Buongiorno dalla redazione del Sole 24 Ore. Questa è Start, la newsletter del mattino con le notizie principali per cominciare la giornata. Oggi è mercoledì 17 giugno.
L’inflazione accelera al 3,2% su base annua a maggio, confermando la stima preliminare dell’Istat. Su base mensile i prezzi salgono dello 0,4%, spinti soprattutto dall’aumento dei beni energetici non regolamentati e dei servizi legati a trasporti, tempo libero, cultura e cura della persona. A frenare la corsa dei prezzi sono invece gli alimentari, con il “carrello della spesa” che rallenta dal +2,3% al +1,9%. L’inflazione di fondo sale all’1,7%, mentre quella acquisita per il 2026 si attesta al 2,6%.
Il Piano Casa potrebbe permettere a più famiglie di acquistare o affittare un’abitazione a prezzi accessibili. Il nuovo piano del governo aumenta del 20% la platea di famiglia in grado di accedere al mercato immobiliare. A Milano il reddito necessario per comprare casa scenderebbe da oltre 76mila a circa 50mila euro, a Roma da oltre 61mila a circa 40mila. Rimane però un problema il caro materiali per i costruttori, con aumenti fino al 68% per il gasolio e oltre il 100% per alcune materie plastiche.
Le donne italiane sono sempre più autonome nella gestione del denaro, ma le decisioni sugli investimenti restano spesso appannaggio degli uomini. Secondo l’Osservatorio Findomestic, il 90% dispone di entrate personali e l’80% partecipa alla gestione economica della famiglia, ma solo il 29% prende decisioni finanziarie in autonomia contro il 52% degli uomini. Il 57% si affida a familiari o conoscenti più esperti, mentre appena il 24% si definisce molto sicura nella gestione del denaro. Nonostante ciò, l’87% vuole gestire direttamente le proprie risorse, una quota superiore a quella degli uomini.
La revisione del Prontuario farmaceutico allo studio dell’Aifa potrebbe ridurre i rimborsi del Servizio sanitario. L’ipotesi prevede di fissare il prezzo di riferimento su gruppi di farmaci più ampi, con rimborsi che arriveranno solo fino alla soglia del principio attivo più economico. Chi sceglie medicinali più costosi dovrebbe pagare la differenza di tasca propria. In questo modo, le aziende potrebbero essere costrette a tagliare i prezzi anche del 30-40% per adeguarsi a quello di riferimento. Nel mirino ci sono anche farmaci molto diffusi e usati da milioni di italiani per problemi cardiovascolari comuni come il colesterolo o la pressione alta.
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Buona lettura, Massimo De Laurentiis |
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