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sabato 23 marzo 2019

L'Europa sul ring delle elezioni 2019

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Il Sole 24 Ore
Europa24 - Le storie da sapere per cominciare la giornata

di Alberto Magnani

24 marzo 2019

IL DOSSIER SUL VOTO DI MAGGIO

L’Europa sul ring delle elezioni 2019

Angela Merkel ed Emmanuel Macron (Reuters)

Angela Merkel ed Emmanuel Macron (Reuters)

Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano due mesi (quasi) esatti alle elezioni europee del 2019, in programma dal 23 al 26 maggio nei vari stati membri della Ue. Il voto arriva in un momento di turbolenza per il progetto di integrazione comunitaria, e potrebbe incrinare gli equilibri che hanno tenuto in piedi fino a oggi l’Europarlamento. Qualche fattore da tenere d’occhio? L’ascesa dei populisti, la crisi delle grandi famiglie politiche di Popolari e Socialisti, il futuro dell’unione monetaria, l’incognita Brexit e il rischio di una (beffarda) partecipazione di Londra al voto per l’Eurocamera.

Qui al Sole 24 Ore ci siamo attrezzati per una copertura trasversale delle settimane che ci condurranno alle urne. È già online il dossier Elezioni europee 2019, una piattaforma multimediale per raccontare e spiegare il rinnovo dell’Eurocamera e il suo impatto sulle vite di 500 milioni di cittadini europei. Come? Fra gli strumenti ci sono:

- una Guida al voto per capire gli ingranaggi delle istituzioni europee (ad esempio, lo sapevate che l’Eurocamera può puntare i piedi per otto leggi su dieci?)

- reportage su campo per raccontare l’Europa, dal circuito dei centri per l’impiego in Germania allo svuotamento della Grecia, insidiata dalla fuga di migliaia di giovani

- un pacchetto di analisi sulla Unione europea, le sue ripercussioni sulla nostra quotidianità e magari i fattori che possono influenzare l’esito del voto di maggio, come l’allarme fake-news che incombe sugli elettori

- i ritratti dei protagonisti che diventeranno sempre più famigliari da qui a maggio, dalla commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager (sì, quella che ha appena inflitto l’ennesima multa miliardaria a Google) a leader di partito agguerriti, come illiberale Guy Verhofstadt. Un assaggio? Ad esempio, i 10 protagonisti dell’Europa di oggi.

I FATTI DELLA SETTIMANA

Storie da Bruxelles (e non solo)

1) Italia-Cina, firmata l’intesa per la nuova via della Seta

Il presidente cinese  Xi Jinping e il premier italiano Giuseppe Conte (Ansa)

Il presidente cinese Xi Jinping e il premier italiano Giuseppe Conte (Ansa)

L’asse italo-cinese è realtà. Ieri, a Villa Madama (Roma), il governo italiano ha siglato il memorandum di intesa con la Cina per la sua adesione alla Belt and road initiative: un maxiprogetto di collegamenti ferroviari e marittimi che dovrebbe saldare Pechino a decine di paesi in tutto il mondo.

L’accordo, ufficializzato di fronte al premier italiano Giuseppe Conte e al presidente della Repubblica popolare Xi Jinping, contiene un totale di 29 patti fra Roma e Pechino: 10 commerciali, da Eni all’Ansaldo, e 19 istituzionali (dalla stessa «nuova via della Seta», come viene chiamata la Belt and road initiative, alla cooperazione nel «settore del commercio elettronico»). Il dossier potrebbe arrivare a generare un valore potenziale di circa 20 miliardi di euro. Luca Salviolispiega in quattro grafici perché l’Italia ha voluto mettere nero su bianco l’accordo.

Nel documento che riassume la nuova collaborazione spunta anche un settore che sarebbe dovuto restare ai margini dell’intesa: le telecomunicazioni, il segmento che include la delicatissima frontiera delle reti 5G. Una scelta che potrebbe far irritare ancora di più i partner europei, già indisposti dallo «scatto in avanti» del nostro paese nei suoi rapporti con Pechino. L’Europa sta infatti cercando di raggiungere una posizione comune nei propri rapporti con il gigante asiatico, dopo aver stilato una sorta di decalogoin vista del summit Ue-Cina in calendario per il prossimo 9 aprile.

2) Brexit, l’onda europea di Londra e il bivio di May

Un’immagine del corteo anti-Brexit che ha invaso Londra sabato (Epa)

Un’immagine del corteo anti-Brexit che ha invaso Londra sabato (Epa)

Il rompicapo diplomatico della Brexit continua a tenere banco fra Londra e Bruxelles. Ieri la City è stata invasa, pacificamente, da un corteodi centinaia di migliaia di cittadini (si parla di un milione) in marcia con la richiesta di un secondo referendum sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue. In settimana una petizione online per ritirare l’articolo 50, il processo di Brexit, è arrivata oltre le quattro milioni di adesioni.

L’ipotesi di una nuova consultazione popolare, in origine respinta da Downing street, è diventata realistica “grazie” all’impasse che ha impedito al governo britannico di far approvare il suo accordo di divorzio entro la scadenza del 29 marzo 2019. Cosa è successo e cosa sta succedendo ora, in breve? Dopo due bocciature del suo deal con i partner europei, May ha chiesto e ottenuto dai leader europei un rinvio della Brexit oltre la data originaria.

Ora, però, la premier si trova di fronte a un bivio: se ottiene l’ok dei parlamentari entro la settimana, Londra si avvia alla Brexit il 22 maggio; se il suo accordo salta per la terza volta, la Brexit dovrebbe iniziare il 12 aprile. Il condizionale è sempre d’obbligo, visto che tutte le opzioni sono sul tavolo. Ad esempio, se i parlamentari riprendessero in mano l’agenda del divorzio, Westminster potrebbe considerare alcuni scenari esclusi da tempo. Come il ritorno al voto alle nazionali o, appunto, un nuovo referendum.

3) Il Partito popolare contro Orbán. Anzi, no

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán (Reuters)

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán (Reuters)

D0veva essere la settimana dell’espulsione diViktor Orbán dal Partito popolare europeo. Si è risolta con una soluzione che va per la maggiore a Bruxelles, il compromesso. Nella sua assemblea del 20 marzo, il Ppe si è limitato a «sospendere» Fidesz, il partito nazionalista del primo ministro ungherese, con una decisione che ha raccolto 190 voti a favore e tre contrari.

Il risultato è che Orbán viene ammonito formalmente, per esempio con il congelamento del diritto di voto del suo partito, senza arrivare però allo strappo sperato dalle ali più liberal dei Popolari. Il partito sarà monitorato da tre «probiviri», incaricati dal Ppe di verificare il riallineamento di Fidesz ai valori fondanti della famiglia del centrodestra europeo.

Orbán aveva rischiato la defenestrazione dal Ppe dopo che il suo governo ha lanciato un campagna anti-europea e anti-immigrazione, con tanto di accuse dirette al presidente (popolare) della Commissione Jean-Claude Juncker. Un affronto che ha spinto una quota crescente di partiti a chiederne l’allontanamento, contestando la tolleranza mostrata dal capogruppo Manfred Weber in una lunga serie di occasioni: dall’espulsione dell’università di George Soros alle varie leggi «liberticide» su informazione e istruzione, passando per l’atteggiamento apertamente xenofobo e anti-migranti del suo governo.

RASSEGNA STAMPA

Cosa abbiamo letto, varie ed eventuali

1) Dopo Merkel: la Cdu flirta con l’ultradestra?

La cancelliera Angela Merkel, ex leader Cdu (Ap)

La cancelliera Angela Merkel, ex leader Cdu (Ap)

Il cambio di guardia alla guida della Cdu, il partito del centrodestra tedesco, si fa sentire. A pochi mesi dal passo di lato della cancelliera Angela Merkel, il primo ministro della Sassonia (ed esponente del partito) Michael Kretschmer starebbe dialogando con il partito nazionalista Alternativa per la Germania in vista di un’alleanza di coalizione. Kretschmer nega, ma il rumor circola insistemente. La storia è sul quotidiano tedesco Der Tagesspiegel.

Italia e Spagna, questione di metabolismo

Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez (Epa)

Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez (Epa)

Che differenza c’è tra l’economia italiana e quella spagnola? Il settimanale britannico The Economist ricorre alla metafora del metabolismo: troppo lento in Italia, condannata dal suo conservatorismo e dall’incapacità di cambiare ritmo; troppo rapido quello della Spagna, paese incline ad «abbuffarsi» di progetti e spendere più di quanto dovrebbe. Nessuna delle due condizioni è del tutto sana, ma l’Italia potrebbe rappresentare il caso più pericoloso. Qui l’analisi.

3) Di Maio, Xi e Marco Polo

Il vicepremier Luigi Di Maio (Ansa)

Il vicepremier Luigi Di Maio (Ansa)

Prima abbiamo scritto della nuova intesa commerciale Italia-Cina, e della accoglienza ricevuta fuori dai nostri confini. L’agenzia Bloomberganalizza il patto siglato ieri, ripercorrendo quasi un millennio di rapporti fra i due paesi. La domanda è: come siamo passati dalle esplorazioni di Marco Polo alla firma del memorandum di villa Madama, apposta materialmente dal vicepremier Luigi Di Maio? La risposta non è ironica, ma una riflessione sull’orientamento del governo Lega-Cinque stelle.

VIDEO DELLA SETTIMANA

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