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sabato 18 maggio 2019

I nazionalisti europei in piazza a Milano (con la tegola dell'Austria)

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Il Sole 24 Ore
Europa24 - Le storie da sapere per cominciare la giornata

di Alberto Magnani

19 maggio 2019

SALVINI & CO

I nazionalisti europei in piazza a Milano (con la tegola dell'Austria)


Matteo Salvini e la proposta di una flat tax al 15% (AP)

Matteo Salvini e la proposta di una flat tax al 15% (AP)

Doveva essere il giorno della incoronazione di Matteo Salvini a leader dei sovranisti europei, nella sua Milano. È andata così, ma con una bufera sullo sfondo: le dimissioni dell'alleato austriaco Heinz-Christian Strache, esponente del Partito della libertà (Fpö), vicecancelliere nel governo di Sebastian Kurz e fra gli ospiti attesi nel comizio di piazza Duomo insieme ai rappresentanti di altri 11 paesi Ue.Strache è rimasto incastrato da un video, diffuso dai media tedeschi, dove lo si vede intento a promettere favori alla (presunta) nipote di un oligarca russo.

Il politico si è difeso denunciando un «attentato politico mirato», ma nel frattempo Vienna si avvia a uno stallo che potrebbe portare al voto anticipato. Senza contare l'effetto collaterale sulle europee del 23-26 maggio e le ambizioni della «internazionale nazionalista» sponsorizzata da Salvini. L'imprevisto, però, ha guastato solo in parte l'atto finale della campagna di Salvini e della sua alleanza per una «Europa del buonsenso», riassunta dallo slogan esposto sul palco: stop a «burocrati, banchieri, buonisti, barconi». In una piazza tutt'altro che piena, si sono susseguiti i partner che dovrebbero affiancare la Lega in una nuova forza nazionalista dell'Eurocamera: la francese Marine Le Pen, l'olandese Geert Wilders e altri «storici amici della Lega», dalle Fiandre all'Estonia. Prima di loro era stato il turno dei presidenti di regione, i «governatori più amati di Italia», da Attilio Fontana a Luca Zaia. Il protagonista è rimasto ovviamente lui, Salvini, applaudito quando ha attaccato l'establishment Ue: «Gli estremisti sono quelli che hanno governato l'Europa per 20 anni». Fra i bersagli il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, oltre a una polemica diretta a Papa Francesco: «Il governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo, con orgoglio e spirito cristiano». In giro si vedono bandiere regionali, dal Veneto alla Sardegna, gigantografie di Angelo Ciocca (il deputato che ha pestato con la scarpa i pareri della Commissione) e parecchi giornalisti, soprattutto internazionali. I militanti distribuiscono fin dal primo pomeriggio dei cartelli con la scritta «15%». Il loro significato si chiarisce quando Salvini scandisce una promessa già ascoltata, la flat tax: «In Europa non mollerò finché ciascuno in Italia non pagherà il 15% di tasse – dice - Non una lira di più».

I FATTI DELLA SETTIMANA

Storie da Bruxelles (e non solo)

1) Ue-Trump, sospiro di sollievo sui dazi

Il rappresentante del commercio Usa Robert Lighthizer e la commissaria Cecilia Malmstrom (Reuters)

Il rappresentante del commercio Usa Robert Lighthizer e la commissaria Cecilia Malmstrom (Reuters)

È tregua, per ora, fra la Unione europea e Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha congelato un’ondata di dazi al 20%sulle importazioni di automobili dal Vecchio Continente, come era già emerso nel corso della settimana. Il via alle tariffe sarebbe dovuto scoccare nella mezzanotte di venerdì, sul fuso orario di Washington, ma alla fine ha prevalso la linea del dialogo con Bruxelles. L’imposizione dei dazi slitta di almeno sei mesi, anche se le istituzioni europee sperano di raggiungere un’intesa definitiva e scongiurare tensioni commerciali su una delle principali industrie Ue.

In un’intervista al Sole 24 Ore, la Commissaria alla commercio Cecilia Malmström ha dichiarato cheBruxelles avrebbe «reagito» in caso di un nuovo attacco della Casa Bianca. I rapporti con Washington si sono andati logorando con l’avvento della presidenza Trump, a partire dalla scelta americana di includere gli (ex?) partner europei nei suoi dazi sull’import di acciaio e alluminio.

2) May, conto alla rovescia per le dimissioni

Il primo ministro britannico Theresa May  (Reuters)

Il primo ministro britannico Theresa May (Reuters)

La incalzano da mesi. Alla fine, ha ceduto. Il primo ministro britannico Theresa May ha annunciato che comunicherà a giugno una data per il suo ritiro e l’elezione di un nuovo leader dei Conservatori. La notizia arriva in concomitanza con il naufragio definitivo dei negoziati intavolati con il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn, nella speranza di strappare un accordo per modificare il piano di Brexit concordato con la Ue.

Prima delle dimissioni, May è intenzionata a portare alla Camera dei Comuni l’accordo già stroncato tre volte dal Parlamento. Il voto dovrebbe essere programmato nella settimana al via il 3 giugno, con l’obiettivo di incassare il via libera di Westminster e avviare il divorzio dalla Ue entro il 2 luglio: il giorno di insediamento dell’Eurocamera che uscirà dalle elezioni del 23-26 maggio.

A quanto scrive il Financial Times, la maggioranza dei deputati dà per scontato un flop che dilaterebbe - ancora - lo stallo infinito della Brexit. L’incapacità del governo britannico di ottenere una ratifica del suo withdrawal agreement, l’accordo di ritiro dalla Ue, ha fatto sì che Londra si trovi costretta a partecipare alle elezioni europee del 2019. Le urne potrebbero sancire un exploit del Brexit party, il partito nazionalista fondato dall’ex eurodeputato Nigel Farage, schiacciando ai minimi storici i consensi dei conservatori.

3)  Il dibattito degli spitzenkandidaten e le sfide per la nuova Europa

Margrethe Vestager, Frans Timmermans, Manfred Weber (Reuters)

Margrethe Vestager, Frans Timmermans, Manfred Weber (Reuters)

Prima si parlava di campagna elettorale, con la maxi-adunata di Milano dell’alleanza sovranista capitanata da Matteo Salvini. In settimana è andato in scena a Bruxelles l’ultimo dibattito ufficiale fra gli spitzenkandidaten, i candidati dei partiti europei per la carica di presidente della Commissione europea. L’esito? Il bersaglio più frequente è stato il capogruppo dei Popolari Manfred Weber, pungolato a destra e sinistra dagli avversari insoddisfatti dalla linea moderata (o ondivaga...) della più grande famiglia politica dell’Europarlamento.

Per il resto buona performance di Frans Timmermans, il candidato olandese dei socialisti, forse destinati a un risultato sopra le attese grazie all’afflusso di deputati laburisti dal Regno Unito; la difesa della liberale Margrethe Vestagersul lavoro svolto dalla Commissione europea, in occasionale disputa con la verde Ska Keller e le sue ritrosie sugli accordi internazionali; la linea semi-sovranista di Jan Zahradil, lo spitzenkandidat dei Conservatori e riformisti, avvantaggiato dall’assenza di volti della destra radicale e interprete di una linea che spinge su un maggior potere degli Stati membri rispetto all’architettura europea.  

RASSEGNA STAMPA

Cosa abbiamo letto in giro, varie ed eventuali

1) Le sfide per la nuova Europa e il gioco delle alleanze

Le sfide per il nuovo Europarlamento (Ap)

Le sfide per il nuovo Europarlamento (Ap)

Oggi iniziamo la nostra rassegna stampa giocando in casa. Sul dossier elezioni europee del Sole 24 Ore abbiamo provato a spiegare le macroquestioni che incombono sull’Europa con una serie di videopillole. Ad esempio dove si collocherà la Ue sullo scacchiere internazionale, dopo essere finita nella morsa fra Stati Uniti e Cina? Che cosa comporteranno le sfide in arrivo per la Uedopo il voto del 23-26 maggio, dalle migrazioni al cambiamento climatico? Che cosa vuol dire davvero «sovranismo», ed è un’etichetta che ha un suo senso nel dibattito di oggi? Qui ten tiamo qualche risposta.

2) Il doppio gioco di Orbán sull’antisemitismo

Il primo ministro ungherese Viktor Orban (Epa)

Il primo ministro ungherese Viktor Orban (Epa)

Alleato incrollabile di Israele e spalleggiatore, di fatto, di tendenze antisemite. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán starebbe facendo il «doppio gioco» nei suoi rapporti con la popolazione ebraica, mantenendo in parallelo ottimi rapporti con i 100mila cittadini che abbracciano la fede e una indulgenza di fondo con le pulsioni razziste che animano i suoi sostenitori. Un atteggiamento che ricorda le tante ambivalenze di uno dei punti di riferimento di Orbán su scala internazionale, Donald Trump. I due si sono incontrati mercoledì alla Casa Bianca, consacrando le affinità fra le rispettive politiche. La storia è sul New York Times.

3) Lavoro, la Germania ha bisogno di migranti qualificati

La cancelliera tedesca Angela Merkel (Epa)

La cancelliera tedesca Angela Merkel (Epa)

Dopo lo scivolone di inizio anno, l’economia tedesca sembra tornata in forma. Ma il sistema si trova ancora in balìa delle sue fragilità, a partire dalla carenza di manodopera specializzata per determinati settori industriali. Oltre due terzi delle imprese dichiarano di fare fatica a rintracciare profili adatti, spingendo Berlino verso un atteggiamento che si scontra con i trend europei: l’incentivo all’immigrazione (qualificata) nel paese, facilitando l’afflusso di risorse specializzate dai paesi extra-europei. Loracconta l’Economist.

VIDEO DELLA SETTIMANA!

Europa, la sfida delle alleanze nel mondo

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