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– di Gianluca Di Donfrancesco |
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LA SETTIMANAIl ritorno dell’inflazione e le minacce Usa sul diesel. Le proteste in Francia e la crisi in Spagna. Gli attacchi di Putin e il voto in Lettonia |
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La polizia antisommossa francese durante gli scontri scoppiati nel corso di una manifestazione degli studenti a Tolosa (REUTERS) |
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Buongiorno e bentornati su Europa24. L’inflazione è tornata ad alzare la testa, mettendo in allarme il mondo politico. Spinto dalla crisi di Hormuz, a settembre, l’indice dei prezzi al consumo nell’Eurozona è risalito al 3,8%, livello quasi doppio rispetto al target della Bce, che potrebbe essere costretta a ricalibrare le sue scelte. |
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La crisi dei prezzi si somma ai fattori di instabilità politica e sociale, che alimentano l’ascesa dell’estrema destra in Germania, dove si profila un nuovo scontro sul costo del lavoro alla Volkswagen, e che sfociano nella protesta studentesca in Francia, dove il Governo di minoranza prepara una manovra di sacrifici per risanare il deficit. Vacilla anche l’Esecutivo di Pedro Sanchez a Madrid, che non riesce a placare la crisi abitativa: il suo piano casa è stato bocciato dal Parlamento. Una sconfitta che potrebbe portare la Spagna a elezioni anticipate. |
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Insomma, sale ovunque la pressione sui Governi, chiamati a intervenire per alleviare le difficoltà di imprese e individui, tanto più dove ci sono scadenze elettorali alle porte. Come in Italia, che torna a chiedere flessibilità sui conti pubblici. La questione sarà discussa nelle riunioni della prossima settimana. Prevedibili nuove tensioni con i Paesi frugali, mentre emerge sempre più netta e preoccupante un’altra crisi potenziale, quella della fuga dai titoli di Stato. |
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Il rincaro dei carburanti rischia, poi, di aprire un altro fronte con gli Stati Uniti. Il pieno alla pompa costa sempre di più anche negli Usa: al voto di metà mandato per il Congresso mancano poche settimane e i repubblicani temono una batosta. A caccia di risultati immediati, il presidente Donald Trump minaccia di bloccare le esportazioni di gasolio e chiede all’Europa di rilasciare le proprie riserve strategiche, per raffreddare le quotazioni. Al di là dei toni, la mossa conviene anche ai partner del G7, che hanno accettato di liberare fino a 100 milioni di barili nei prossimi mesi. |
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Delle difficoltà dell’Europa è sempre pronto ad approfittare il presidente russo Vladimir Putin, che torna ad agitare lo spettro dell’arma nucleare: il bersaglio sono le opinioni pubbliche, da spaventare e sollevare contro i Governi alleati dell’Ucraina. Come per la campagna di attacchi ibridi, in realtà sempre meno ibridi, l’obiettivo del Cremlino è destabilizzare e spostare gli equilibri politici a vantaggio delle forze più favorevoli a Mosca. |
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Non a caso, la minaccia a Est ha dominato la campagna elettorale in Lettonia, dove oggi si conosceranno i risultati definitivi del voto di ieri. In questo Stato sulla linea del fronte, dove la comunità russofona rappresenta il 25% della popolazione, il timore è di essere la prossima tessera del domino. |
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Oggi si vota anche in Bosnia, lo Stato mosaico uscito dalle terribili guerre nella ex Jugoslavia. I partiti sovranisti sono in vantaggio e il risultato potrebbe influire sull’adesione all’Unione Europea. |
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Attacchi con droni, assalti cibernetici, attentati, ma anche disastri naturali: per fronteggiare in modo congiunto le tante situazioni di crisi, la Commissione ha presentato un nuovo sistema di comunicazione intraeuropea, da usare in tutte le occasioni di emergenza. Dovrebbe vedere la luce entro il 2030 e diventare pienamente operativo nel 2036. Oggi, i servizi di primo intervento a livello nazionale non hanno le capacità di comunicare tra di loro. |
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANAL’inflazione rialza la testa |
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Indice dei prezzi al consumo nell’Eurozona, var % annua. In rosso il target della Bce del 2% |
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Fonte: Eurostat |
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VISTO DA BRUXELLESEnergia, bond, instabilità: una crisi tira l’altra |
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di Beda Romano |
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Un triplo shock incombe sull’Unione europea: non solo energetico, ma anche finanziario, a cui si aggiungono temibili appuntamenti elettorali. Concentriamoci sui mercati. Il forte aumento dei rendimenti obbligazionari ha come corollario un incremento altrettanto forte del servizio del debito, soprattutto nei paesi più fragili. A tutta prima, il confronto con la crisi greca del decennio scorso appare improponibile. Ai tempi Atene aveva truccato i conti pubblici e ignorato le regole del Patto di Stabilità e di Crescita. Oggi stiamo assistendo a un travaso di investimenti dal pubblico al privato, in un contesto, è vero, di indebitamento elevato, ma dove soprattutto pesano incerte tornate elettorali. Eppure, in termini di cifre, il parallelo non è poi così astruso o improprio. Lo sguardo corre in particolare alla situazione francese. |
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Il rendimento a 10 anni del titolo di Stato francese ha toccato nei giorni scorsi il 4,6%, ossia il livello dell’obbligazione greca nel 2009, poco prima dello scoppio della crisi. Dal 2022 il deficit pubblico francese oscilla intorno a una media del 5,3% del PIL, rispetto a una media della zona euro del 3,2% del PIL. Il debito pubblico francese è ormai prossimo al 120% del PIL. Soprattutto, è aumentato negli ultimi anni: di oltre 1.200 miliardi di euro dal 2019 ad oggi. Nello stesso periodo, l’economia è cresciuta di appena la metà. Il servizio del debito costerà alla Francia 85 miliardi quest’anno, e potrebbe salire a 100 miliardi il prossimo. Il contesto è delicatissimo. Cresce a Bruxelles il timore che alla crisi energetica si sommi una crisi finanziaria, mentre pesa l’instabilità politica. Torna prepotentemente ad affacciarsi sulla scena l’eventuale pronto intervento della Banca centrale europea e del Meccanismo europeo di Stabilità. |
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