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– di Michele Pignatelli |
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LA SETTIMANAProposta di compromesso sull’ETS, rimpasto e caos a Kiev, il Labour incorona Burnham |
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«Mio padre è al fronte e io sono qui arrabbiata per suo conto», si legge sul cartello mostrato da un’attivista a Kiev, durante una delle tante manifestazioni di protesta contro la decisione del presidente Volodymyr Zelensky di licenziare il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov (AP Photo/Efrem Lukatsky) |
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Buongiorno e bentornati su Europa24. Al termine di un dibattito serrato e complesso è dunque arrivata venerdì la proposta della Commissione europea per riformare il sistema ETS, il mercato di scambio di quote di CO2 finalizzato a ridurre le emissioni inquinanti. |
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È stato un compromesso tra le istanze di parte dell’industria europea, che chiedeva un allentamento delle regole in nome della competitività della manifattura Ue, e la volontà di Bruxelles di tener fede agli obiettivi di transizione ecologica: da una parte si propone di ridurre il tetto alle emissioni a un ritmo più lento e si estende oltre il 2030 l’assegnazione di quote gratuite ad alcuni settori, dall’altra si vincola l’assegnazione di questi certificati a progetti di decarbonizzazione (proponendo contestualmente un raddoppio degli obiettivi di elettrificazione per il 2040). |
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Come tutti i compromessi che si rispettino, non sono mancate le critiche da entrambi i fronti. Nello spirito di Europa24, su un tema così complesso e articolato vi suggeriamo due punti di vista diversi: l’analisi di Davide Tabarelli sulla proposta appena varata, e la visione più generale dell’ex eurodeputata Sylvie Goulard, espressa in un volume di recente pubblicazione. |
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La settimana era cominciata con sviluppi positivi per l’Ucraina: dapprima il battesimo a Parigi di una coalizione di Paesi per fornire difesa dai missili balistici a Kiev e all’Europa, poi il viaggio della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a Kiev con l’annuncio di un partenariato industriale su difesa e droni. |
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A cambiare i toni del quadro è arrivato però lo scontro interno che ha portato all’ennesimo rimpasto di governo in Ucraina e, soprattutto, al siluramento del giovane ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, da molti considerato artefice dei recenti successi militari di Kiev. Per Zelensky la mossa potrebbe rivelarsi un pericoloso autogol, come potete leggere in questo approfondimento. |
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Oltremanica è arrivata invece l’ora di Andy Burnham, il “Re del Nord”, incoronato venerdì leader del Partito laburista e atteso domani alla staffetta come primo ministro con Keir Starmer. Nel suo primo discorso da capo del Labour l’ex sindaco della Grande Manchester ha lanciato un messaggio di rottura con la visione centrista che ha improntato in anni recenti le politiche del partito: stop al neoliberismo, devoluzione, riavvicinamento alla base storica dell’elettorato, pur garantendo - ha sottolineato - politiche pro business. La sfida sarà proprio stare in equilibrio tra questi due poli e qualche indicazione potrebbe arrivare domani dalla scelta del nuovo cancelliere dello Scacchiere. |
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Resta acceso a Bruxelles, come potete leggere più avanti nell’analisi del nostro corrispondente, il dibattito su Bigh Tech e social network. Lunedì è stato presentato il rapporto commissionato a un gruppo di esperti sulla tutela dei minori su Internet e la Commissione europea ha annunciato la presentazione di una proposta legislativa in materia il prossimo autunno. |
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Oltre che dei giovani in realtà l’Europa deve preoccuparsi degli anziani: stando all’ultima edizione del rapporto sulla trasformazione demografica nella Ue, pubblicato il 14 luglio, nel Vecchio Continente saremo sempre più vecchi e meno numerosi, con una popolazione che nel 2100 tornerà ai livelli degli anni Settanta. |
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANALe emissioni di CO2 nei settori interessati dall’ETS (in mln di tonnellate) |
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Fonte: Bruegel |
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VISTO DA BRUXELLESOltre le regole l’impronta Ue sul mondo digitale |
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di Beda Romano |
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Tappa dopo tappa, Bruxelles è diventata cruciale nell’imporre il passo europeo alle grandi imprese digitali, siano esse americane o cinesi. Attraverso due testi legislativi – il Digital Services Act e il Digital Markets Act - la Commissione europea non fa passare settimana senza intervenire. Gli esempi recenti non mancano. Nei giorni scorsi ha preso posizione contro Google, chiedendo al gigante americano di condividere con la concorrenza i dati raccolti con il suo motore di ricerca. Precedentemente, aveva puntato il dito contro il rischio di dipendenza inerente alle applicazioni Facebook e Instagram, entrambe di Meta. |
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Prima ancora, sempre l’esecutivo comunitario aveva chiesto alla stessa Meta di permettere agli assistenti di intelligenza artificiale di accedere liberamente al suo sistema di messaggistica WhatsApp. In precedenza, aveva multato la cinese Temu perché non ha valutato in modo diligente i prodotti venduti online. Nel grande mondo digitale, l’Unione europea sta lasciando la propria impronta. Non solo le grandi aziende digitali sono chiamate a conformarsi alle norme comunitarie. Indirettamente, gli interventi ripetuti della Commissione europea nell’onnipresente settore digitale stanno contribuendo a forgiare i contorni di una società europea. |
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