche ora a una flebile speranza di dialogo, chiusa dal presidente russo, Vladimir Putin, con il suo duro intervento al Forum economico di San Pietroburgo - quanto piuttosto per l’accelerazione nel dibattito europeo sull’apertura dei negoziati di adesione per Kiev, forse già a metà mese. Sembra infatti essere stato rimosso uno dei maggiori ostacoli in questo senso: il veto ungherese, tolto dal nuovo premier, Peter Magyar, a seguito di colloqui e rassicurazioni ricevute sulla consistente minoranza ungherese che vive in Ucraina. |
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Per Kiev l’ingresso nell’Unione, ancora tutto da definire viste le diverse sensibilità dei Paesi membri, porterebbe indubbi benefici, come spiega la presidente della Bers, Odile Renaud-Basso, in questa intervista concessa al Sole 24 Ore in occasione dell’assemblea annuale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. |
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Ucraina a parte, quello dell’allargamento della Ue rimane un rompicapo, tra accelerazioni proposte per alcuni Paesi e frenate che rischiano invece di creare frustrazione in altri, in lista d’attesa da anni. |
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Bruxelles intanto cerca la svolta in un campo strategico per la sua sovranità , quello tecnologico e dell’intelligenza artificiale. Mercoledì la Commissione ha presentato due proposte in questo senso, che contengono tra l’altro l’idea di un fondo sovrano per finanziare i progetti tech. La nuova strategia ha anche finalità , per così dire, difensive nei confronti dello strapotere americano in questo campo. Stabilisce per esempio requisiti di sovranità per i fornitori di servizi cloud in settori sensibili. Per gli appalti pubblici di particolare importanza, i fornitori saranno tenuti a garantire che software e hardware siano prodotti nell’Unione. |
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Un inizio dunque, anche se per mettere a punto una ricetta europea per la sovranità digitale la strada è ancora lunga, come potete leggere in questa analisi. |
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Chiudiamo parlando di un tema rimasto un po’ ai margini sugli organi di informazione italiani: il seggio non permanente mancato dalla Germania al Consiglio di sicurezza dell’Onu. È un insuccesso figlio di posizioni controverse o apertamente criticate del governo Merz, che non può far riflettere (e preoccupare) l’Europa, come potete leggere nel blog Dal fronte di Bruxelles. |
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il grafico della settimanaL’inflazione torna sopra il 3% annuo a maggio |
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Fonte: Eurostat |
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visto da bruxellesLa stretta transatlantica sull’immigrazione e i rischi per l’Europa |
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di Beda Romano |
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Su un punto Stati Uniti e Unione europea stanno convergendo di questi tempi: la lotta contro l’immigrazione illegale. Il Senato ha approvato questa settimana la richiesta dell’amministrazione Trump di ulteriori 70 miliardi di dollari da usare nella lotta contro i migranti clandestini sul suolo americano. In precedenza, a Bruxelles Parlamento e Consiglio hanno trovato un accordo su una riforma legislativa che dovrebbe velocizzare i rimpatri di chi non ha il diritto di rimanere sul territorio comunitario. Non è certo la prima volta che in Europa i Paesi membri introducono un giro di vite in campo migratorio. È accaduto fin dagli anni 70 dopo lo shock petrolifero, in particolare in Francia. |
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Eppure, il provvedimento approvato a Bruxelles suscita non pochi dubbi. È moralmente legittimo aprire centri di detenzione in Paesi terzi, possibilmente poco rispettosi dei diritti umani? O eventualmente detenere una persona oggetto di ordine di rimpatrio per addirittura due anni? Entrambe le misure sembrano essere una risposta alla probabile scelta del Paese di origine di rifiutare il ritorno del proprio cittadino. Ci sono momenti nella Storia in cui l’immigrazione va gestita. Ma l’Unione europea ha l’obbligo (e l’interesse) di agire con umanità . Il rischio altrimenti è di penalizzare la propria immagine e, in ultima analisi di allarmare anche i migranti legali, di cui tutti i Ventisette hanno grande bisogno. |
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il voto in europaKosovo e Armenia alle urne, nuovo governo in Danimarca |
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Un uomo passa davanti a un manifesto elettorale con l’immagine del primo ministro ad interim del Kosovo, Albin Kurti, a Pristina, in KosovoEPA/GEORGI LICOVSKI |
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Domenica ricca di interessanti appuntamenti elettorali oggi. Il Kosovo terrà oggi la sua terza elezione parlamentare in 18 mesi, mentre cresce la frustrazione per il perdurante stallo politico. Il voto anticipato è stato indetto dopo che i principali partiti non sono riusciti a trovare un accordo su chi dovesse sostituire l’ex presidente Vjosa Osmani, il cui mandato è terminato alla fine di marzo. Il partito di centro-sinistra Vetevendosje del primo ministro Albin Kurti detiene una chiara maggioranza parlamentare dalle elezioni anticipate di dicembre, non tale però da raggiungere gli 80 deputati su 120 necessari per nominare il presidente. |
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Vota anche l’Armenia, Paese con legami storici e culturali importanti con l’Europa. Le elezioni parlamentari di oggi verteranno sul futuro geopolitico del Paese: il primo ministro Nikol Pashinyan punta a stringere legami più stretti con l’Unione europea e gli Stati Uniti, mentre i partiti di opposizione difendono le relazioni di lunga data con la Russia. |
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A oltre due mesi dal voto, infine, la Danimarca ha annunciato in settimana la formazione del governo, un esecutivo di minoranza che sarà guidato, per la terza volta, dalla leader socialdemocratica Mette Frederiksen. |
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