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– di Michele Pignatelli |
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LA SETTIMANALe sveglie all’Europa, a rischio marginalizzazione, sanzioni Ue ai coloni, parte la sfida a Starmer |
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Il gatto Larry, inquilino di Downing Street dal 2011, ha già visto alternarsi nella residenza di Londra sei primi ministri britannici. Con la corsa alla successione di Keir Starmer ormai avviata, potrebbe vederne un settimo EPA/NEIL HALL |
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Buongiorno e bentornati su Europa24. Con i riflettori puntati questa settimana su Cina e Stati Uniti e sul summit a Pechino tra i presidenti Xi Jinping e Donald Trump, l’Europa, a rischio marginalizzazione, si interroga sulle sue debolezze e dipendenze, economiche e strategiche. A cominciare da quella sulle materie prime critiche, proprio nei confronti della Cina, su cui ha suonato l’allarme un rapporto del Centro studi dell’Unione europea dedicato ai temi della sicurezza Euiss. |
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La seconda “sveglia” della settimana è arrivata dall’ex premier ed ex presidente della Bce, Mario Draghi, non nuovo a richiamare l’Europa ad agire per contrastare un altrimenti inevitabile declino. Nel discorso in occasione della consegna del Premio Carlo Magno, ad Aquisgrana, Draghi ha sottolineato la necessità sempre più imprescindibile per il Vecchio continente, orfano del sostegno americano, di fare fronte comune in un mondo «più duro», ripensando i propri meccanismi decisionali e rimettendo in campo strumenti controversi tra i Paesi membri, come il debito comune. |
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Tra quanti però frenano su questo fronte - la posizione è stata ribadita dal cancelliere, Friederich Merz - c’è la Germania, Paese chiave per guidare una riscossa europea, che peraltro attraversa un momento di difficoltà, se non vero e proprio stallo, sul piano politico, economico e persino strategico: lo conferma il report presentato questa settimana da Kiel Institute e Bruegel, che boccia le spese di riarmo tedesche degli ultimi anni, incentrate su forniture tradizionali e incapaci di guardare con visione prospettica alle guerre del futuro. |
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Anche la Francia - al netto delle ambizioni di rilancio nello scacchiere geopolitico, certificate in settimana dal presidente Emmanuel Macron in Africa - non sta benissimo, come hanno confermato i dati sulla disoccupazione, tornata sopra l’8% per la prima volta dal 2021. Nè c’è da attendersi un quadro economico particolarmente roseo per l’Europa tutta, con le previsioni di primavera che saranno diffuse la prossima settimana dalla Commissione Ue. |
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Sull’economia europea, e non solo, continuano a pesare naturalmente le guerre, in particolare il blocco dello Stretto di Hormuz. A questo proposito, la Commissione europea dovrebbe presentare martedì un piano d’azione per affrontare il fortissimo rincaro dei prezzi dei fertilizzanti provocato dalla guerra in Medio Oriente, con ricadute pesanti sul settore agricolo. |
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Restando in Medio Oriente, sul fronte politico i ministri degli Esteri dell’Unione hanno compiuto in settimana un primo passo contro la deriva israeliana nei Territori palestinesi occupati: un accordo per sanzionare i coloni violenti. È in un certo senso il coronamento di un percorso compiuto negli ultimi mesi dai Ventisette, reso possibile dall’avvicendamento alla guida del governo ungherese; manca tuttavia ancora l’intesa sulla misura più drastica e potenzialmente efficace, l’imposizione di dazi alle merci provenienti dagli insediamenti. |
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Accelera intanto la crisi nel Regno Unito, dopo la disfatta elettorale laburista alle elezioni municipali in Inghilterra e nazionali in Scozia e Galles. Il premier, Keir Starmer, non getta per ora la spugna né è stato fatto finora un passo formale per sfiduciarlo all’interno del Labour, ma la corsa alla successione è di fatto già partita: prima con le dimissioni del ministro della Sanità, Wes Streeting, che si è quindi candidato a sfidarlo, poi con il via libera del Comitato esecutivo del partito alla candidatura per un seggio del popolarissimo sindaco di Manchester, Andy Burnham, primo passo per una sua discesa in campo. |
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In chiusura parliamo di social network e intelligenza artificiale, sempre al centro del dibattito in Europa. In settimana la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che l’esecutivo comunitario sta lavorando a un “Digital Fairness Act”, un regolamento con cui proteggere i più giovani dalla dipendenza dai social, e ha sottolineato i rischi crescenti connessi all’avanzamento dell’intelligenza artificiale. Per una riflessione sulla rottura antropologica rappresentata dall’IA, vi segnaliamo qui un interessante saggio di Bruno Patino recensito sul Sole 24 Ore. |
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANADisoccupazione ai massimi da cinque anni in Francia |
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Fonte: Insee |
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visto da bruxellesLa questione cinese e il cambio di passo necessario per la Ue |
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di Beda Romano |
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L’incontro di questa settimana tra Donald Trump e Xi Jinping ha avuto il merito di riportare d’attualità, anche in Europa, la questione cinese. Non che fosse stata dimenticata, ma negli ultimi mesi, a causa dell’aggressiva politica americana, è rimasta sottotraccia, almeno nel dibattito pubblico. Molti osservatori hanno celebrato la politica estera di Pechino, votata alla stabilità. Al tempo stesso, il tema economico resta cruciale. La Commissione europea pubblicherà giovedì 21 maggio nuove previsioni economiche. Mostreranno inevitabilmente un calo probabile della crescita nella zona euro, tenuto conto della crisi in Medio Oriente. Le stime metteranno in luce anche la forza della concorrenza cinese, e indirettamente il rischio di deindustrializzazione dell’Europa. |
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La Cina non ha soltanto il pressoché monopolio delle materie prime più utili all’industria dei nostri tempi. Dal gallio al germanio, fino alle terre rare. Beneficia anche di notevoli economie di scala e può sussidiare con generosità una grande parte dei suoi settori economici. Finora nei confronti di Pechino, l’Unione europea è rimasta prudente, in parte per i molti interessi nazionali di alcuni Paesi membri, a cominciare dalla Germania. La Commissione europea dovrebbe tenere a breve una riunione del proprio collegio dei commissari tutta rivolta al modo in cui affrontare il grande Paese asiatico. In ultima analisi, l’esito della discussione sarà l’occasione per giudicare la reale volontà dell’Unione europea di difendere la propria sovranità. |
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