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giovedì 13 giugno 2019

Tria: non sono contro la flat tax, ma solo dentro gli obiettivi del deficit

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Il Sole 24 Ore
Morning24 - Le storie da sapere per cominciare la giornata

di Marco Alfieri

14 giugno 2019

LA GUERRA DEI CONTI

Tria: non sono contro la flat tax, ma solo dentro gli obiettivi del deficit

Giovanni Tria e Giuseppe Conte (ANSA)

Giovanni Tria e Giuseppe Conte (ANSA)

«Ho letto sui giornali notizie chiaramente false. Salvini sarebbe uscito da Palazzo Chigi perché arrabbiato con me, invece siamo usciti insieme e poi tranquillamente ci siamo incontrati alla Camera», ha provato a gettare acqua sul fuoco, ieri, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. «Ero favorevole alla flat tax anche quando non ero ministro, non sono mai stato contrario, solo che bisogna vedere come si fa, le compatibilità, quando si fa, in questo momento gli obiettivi di deficit sono quelli, già è previsto un deficit». In ogni caso, ha spiegato il ministro, non sono previste manovra correttive e di qui al 9 luglio lo sforzo sarà quello di trovare un accordo con l'Ue.

Per approfondire:

- Procedura Ue, i Paesi favorevoli e quelli contrari a sanzionare l'Italia

- Dombrovskis: per il bilancio italiano occorre correzione «sostanziale»

- A Bruxelles nasce l'internazionale sovranista (ma con la metà dei seggi di Verdi e Liberali)

TOP NEWS

5 storie da sapere

Il presidente di Renault, Jean-Dominique Senard (REUTERS)

Il presidente di Renault, Jean-Dominique Senard (REUTERS)

1) L’operazione di fusione tra Fca e Renault è ufficialmente sfumata. Se c'è spazio per una riapertura dei negoziati, magari in forma più allargata al partner Nissan, lo si saprà probabilmente il 25 giugno, quando si riunirà l'assemblea degli azionisti del gruppo giapponese. Nell'attesa che il quadro si chiarisca, c'è però un dato oggettivo: comunque vada a finire, c'è chi ha già guadagnato da questo tentato matrimonio. Si tratta degli azionisti di Renault, partendo proprio dal Governo francese e dal partner nipponico, entrambi soci del gruppo guidato da Dominique Sénard con il 15%. A conti fatti, dunque, il loro guadagno potenziale si attesta sopra 1,7 miliardi. Il perchè lo spiega Marigia Mangano.

Automotive:

Citroën, dalla «Dea» all'ultimo concept: cento anni di innovazione e genialità

2) Il decreto sblocca cantieri incassa l'ok definitivo dell'Aula della Camera. I voti favorevoli sono stati 259, i contrari 75, gli astenuti 45. Il via libera è arrivato dopo la fiducia posta dal Governo con 318 sì, 236 no e 3 astenuti. Tra i contenuti più significativi del decreto ci sono l’innalzamento della soglia per i subappalti, il blocco per due anni di alcuni passaggi del Codice, i fondi dedicati allezone terremotate e l’agevolazione alla revoca delle concessioni autostradali.

Le scelte del governo:

- Famiglia, in arrivo bonus unico da 2-300 euro mensili dalla gravidanza fino ai 18 anni del figlio

- Pensioni quota 100, i settori più colpiti dalla scuola alle banche

(REUTERS)

(REUTERS)

3) Due petroliere sono state danneggiate nel Golfo dell'Oman (appena fuori il Golfo Persico), nei pressi dello strategico stretto di Hormuz da cui passa un terzo del trasporto di petrolio via mare: si tratta del secondo misterioso attacco a cargo petroliferi nel giro di un mese nella regione, in coincidenza con un periodo di pericoloso inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Nella serata di ieri, il segretario di stato Usa, Mike Pompeo, è stato diretto nelle accuse: «L'Iran è responsabile, per colpire gli alleati degli Stati Uniti». La risposta sarà «economica e diplomatica» mentre fonti dell'amministrazione Usa non escludono anche l'ipotesi di «una risposta militare».

4) Corre Piazza Affari, ieri migliore listino del Vecchio Continente, grazie al tutto esaurito registrato dalle aste del Tesoro sui Btp (da complessivi 6,5 miliardi) con rendimenti in sensibile calo. A livello globale, si scalda il greggio con il Wti che balza del 3,3% a 52,8 dollari (martedì era scivolato del 4,3% ai minimi da cinque mesi) dopo che due petroliere sono state attaccate nel Golfo dell'Oman.

La fotografia:

Il mondo capovolto dei mercati: su 12mila miliardi di bond è il debitore a incassare gli interessi

Boris Johnson (EPA)

Boris Johnson (EPA)

5) Boris Johnson si conferma superfavorito nella corsa a diventare leader del partito conservatore e premier britannico. L'ex ministro degli Esteri ieri ha staccato i rivali con un margine superiore alle previsioni. Al primo round di votazioni Johnsonha ottenuto il sostegno di 114 deputati, più di un terzo del totale dei deputati conservatori e oltre il doppio dei suoi rivali interni. Il ministro degli Esteri Jeremy Hunt si è infatti piazzato secondo con 43 voti. Michael Gove, il ministro dell'Ambiente criticato per l'ammissione di avere usato cocaina diverse volte anni fa, ha ottenuto 37 voti, mentre l'ex ministro responsabile di Brexit Dominic Raab ne ha avuti 27.

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