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martedì 12 marzo 2019

Brexit, nuova batosta per May. Oggi si rivota

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Il Sole 24 Ore
Morning24 - Le storie da sapere per cominciare la giornata

di Alberto Magnani

13 marzo 2019

SCONFITTA CON 391 NO

Brexit, nuova batosta per May. Oggi si rivota

Theresa May (Afp)

Theresa May (Afp)

L’appello di Theresa May non ha fatto breccia. La Camera dei Comuni britannica ha bocciato ieri con 391 voti contrari(contro i 242 favorevoli, per uno scarto di 149 voti) l'accordo di Brexit siglato dalla premier con i partner europei. A nulla sono valsi i ritocchi last minute all’accordo, aggiornato nella notte dell'11 marzo dopo un round di negoziati con il numero uno della Commissione europea Jean-Claude Juncker. May, visibilmente scossa e quasi priva di voce, si è detta «profondamente delusa» dal nuovo voto ostile del suo parlamento. Nessun passo indietro, però: la premier vuole portare avanti la sua agenda, chiedendo ai deputati di «indicare la via» per l’uscita di Londra dalla Ue.

Oggi la Camera dei comuni dovrà votare a favore o contro un’uscita no-deal, senza accordi diplomatici. Nel caso (probabile) di un voto sfavorevole al no-deal, i parlamentari stabiliranno il 14 marzo se vogliono chiedere alla Ue un rinvio della Brexit oltre la sua data di inizio ufficiale: il 29 marzo. È tutto così lineare? Non proprio. Da Bruxelles, dove il flop è stato accolto con irritazione, fanno sapere che i parlamentari britannici dovranno «fornire uan valida giustificazione» per un cambio di rotta sulle scadenze. Come aveva già messo in chiaro il capo-negoziatore per la Ue, Michel Barnier, ora la questione «riguarda solo Londra».

Un po’ di background?
1) Brexit, i tre scenari entro il 14 marzo
2) Brexit, che impatto avrebbe il no-deal sull’Europa

TOP NEWS!

Cinque storie da sapere

1) Boeing, dalla tragedia al disastro commerciale

Una foto del modello che si è schiantato il 10 marzo (Ap)

Una foto del modello che si è schiantato il 10 marzo (Ap)

La tragedia del volo Ethiopian Airlines, costato la vita a 157 persone il 10 marzo, si sta trasformando in un disastro commerciale per il colosso statunitense Boeing. Un numero sempre più vasto di autorità di sicurezza nazionali (e aziende private) sta decidendo di lasciare a terra il Boeing 737-8 Max, il modello che si è schiantato nella tratta da Addis Abeba a Nairobi, a pochi mesi di distanza da un incidente simile in Indonesia. La lista dei paesi a mettere il bando il veivolo si è allargata ieri a Francia, Germania, Gran Bretagna, Australia, Singapore, Malaysia, Oman e, buona ultima, Italia. Il costruttore sta già accusando il colpo sui mercati, dove il titolo è arrivato a perdere fino all’11% nella seduta dello scorso lunedì.

Talking points:
1) Boeing, le cose da sapere sul disastro aereo
2) Le otto vittime italiane dello schianto

2) Via della Seta, il piano di Bruxelles per arginare l’influenza cinese

Lavoratori in uno stabilimento cinese (Afp)

Lavoratori in uno stabilimento cinese (Afp)

La Commissione europea passa al contrattacco sulla «via della Seta», il maxiprogetto infrastrutturale lanciato dalla Cina per collegarsi via ferro ad Asia, Africa ed Europa. Bruxelles considera Pechino sia un partner commerciale di enorme peso sia un concorrente, o meglio, un rivale politico da tenere sotto stretta osservazione. La scelta del governo italiano di sottoscrivere un accordo quadro per la Belt&Road Initiative, come si chiama tecnicamente il programma, ha provocato polemiche in Europa e scatenato il pressing degli Stati Uniti, per ovvie ragioni ostili a un colosso che renderebbe ancora più capillare l’export del gigante asiatico.

3) Paradisi fiscali, pure gli Emirati Arabi Uniti nella black list

Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria (Ansa)

Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria (Ansa)

Dopo un tira-e-molla durato fino all’ultimo, i Ventotto hanno dato il via libera a Bruxelles a un aggiornamento della lista dei «paradisi fiscali»: i paesi che vanno tenuti sotto stretta osservazione dal punto di vista dei rapporti finanziari. L'Italia ha ritirato la sua riserva iniziale contro la presenza nell'elenco degli Emirati Arabi Uniti, paese che è ricomparso sulla rotte italiane (anche) come azionista di Alitalia attraverso Etihad. La lista comprende ora 15 giurisdizioni: fra le new entry Aruba, Belize, Barbados, le isole Bermuda, Dominica, le isole Fiji, le isole Marshall, il sultanato di Oman, le isole Vanuatu e, appunto, gli Emirati Arabi Uniti

4) Unicredit, richieste oltre i 5 miliardi per il bond perpetuo
Tutto esaurito per il bond perpetuo di UniCredit che ha chiuso con richieste da parte degli investitori (soprattutto esteri) per oltre 5 miliardi di euro: quattro miliardi oltre il livello dell'emissione, fermo a un miliardo. L’appetito del mercato è dovuto all'alto rendimento e alla cedola che, dopo un'indicazione iniziale dell'8%, ha chiuso il collocamento al 7,5%. Il titolo, dedicato agli investitori istituzionali, appartiene alla categoria più rischiosa (additional Tier 1, o AT1) .

5) Tav, Chiamparino chiede il referendum

Sergio Chiamparino, presidente della regione Piemonte (Ansa)

Sergio Chiamparino, presidente della regione Piemonte (Ansa)

Non c’è pace sul fronte Tav, il treno alta velocità Torino-Lione che ha mandato il governo sull’0rlo della crisi. Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha rilanciato oggi la proposta di un referendum sull’infrastruttura con una lettera inviata al vicepremier Matteo Salvini. L’ipotesi di una consultazione, fissata al 26 maggio, è già stata bocciata sia da Salvini che dal premier Giuseppe Conte: il referendum, hanno fatto sapere, «non è previsto». L’argomento è destinato a riaccendere gli animi nella maggioranza, che resta spaccata fra il no dei Cinque stelle e il giudizio favorevole della Lega. Per il momento, in compenso, il «trucco giuridico» di Conte per far aprire di fatto la gara ha garantito la tregua (e salvato 300 milioni di euro di fondi europei a rischio).

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