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domenica 26 aprile 2026

Le divisioni su energia e deficit di fronte alla crisi di Hormuz. Sbloccati i 90 miliardi per Kyiv. Il senso geopolitico dell'allargamento

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Gianluca Di Donfrancesco

26 aprile 2026

LA SETTIMANA

Le divisioni su energia e deficit di fronte alla crisi di Hormuz. Sbloccati i 90 miliardi per Kyiv. Il senso geopolitico dell’allargamento

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, nella foto di gruppo con i leader della Ue, durante la riunione informale dei capi di Stato e di governo ad Agia Napa, Cipro (EPA)

Buongiorno e bentornati su Europa24. La guerra in Iran e Medio Oriente, con le fibrillazioni sui negoziati e le conseguenze sui prezzi dell’energia, restano al centro dell’agenda politica a Bruxelles e nelle capitali europee. Mercoledì 22 aprile, la Commissione ha presentato le raccomandazioni per arginare uno shock che rischia di paralizzare l’attività economica.

Bruxelles punta soprattutto sugli aiuti di Stato: al di là della flessibilità che può essere concessa, c’è un limite alle risorse che i Paesi ad alto debito come l’Italia possono mobilitare. La Commissione lascia ai Governi anche decidere se tassare i profitti delle imprese dell’Oil&gas.

Il successivo vertice informale dei capi di Stato e di Governo di venerdì ha messo in luce, di nuovo, le divisioni tra i Ventisette, con l’Italia che insiste sulla sospensione del Patto di stabilità e si scontra contro le resistenze degli altri membri e della Commissione. Respinta anche la Spagna, che chiede di scorporare le spese per l’energia dal calcolo del deficit pubblico, come fatto per la difesa, e la proroga della scadenza del Recovery Fund, per usare le risorse residue.

Tutto rinviato a maggio, allora, quando Bruxelles presenterà modifiche alla legislazione sulla tassazione nel settore elettrico e proposte per assicurare la disponibilità di carburante per l’aviazione in tutti gli aeroporti: in pratica si tratterebbe di mettere in comune le riserve nazionali.

Negli stessi giorni, da Eurostat è arrivata la certificazione che l’Italia non potrà uscire in anticipo dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, dato che il disavanzo del 2025 si è attestato al 3,1% del Pil.

Sul fronte ucraino, mentre prosegue la discussione sull’opportunità di tornare a importare gas russo, i Ventisette hanno finalmente dato via libera al prestito da 90 miliardi per Kyiv, grazie alla revoca del veto da parte dell’Ungheria. Approvato anche il 20° pacchetto di sanzioni contro la Russia.

Il presidente, Volodymyr Zelensky, è tornato a chiedere l’adesione «piena e totale» all’Unione europea, questa volta parlando di persona ai leader della Ue, in occasione del vertice informale di Agia Napa, a Cipro. I presidenti del Consiglio, António Costa, e della Commissione, Ursula von der Leyen, hanno chiesto l’apertura dei capitoli negoziali. Il timone resta però in mano agli Stati membri.

La crisi dei rapporti con gli Stati Uniti, che mette in discussione il ruolo della Nato, spinge i vertici dell’Unione Europea a dare impulso al processo di allargamento e a ripensare la clausola di mutua difesa, prevista dall’articolo 42.7 dei Trattati. La norma prevede che in caso di «aggressione armata» ai danni di uno Stato membro, tutti gli altri hanno «un obbligo di aiuto e assistenza». Ce ne parla il nostro corrispondente da Bruxelles, Beda Romano.

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Che aria tira sull’economia

Indicatore Esi, fiducia di imprese e famiglie (valori superiori a 100 indicano fiducia superiore alla media storica)

Fonte: Commissione Ue

VISTO DA BRUXELLES

La spinta geopolitica all’allargamento

di Beda Romano

Il grande progetto di allargare nuovamente l’Unione europea ha fatto passi avanti negli ultimi giorni. I Ventisette hanno deciso di creare un gruppo di lavoro con l’incarico di redigere il trattato di adesione del Montenegro (un summit europeo con i Balcani Occidentali è previsto a Podgorica il 5 giugno). Nel frattempo, i vertici comunitari hanno esortato a gran voce i paesi membri ad aprire il negoziato con l’Ucraina. Da tempo l’allargamento ha assunto una connotazione geopolitica agli occhi di molti dirigenti europei. Con la guerra in corso nel Golfo Persico viene la tentazione di considerarlo anche un provvidenziale paravento con cui mascherare le difficoltà dell’Europa a intervenire attivamente nello scacchiere mediorientale.

Il desiderio di venire incontro alle aspirazioni dell’Ucraina e degli altri paesi in lizza è comprensibile. Così come comprensibile è anche l’ambizione di consolidare il vicinato europeo – il prossimo incontro della Comunità politica europea è previsto a Erevan il 4 maggio. Al tempo stesso, a nessuno conviene dimenticare le difficoltà di funzionamento dell’Unione europea provocate dall’allargamento del 2004, a cominciare dalle incomprensioni con la Polonia o l’Ungheria. Adattare le istituzioni europee all’arrivo di nuovi membri è ormai urgente. Sarebbe rischioso privilegiare lo status quo pur di difendere il voto all’unanimità o la presenza per ciascun paese di un proprio commissario. Gli appuntamenti di Podgorica e Erevan dovrebbero servire ai Ventisette di promemoria.

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