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Buongiorno dalla redazione del Sole 24 Ore. Questa è Start, la newsletter del mattino con le notizia principali per cominciare la giornata.
Oggi è mercoledì 23 settembre e la prima pagina del quotidiano che trovate in edicola (qui potete leggere l’edizione digitale) si concentra sul deficit italiano, che - secondo i dati Istat - per il 2025 resta al 3,1% del Pil, impedendo al Paese l’uscita anticipata dalla procedura Ue per disavanzi eccessivi. In valore assoluto il disavanzo è addirittura cresciuto di 355 milioni rispetto ai calcoli di aprile. «Ne prendiamo atto con rammarico», ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ora le nuove spese preventivate per energia e difesa sono a rischio.
L’età e i contributi necessari per il pensionamento continuano ad aumentare. La ragioneria generale dello Stato ha aggiornato le tabelle in base alle aspettative di vita: nel 2029 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e sei mesi, mentre nel 2031 vi sarà un ulteriore incremento di due mesi e si dovranno aspettare 67 anni e 8 mesi. Così, anche per la pensione anticipata i requisiti degli uomini sono destinati ad aumentare a 43 anni e 4 mesi (2029) per poi salire a 43 anni e 6 mesi (2028), con un anno in meno per le donne.
Quella appena conclusa è stata un’estate da record per il turismo italiano, ma molto complicata per chi ha dovuto passare da un aeroporto. Tra giugno e agosto - secondo i dati diffusi da AirHelp - il numero di passeggeri che si è ritrovato a terra perché il proprio volo è stato cancellato è triplicato rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 406mila a quasi 1,3 milioni. Il Regolamento CE 261/2004 riconosce «ai passeggeri coinvolti in ritardi superiori alle 3 ore, cancellazioni con meno di 14 giorni di preavviso o negati imbarchi per overbooking, un risarcimento che va da 250 a 600 euro, a seconda della distanza della tratta», ricorda la società.
Torna l’ipotesi di un taglio al canone Rai. A rimettere il tema sul tavolo è un emendamento alla riforma del servizio pubblico presentato da Forza Italia. La norma introduce un paracadute: se il gettito del canone dovesse diminuire, la Rai dovrà ricevere risorse pubbliche corrispondenti, in modo da non vedere ridotto il proprio finanziamento. Perchè il canone Rai può scendere, ma i soldi alla Rai no. Una proposta accolta con favore dalla Lega - che la rivendica come una propria battaglia storica - ma vista con sospetto dalle opposizioni. Perché se il cittadino paga meno attraverso il canone e lo Stato deve mettere la differenza tramite la fiscalità generale, cambia la strada attraverso cui arrivano i soldi, ma non necessariamente chi alla fine li finanzia.
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