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sabato 2 marzo 2019

Europee, l'onda piatta (?) dei sovranisti

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Il Sole 24 Ore
Europa24 - Le storie da sapere per cominciare la giornata

di Alberto Magnani

03 marzo 2019

LE PROIEZIONI DEL VOTO

Europee, l’onda piatta (?) dei sovranisti

Le stime dell’Europarlamento

Le stime dell’Europarlamento

Niente terremoti, per ora. La seconda proiezione dell’Europarlamento sul voto di maggio 2019 immortala il quadro di un cambiamento moderato, rispetto alle attese di una «onda sovranista» pronta ad abbattersi sugli equilibri della Ue. Il Partito popolare europeo e il Partito socialista europeo, le famiglie del centrodestra e del centrosinistra in Europa, viaggiano rispettivamente su una stima di 181 e 135 seggi su 705 (36 e 51 in meno dal 2014, con un’emorragia drastica soprattutto a sinistra).

Poco? Sicuramente meno di quanto serve per assicurarsi la maggioranza assoluta a Bruxelles, ma la flessione è bilanciata dai 75 seggi attribuiti all’Alleanza dei Democratici e dei Liberali e per l'Europa (+6 rispetto al 2014): una coalizione fra i tre garantirebbe un blocco da quasi 400 seggi al Parlamento, senza escludere un appoggio esterno dei Verdi (proiettati a 49 seggi, un po’ al di sotto degli entusiasmi dello scorso autunno) e altre forze minori.

Sull’altra sponda della barricata, la sigla populista dell’Europa delle nazioni e della libertà si aggira su stime di 59 seggi (un balzo di 22 seggi dal 2014, trainata dai 28 scranni stimati per la Lega di Salvini), mentre l’Europa della libertà e della democrazia diretta si accontenta di 39 poltrone (contro le 41 della legislatura in scadenza, con 21 seggi in arrivo dai Cinque stelle).

Matteo Salvini accanto a una bandiera europea (Reuters)

Matteo Salvini accanto a una bandiera europea (Reuters)

La somma dei due sfiora appena i 100 seggi: una dimensione insufficiente tenere in ostaggio l’Eurocamera o «salvare la Ue dal bunker di Bruxelles», come promettevano i leader più agguerriti, anche se non vanno trascurati i segnali di insofferenza per l’establishment comunitario. Ai margini dello scontro frontale eurofili-euroscettici, spuntano il leggero calo della Sinistra unitaria europea (da 52 a 47) e la brusca discesa dei Conservatori e riformisti europei (da 75 a 46, anche se pesa l’uscita di scena dei deputati Tories britannici).

Per saperne di più:
1) Sondaggi europee, la Lega sale al 33,3%

2) Fake news, come possono influenzare le elezioni di maggio

I FATTI DELLA SETTIMANA

Storie da Bruxelles (e non solo)

O lui o noi. Fra i Popolari cresce la fronda anti-Orbán

Il primo ministro ungherese Viktor

Il primo ministro ungherese Viktor

Il Partito popolare europeo rischia di spaccarsi, e si sta già spaccando, sul caso di Viktor Orbán. Un numero crescente di partiti affiliati al gruppo europeo dei moderati sta chiedendo l’espulsione del primo ministro ungherese, dopo che il suo governo ha avviato una campagna di «contro-informazione» sul tema dei migranti che attacca l’Unione europea e il presidente della Commissione europea (nonché membro dei Popolari) Jean-Claude Juncker.

Il partito di Orbán, Fidesz, è sempre rimasto saldamente fra le file del Ppe a dispetto di una linea che sembra sposarsi poco con i valori della «grande famiglia dei moderati» europei:leggi anti-migranti, riforme«neoschiavistiche» del mercato del lavoro, persinorepressione della libertà di istruzione e dei testi scolastici.

Il candidato del Ppe alla presidenza della Commissione, Manfred Weber, cerca di guadagnare tempo emantiene, per ora, la sua linea di realpolitik: non si espelle nessuno senza verdetti della Corte di giustizia, anche se nell’attesa ha chiesto a Orbán un passo indietro sulla sua ultima trovata anti-europea. Come reagirà? Mal che vada, c’è chi lo aspetta a braccia aperta nell’Europa delle nazioni e delle libertà.

Margrethe Vestager in tour, tappa in Italia

Margrethe Vestager e Pierre Moscovici (Epa)

Margrethe Vestager e Pierre Moscovici (Epa)

La «lady di ferro» della Commissione europea, Margrethe Vestager, sarà in Italia martedì prossimo (5 marzo) per incontrare il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il vicepremier Luigi Di Maio e le commissioni esteri, industria e finanze di Camera e Senato. La Commissaria alla concorrenza, nota per le sue multe record ai colossi del web americani e lostop alla fusione Alstom-Siemens, è reduce da una settimana simile di vis-a-vi con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro delle finanze Olaf Scholz.

Sul tavolo la riforma del diritto alla concorrenza, nellaproposta avanzata dal nuovo asse franco-tedesco, ma anche (forse) alcune ambizioni di Vestager. La commissaria potrebbe rivelarsi il volto della sua famiglia politica europea, i liberali dell’Alde, come candidata alla presidenza della Commissione europea. Dalla sua la buona reputazione guadagnata negli anni a Bruxellescontro lo strapotere dei giganti tech Usa. Anche solo a livello mediatico, Vestager è una figura più riconoscibile rispetto all’avversario dei popolari Manfred Weber o all’omologo dei socialisti Frans Timmermans. Contro di lei qualche ostruzionismo politico, inclusi quelli in arrivo proprio da Francia e Germania.

Brexit e l’incognita del rinvio

Theresa May (Afp)

Theresa May (Afp)

A meno di un mese dall’avvio ufficiale del divorzio, non è ancora chiaro a nessuno come (e se) il Regno Unito uscirà dalla Ue. A domanderselo sono anche gli esponenti del parlamento britannico, incalzati da Theresa May con untriplo appuntamento di voto: si vota entro il 12 marzo sull'accordo siglato con i partner europei, il 13 marzo sull’ipotesi di una Brexit no-deal e, infine, il 14 marzo sull'estensione dell'articolo 50 (un «breve, limitato rinvio della separazione dalla Ue. Vi siete persi? Qui c’è un riassunto).

Dopo una lunga serie di flop alla Camera dei Comuni, la premier torna a sperare in un’approvazione in extremis del suo accordo con i leader europei. È vero che resta irrisoltala questione dei confini irlandesi, ma i tempi stringono e lo spettro di un no-deal spaventa anche i «hard Brexiter» più accaniti. Quanto al rinvio, potrebbe costare una beffa: il voto dei britannici alle europee di maggio, quasi tre anni dopo il referendum che ha sancito l’addio al Continente.

RASSEGNA E AGENDA

Cosa abbiamo letto, cosa guardare da domani

Migranti a bordo della nave Diciotti (Ansa)

Migranti a bordo della nave Diciotti (Ansa)

Europa, la strategia mortale sui migranti. I paesi europei erano perfettamente consapevoli delle debolezze della missione Sophia, a partire dai rischi sulla pelle dei migranti sulla rotta del Mediterraneo. Lo rivela Politico, pubblicando un documento condiviso del Servizio europeo per l'azione esterna.

Il flop della Commissione sulla «blacklist del denaro sporco». Una volta tanto, i paesi europei sanno ritrovare la propria unità. È successo anche la scorsa settimana, quando l’intero blocco  si è rivoltato contro la «black list» di paesi sospetti per l’uso di denaro sporco confezionato dalla Commissione. L’elenco, che includeva l’Arabia Saudita e alcuni territori nella giurisdizione degli Stati Uniti, ha fatto irritare - ovviamente - anche Washington. Qui ne parla il Financial Times.

Brexit, il diritto di voto alle europee. Prima parlavamo della beffa del Regno Unito al voto per le europee. La definizione più esatta, però, sarebbe «diritto negato». Un gruppo di giuristi interpellati dal parlamento tedesco ha stabilito, infatti, che il rinvio della Brexit oltre alla data delle europee obbligherebbe Londra a prendere parte alla consultazione. Pena: una contestazione di fronte alla Corte di giustizia europea. Il quotidiano tedesco Die Weltha visionato il rapporto (qui unarticolo del Guardian, in inglese, che riassume il tutto).

Da non perdere questa settimana.

- Lunedì 4 marzo escono i dati sui prezzi alla produzione nell’Eurozonae Margrethe Vestager partecipa al dialogo strutturato con la Commissione economica e monetaria del Parlamento europeo.

- Martedì 5 marzo vengono diffusi a Bruxelles i dati sul Pmi servizi Spagna, Italia, Francia e Germania e le vendite al dettaglio nell’Eurozona a gennaio. Alle 15:30 dello stesso giorno Vestager incontra il ministro dell’Economia Giovanni Tria a Roma.

- Giovedì 7 marzo riunione a Francoforte del consiglio direttivo della Bce, dati sul Pil e occupazione nel quarto trimestre 2018 per l’Eurozona.

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