| Parigi 1919. Il 28 giugno di cento anni fa venivano firmati i fallimentari trattati di pace tra le potenze vincitrici (Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Italia) e la Germania sconfitta. Ma nonostante le pesanti condizioni imposte agli sconfitti, non ci fu una concatenazione inevitabile tra il Trattato di Versailles, l'avvento di Hitler al potere in Germania e la deflagrazione della seconda guerra mondiale. Ne è convinto lo storico Emilio Gentile, che lo spiega ai lettori della Domenica. È vero - scrive Emilio Gentile ¬- che i Quattro Grandi produssero una pace senza pacificazione, e incautamente seminarono mine esplosive nel continente. Ma l'esplosione non era inevitabile. È vero che i principi di libertà, giustizia, autodeterminazione dei popoli, furono professati, ma ipocritamente applicati secondo convenienza. È vero che non fu accettata dagli alleati occidentali la richiesta dei giapponesi di inserire nel trattato una clausola che affermava l'eguaglianza delle razze, e l'indipendenza fu negata alle popolazioni delle colonie che erano appartenute all'impero tedesco, come fu negata a tutte le altre colonie. Ma a Versailles fu deciso anche altro. Furono riconosciuti nuovi Stati indipendenti nati prima della conferenza, e ad essi fu richiesto di sottoscrivere trattati di protezione per le minoranze nazionali annesse entro i loro confini. Anche se, con sfacciata esibizione di superiorità, le potenze maggiori, che avevano minoranze nazionali entro i loro confini, furono esonerate dal sottoscrivere trattati analoghi, perché essendo democrazie più civili, le loro minoranze erano già tutelate. La storia dopo Versailles non marciava inevitabilmente verso una nuova guerra mondiale. Dieci anni, le peggiori crisi del dopoguerra apparivano sanate. La Germania aveva un'economia forte; e la repubblica, pur incespicando, camminava in pace. Nel 1925, con il Patto di Locarno, Francia e Germania avviarono la riconciliazione. L'anno successivo il ministro degli esteri francese Aristide Briand e il ministro degli esteri tedeschi Gustav Stresemann ottennero il Nobel per la pace. La guerra non minacciava l'Europa nel 1929, quando il 5 settembre, alla Società delle Nazioni, Briand auspicò gli Stati Uniti d'Europa. A quel tempo, solo il 2,8 per cento dei tedeschi votava per il Führer del nazionalsocialismo, che urlava nelle piazze contro il trattato di Versailles promettendo la rivincita della armi. Ma lo prendeva sul serio solo il suo seguito. Poi il 29 ottobre 1929 crollò la Borsa di Wall Street. E la storia aprì una strada imprevista per l'ascesa di Hitler al potere. Il Nobel per la pace Stresemann era morto il 3 ottobre 1929. Per un essere umano, la morte è inevitabile. Ma nella storia dopo Versailles, nulla fu inevitabile. Fino al 1 settembre 1939.
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