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domenica 22 marzo 2026

Pressioni Usa e rincari energetici, dilemma Iran per la Ue. La Bce non tocca i tassi

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Michele Pignatelli

22 marzo 2026

LA SETTIMANA

Pressioni Usa e rincari energetici, dilemma Iran per la Ue. La Bce non tocca i tassi

Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, a destra, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa al termine del summit dei Ventisette Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

LA SETTIMANA

Buongiorno e bentornati su Europa24. La guerra in Medio Oriente e le sue pesanti ricadute economiche continuano a dominare le cronache e l’agenda dei leader europei, tirati per la giacca dal presidente americano Donald Trump affinchè forniscano un contributo militare a un conflitto che non hanno iniziato, ma anche costretti a studiare contromisure alla crisi energetica e ai rischi inflazionistici già ben evidenti all’orizzonte, con l’impennata dei prezzi di petrolio e gas.

Il punto d’arrivo di un’altra settimana difficile è stato il Consiglio europeo di giovedì, pensato per suggellare l’accelerazione verso il mercato unico, ma inevitabilmente dominato dal dibattito sulla guerra e sulle misure che Bruxelles e i governi comunitari possono mettere in atto per ridurre i prezzi, senza appesantire troppo i bilanci pubblici. Centrale anche il dibattito sulla riforma del mercato delle emissioni di CO2 Ets, con la Commissione alla ricerca di un difficile equilibrio tra le richieste pressanti di riforma di alcuni Paesi, Italia in testa, e la difesa di un meccanismo considerato invece da molti altri decisivo per la transizione energetica.

Giovedì si è riunito il Consiglio direttivo della Bce, che ha lasciato per il momento i tassi prudentemente fermi, prendendo atto tuttavia dei nuovi scenari che rischiano di gravare - in maniera più o meno consistente, a seconda della durata del conflitto e dello stop alle forniture - su crescita e inflazione.

La posizione attendista della Bce è sostanzialmente la stessa manifestata dalla Federal Reserve americana e dalle altre maggiori banche centrali; un’inerzia che presenta tuttavia qualche rischio, come vi raccontiamo in questa analisi.

Tornando alle ambizioni europee di costruire un mercato unico, mercoledì la Commissione Ue ha presentato l’attesa proposta di un ventottesimo regime societario, con regole armonizzate nei ventisette Paesi Ue e facilitazioni per la creazione rapida, entro 48 ore, delle nuove imprese EU.inc. Si tratta di un passo avanti salutato con entusiasmo dai vertici comunitari - potete leggere qui l’op-ed scritto dal commissario Michael McGrath per il Sole 24 Ore - che tralascia però, almeno per il momento, questioni chiave controverse come l’armonizzazione delle norme fiscali e del diritto del lavoro.

In settimana non è rimasto fermo neppure il fronte commerciale, con l’Europarlamento che ha riavviato l’iter di ratifica dell’intesa con gli Stati Uniti, mentre Bruxelles tenta l’accelerazione decisiva per concludere un accordo con l’Australia: a questo scopo, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sarà da domani a Canberra.

Non si sbloccano invece i negoziati sulla guerra in Ucraina, uno stallo che preoccupa sempre più il presidente, Volodymyr Zelensky.

A proposito di guerre, chiudiamo con il racconto dal blog dal fronte di Bruxelles che allarga in una certa misura la prospettiva, parlando della Georgia: il “Paese di mezzo” che tenta un difficile equilibrismo politico tra Ue e Russia e, ora, anche tra i due maggiori conflitti che attraversano o coinvolgono l’Europa.

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

La scomposizione dei costi energetici industriali

Fonte: elaborazione Ispi su dati Reuters

VISTO DA BRUXELLES

La guerra e il desiderio impossibile di restarne fuori

di Beda Romano

Questa non è la nostra guerra, hanno proclamato i Ventisette all’inizio della settimana appena terminata, respingendo le richieste americane di un intervento militare nello Stretto di Hormuz, pur di facilitare il transito di petroliere verso il resto del mondo. La realtà rischia di essere diversa. In verità, i Paesi membri sono in ambasce, a tre settimane dallo scoppio della guerra contro l’Iran. Non vogliono dare l’impressione di assecondare le pressioni di Washington, né vogliono mettere a rischio uomini e mezzi. Al tempo stesso, rischiano di essere parte in causa nel conflitto, in un modo o nell’altro. È vero che relativamente poco gas e petrolio diretto verso l’Europa passano dal Golfo Persico, ma l’impatto della guerra si tocca già con mano.

I prezzi degli idrocarburi stanno aumentando fortemente, il pericolo di inflazione torna a farsi sentire, la crescita rischia di pagarne lo scotto. Nel frattempo, il trasporto aereo e marittimo è in subbuglio, mentre emerge la possibilità di nuovi flussi migratori, dall’Iran o dal Libano. A conferma che il conflitto rischia di coinvolgere anche gli europei, i Ventisette hanno chiesto a Bruxelles misure ad hoc per affrontare lo shock economico, mentre Francoforte ha fatto capire che la politica monetaria non potrà non essere influenzata dalla nuova crisi. L’Europa vorrebbe rimanere a bordo campo. Forse una qualche forma di intervento non solo rischia di essere indispensabile, ma viene richiesta a gran voce dalla regione e potrebbe in effetti rafforzare l’immagine internazionale dell’Unione.

IL VOTO IN EUROPA

Slovenia e Danimarca alle urne, test locali in Francia e Germania

Una donna tiene in mano un cartello mentre è in piedi accanto a sagome ritagliate del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, del primo ministro ungherese Viktor Orbán e dell’ex primo ministro sloveno e leader dell’opposizione Janez Janša (secondo da destra), durante una manifestazione contro Janša alla vigilia delle elezioni a Lubiana, in SloveniaREUTERS/Borut Zivulovic

Settimana ricca di appuntamenti elettorali in Europa, tra elezioni politiche e voti locali guardati comunque in un’ottica nazionale.

Sul primo fronte, va alle urne oggi la Slovenia per eleggere il nuovo Parlamento. Si annuncia una sfida serrata tra il premier uscente, il progressista Robert Golob, e il populista Janez Jansa, ma il voto è una prima cartina di tornasole dello stato di salute dei partiti sovranisti nell’Europa dell’Est, prima delle elezioni programmate in Ungheria il 12 aprile e in Bulgaria il 19.

Martedì voterà invece la Danimarca, dove la premier socialdemocratica scommette sulla popolarità riguadagnata con la crisi groenlandese per ottenere un terzo mandato, con una coalizione però complessa da definire.

Sul fronte locale, si tengono oggi i ballottaggi delle elezioni municipali in Francia, con gli occhi puntati in particolare su alcune città, in particolare Parigi, Marsiglia e Tolosa, mentre in Germania vota il Land Renania-Palatinato, dove si sfideranno in un testa a testa la Cdu di Friedrich Merz e l’Spd del suo vice Lars Klingbeil, alleati nella grande coalizione di governo. Con particolare attenzione sarà guardato poi il risultato dell’AfD, con l’ultradestra che punta a confermare la sua netta avanzata anche nell’Ovest, come già accaduto in Baden-Württemberg.

Per tutti gli aggiornamenti, continuate a seguirci su Europa24.

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