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domenica 21 giugno 2026

Bilancio Ue da rifare, scontro sui migranti, chi negozia con Mosca, compromesso sulla Cina: le contorsioni dei Ventisette, in attesa del negoziato Iran-Usa

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Gianluca Di Donfrancesco

21 giugno 2026

LA SETTIMANA

Bilancio Ue da rifare, scontro sui migranti, chi negozia con Mosca, compromesso sulla Cina: le contorsioni dei Ventisette, in attesa del negoziato Iran-Usa

Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, a destra, parla con il presidente francese, Emmanuel Macron, al vertice dell’UE a Bruxelles (AP)

Buongiorno e bentornati su Europa24. La crisi di Hormuz e i negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno dominato anche la settimana europea, fino a venerdì, quando è arrivato l’ennesimo colpo di scena, con la decisione di Teheran di non partecipare ai colloqui di pace in Svizzera. La notizia è giunta mentre i Ventisette erano riuniti a Bruxelles, dove si sono divisi praticamente su tutti i temi di peso all’ordine del giorno del Consiglio Ue, dal budget dell’Unione, alle politiche migratorie, fino ai rapporti con la Russia.

S‌ul bilancio Ue per il periodo 2028-2034, non si compone la spaccatura tra “frugali” (Germania e nordici) e “amici della coesione” (16 Paesi, tra cui l’Italia). Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha ribadito il no alla proposta della presidenza di turno cipriota, bollata come «insostenibile». Sul fronte opposto, il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha chiesto «molta più ambizione». Risultato: palla alla presidenza irlandese, che entrerà in carica il 1° luglio e dovrà presenterà una nuova piattaforma negoziale. Il mandato è di far leva sulle risorse proprie dell’Unione, senza quindi “gravare” sui bilanci degli Stati.

La revisione delle politiche migratorie ha innescato uno scontro aperto tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e lo stesso Sanchez, che ha criticato la stretta adottata nella Ue. Sul tema è intervenuto anche il presidente francese Emmanuel Macron, che ha criticato «la politica degli hub nei Paesi terzi», come quello italiano in Albania. «Non sono sicuro che rappresentino la nostra Europa», ha detto.

Sulla guerra in Ucraina, i Ventisette sono tornati a dividersi sull’opportunità di aprire canali diplomatici con il Cremlino, dopo che il presidente del Consiglio, Antonio Costa, aveva avviato contatti e dopo settimane di ipotesi e polemiche sull’opportunità di nominare un negoziatore, che rappresenti l’Unione. Per questo ruolo, ci sarebbero in realtà i vertici delle sue istituzioni.

Al summit di Evian, in Francia, il G7 aveva invece vissuto un ormai raro momento di unità, con una dichiarazione congiunta a sostegno di Kyiv e contro il Cremlino, sottoscritta anche dal presidente Usa, Donald Trump. Giovedì, le forze ucraine hanno lanciato il più massiccio attacco contro Mosca, con l’impiego di oltre 200 droni. Hanno colpito una raffineria, ma anche edifici residenziali e due centri commerciali. La pressione sulla Russia sale, mentre dall’economia arrivano sempre più chiari segnali di crisi, come rileva un rapporto del Kiel Institute.

Un compromesso è stato possibile almeno sulla linea da tenere nei confronti della Cina, mettendo da parte i propositi più aggressivi: come spiega il nostro corrispondente Beda Romano, in questa fase, i leader europei hanno concordato di tenere aperto il dialogo e al tempo stesso di rafforzare gli strumenti per combattere quella che viene considerata la concorrenza sleale di Pechino. Il deficit commerciale europeo con la Cina ha ormai toccato i 360 miliardi di euro nel 2025.

Sempre sul fronte commerciale, il 16 giugno l’Europarlamento ha dato il via libera finale a due regolamenti, che servono a mettere in pratica l’accordo sui dazi, raggiunto tra Bruxelles e Washington l’anno scorso. Venerdì, però, è arrivata una nuova minaccia dagli Stati Uniti, che hanno avviato un’indagine nei confronti della Germania sul presunto pagamento di prezzi troppo bassi per i farmaci innovativi. Si apre così la strada a possibili ritorsioni.

Nel Regno Unito, l’ex sindaco di Manchester, Andy Burnham, ha vinto come da copione le elezioni suppletive a Makerfield, sobborgo popolare dell’area metropolitana della città, e tornerà in Parlamento. L’intera operazione è stata pensata nel Labour per permettere a Burnham di sfidare il premier Keir Starmer e sottrargli la guida del partito e del Governo. Starmer ha ribadito che non intende farsi da parte.

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

L’inflazione nell’Eurozona

Indice dei prezzi su base annua, in %

Fonte: Eurostat

VISTO DA BRUXELLES

Europa e Irlanda al test del prossimo semestre

di Beda Romano

Tra pochi giorni, il 1° luglio, il governo irlandese assumerà la presidenza di turno dell’Unione europea. Presentando il suo programma Dublino ha messo l’accento sulla necessità di lavorare al completamento dell’unione dei mercati di capitale, di promuovere il commercio con il resto del mondo, di rafforzare la rete di distribuzione dell’energia elettrica in tutta Europa, di migliorare la presenza europea nel grande mondo dell’intelligenza artificiale. Per certi versi i temi si impongono da sé. Dietro l’angolo ci sono però questioni più urgenti. Dublino sarà chiamata a trovare un accordo sul bilancio 2028-2034 e ad accompagnare l’emergere di un nuovo protezionismo europeo nei confronti della Cina e di altri Paesi - l’Asia registra un attivo commerciale con il mondo di 1.500 miliardi di dollari).

Per sei mesi la presidenza di turno dell’Unione sarà in mano a un Paese a modo suo in prima linea nell’affrontare gli attuali sconvolgimenti internazionali. Per tradizione secolare, L’Irlanda è sempre stata politicamente neutrale, mentre in campo economico era una delle principali teste di ponte verso gli Stati Uniti. Oggi il Paese è costretto a rivedere le proprie priorità. Sta investendo nella difesa come non mai (1,5 miliardi di euro solo nel 2026), e soprattutto deve soppesare l’opportunità della sua dipendenza dalle grandi aziende americane. A quasi vent’anni dalla bocciatura del Trattato di Lisbona, in un referendum nel 2008, la presidenza di turno dell’Irlanda sarà anche l’occasione per valutare il nuovo europeismo di Dublino.

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