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– di Gianluca Di Donfrancesco |
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LA SETTIMANAI conti con il caldo record, i super dazi di Trump contro la digital tax, gli impegni sulla difesa. E poi i talebani a Bruxelles e Starmer al capolinea |
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Parigini cercano scampo dal caldo nella fontana del Trocadero, vicino alla Torre Eiffel (REUTERS) |
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Buongiorno e bentornati su Europa24. Avvolta nella seconda bolla di calore dopo quella di maggio, l’Europa è costretta a fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, tra allarmi per la salute, stop di attività produttive, picco dei consumi energetici e black out. Tutto ampiamente previsto dalla scienza, per il continente che si surriscalda a velocità doppia rispetto alla media globale; tutto ampiamente ignorato da establishment politico e lobby industriali. |
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Venerdì, un gruppo di Paesi, tra cui Italia e Germania, ha proposto di rinviare i regolamenti che limitano le emissioni di metano legate all’import di combustibili fossili. Immesso in atmosfera, il metano ha un potere riscaldante circa ottanta volte più potente dell’anidride carbonica. Tuttavia, ha una vita media (tempo di dissipazione) molto più corta, circa 12 anni. Ridurre le emissioni può avere effetti sul global warming in tempi relativamente contenuti. |
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Clima a parte, una girandola di vertici e incontri bilaterali ha segnato la settimana, con i leader alla ricerca di una linea comune nei confronti degli Stati Uniti e della Russia. Mercoledì a Berlino, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia hanno provato a disinnescare le tensioni alimentate dagli Stati Uniti nel fronte atlantico: il presidente Donald Trump continua ad attaccare quel gruppo di Paesi, tra cui l’Italia, che accusa di non essergli stato «leale» nella guerra contro l’Iran. |
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Così, a Berlino, i Governi dell’E5 hanno ribadito la fedeltà alla Nato e l’impegno ad assumersi maggiori oneri nella difesa del continente, come pretende Washington. Il tema ha trovato eco nella successiva Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, a Danzica. Con l’occasione, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato il trasferimento a Kyiv della prima rata del prestito da 90 miliardi concordato ad aprile. |
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A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la nuova minaccia di Trump: venerdì il presidente ha avvisato che applicherà un dazio del 100% sulle importazioni provenienti da qualsiasi Paese imponga tasse sui servizi digitali delle aziende Usa. L’Italia ha una web tax del 3%. |
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La debolezza dei leader dei principali Paesi europei non aiuta. Della crisi di consensi di Emmanuel Macron e Friedrich Merz tanto si è scritto e tanto si scriverà , mentre l’avventura di Keir Starmer al numero 10 di Downing Street è al capolinea: con le sue dimissioni, salgono a sette i premier britannici che si sono alternati nei 10 anni successivi alla Brexit. E in Spagna, avversari e alleati invocano la stessa sorte per Pedro Sanchez. Di fronte a tanti capi politici in bilico, in Francia si riaccende la riflessione su Charles de Gaulle, con due film dedicati al generale: chissà se il suo esempio «non possa essere utile di questi tempi, in cui domina tra le altre cose anche l’atteggiamento prevaricatore di Donald Trump», scrive il nostro corrispondente da Bruxelles, Beda Romano. |
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La stretta sui migranti, intanto, produce cortocircuiti. Martedì 23 giugno, per gli uffici della Commissione si aggirava un drappello di talebani: una delegazione ufficiale, invitata in rappresentanza del regime di Kabul, per discutere di rimpatri. Una mossa che ha destato non poco imbarazzo. L’iniziativa risponde a una esplicita istanza di 20 Paesi membri (tra cui l’Italia), che chiedono all’Esecutivo comunitario di coordinare i colloqui per facilitare l’espulsione di immigrati afghani. Secondo la Federazione internazionale per i diritti umani, così l’Europa legittima uno dei regimi più autoritari e liberticidi al mondo e rischia di smarrire la propria strada. |
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANAGli aiuti militari all’Ucraina |
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Stanziamenti totali e importo residuo, in miliardi di euro, tra il 24 gennaio 2022 e il 30 aprile 2026 |
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Fonte: Kiel Institute |
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VISTO DA BRUXELLESIl caldo torrido e i passi indietro sul Green Deal |
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di Beda Romano |
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L’ondata di caldo che ha colpito l’Europa ha suscitato non poco clamore, anche in Italia. Negli scorsi giorni, il segretario generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (WHO), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha avvertito i governanti europei: «Il caldo sta mettendo a rischio la salute delle persone (…) Non possiamo permetterci nuovi rinvii. I dirigenti politici devono dare la priorità a sistemi sanitari che siano capaci di affrontare il cambiamento climatico». Quanto il clima torrido di questi giorni indurrà l’establishment europeo a rivedere la scelta (controversa) di annacquare il Patto Verde, tornando sui suoi passi? Certo, le occasioni, nei prossimi mesi, non mancheranno. |
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I Ventisette stanno negoziando la proposta presentata dalla Commissione europea nel dicembre scorso di rivedere gli impegni di messa al bando delle auto a benzina o diesel. A metà luglio, sempre la Commissione europea presenterà l’attesa riforma del mercato di scambio delle emissioni nocive (noto con l’acronimo inglese ETS). In ottobre, Bruxelles illustrerà un piano per rafforzare la resilienza climatica del continente. Nel frattempo, dovrà anche proporre aggiornamenti a vari testi legislativi, tra cui quello che regolamenta l’uso della terra e delle superfici boschive (l’acronimo in questo caso è LULUCF), e mettere a punto la propria posizione in vista della COP31 di novembre ad Adalia (Turchia). |
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