Buongiorno dalla redazione del Sole 24 Ore. Questa è Start, la newsletter del mattino con le notizie principali per cominciare la giornata. Oggi è martedì 21 aprile.
Il vincitore delle elezioni ungheresi Peter Magyar, che ha sconfitto Viktor Orban alle urne e che il mese prossimo sarà ufficialmente il primo ministro di Budapest, nel corso di una conferenza stampa ha annunciato i primi nomi dei ministri del suo governo. Magyar è pronto a confermare Anita Orbán (che non ha alcuna parentela con l’ex premier) al ministero degli Affari esteri. Al dicastero dell’Economia, che verrà unito a quello dell’Energia e diverrà un super-ministero centrale per il nuovo governo ungherese, verrà chiamato l’ex alto dirigente della multinazionale Shell, Istvan Kapitany, forse il nome più importante tra i manager che hanno aderito a Tisza, il partito fondato dal nulla due anni fa da Magyar. Al ministero delle Finanze andrà invece András Kármán, un economista con una lunga esperienza nell’amministrazione pubblica e in istituzioni finanziarie, considerato un profilo tecnico e attento alla gestione del debito pubblico.
Keir Starmer sotto torchio: il premier britannico ha spiegato in Parlamento a Westminster come è stato possibile che la nomina di Peter Mandelson al prestigioso ruolo di ambasciatore a Washington sia andata avanti nonostante l’ex ministro laburista non avesse passato i controlli di rito e fosse considerato un rischio per la sicurezza nazionale. Starmer ha iniziato chiedendo «scusa per una decisione sbagliata» e ha ammesso un «errore di giudizio», assicurando che «se avesse saputo allora quello che sa adesso non avrebbe mai nominato Mandelson».
Resta sotto la lente del Quirinale la norma contenuta nel decreto Sicurezza che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei rispettivi Paesi d’origine. Gli uffici legislativi del Colle hanno preso atto del fatto che la stessa maggioranza si sia resa conto che il provvedimento vada corretto, ma - nonostante il decreto vada convertito il 25 aprile, pena la decadenza - Sergio Mattarella, secondo quanto filtra, starebbe aspettando che dal Parlamento arrivi una soluzione all’impasse.
Kash Patel fa causa per diffamazione a The Atlantic e chiede 250 milioni di risarcimento per l’inchiesta in cui la prestigiosa rivista rivela che «il direttore dell’Fbi ha allarmato i colleghi per gli episodi di ubriachezza e per le sue assenze inspiegate», descrivendo anche presunti comportamenti paranoici dettati dalla paura di essere licenziato da Donald Trump. Nel ricorso di 19 pagine, depositato ieri al tribunale distrettuale di Washington, si accusa il giornale e la giornalista che ha firmato l’articolo che viene definito «diffamatorio, malevolo e calunnioso».
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