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Buongiorno dalla redazione del Sole 24 Ore. Questa è Start, la newsletter del mattino con le notizia principali per cominciare la giornata.
Oggi è sabato 26 settembre.
L’economia sommersa, in Italia, ha raggiunto un valore di quasi 198 miliardi di euro nel 2023 - 197,6 miliardi, per l’esattezza - pari a più del 9% sul Pil. Oltre 22 miliardi in più rispetto a 5 anni prima, cioè una crescita nominale del 12,6%. Secondo il Focus Censis Confcooperative “L’economia sommersa. Il costo dell’irregolarità per l’economia italiana” distribuendo equamente questi soldi tra tutti i cittadini italiani – dai neonati agli anziani – lo Stato potrebbe erogare un assegno individuale di ben 3.350 euro. In alternativa, questa immensa riserva invisibile sarebbe sufficiente a coprire l’intera spesa sanitaria pubblica nazionale per più di un anno, un servizio vitale che oggi richiede circa 142 miliardi di euro l’anno.
Eni ha fissato un limite massimo - vale a dire un price cap - al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive, pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali). La misura - correlata all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore - sarà applicata a partire da lunedì 28 settembre e durerà almeno un mese, prorogabile poi fino alla fine dell’anno in base all’andamento del mercato e agli approvvigionamenti. Intanto il governo convoca le raffinerie: appuntamento per l’8 ottobre, con l’obiettivo di aumentare la produzione nazionale.
La laurea in ingegneria diventerà abilitante. Al suo interno, cioè, sarà inclusa una prova che sostituirà l’esame di Stato e, di fatto, basterà da sola ad esercitare la professione. Si tratterà di un tirocinio pratico-valutativo affiancato a un esame su tematiche ordinistiche-professionali. Una novità che coinvolgerà 21 classi di laurea, tra cui ingegneria civile, quella della sicurezza, quella per l’ambiente e il territorio, l’ingegneria aerospaziale, chimica, elettrica, meccanica, navale, l’ingegneria dell’automazione, informatica, delle telecomunicazioni, l’ingegneria biomedica e quella gestionale.
La guerra russa può entrare in Italia senza che un drone attraversi il confine. È questo lo scenario su cui lavora da tempo l’intelligence italiana: non un attacco militare diretto, difficile da immaginare senza innescare conseguenze molto più ampie e chiamare in causa la Nato, ma una pressione più sottile, opaca, difficile da attribuire. Una guerra “ibrida” capace di spostare l’asse della tensione dall’Est dell’Europa fin dentro il Mediterraneo. Come? Con cyberattacchi e propaganda, principalmente, puntando a logorare la fiducia dei cittadini e a orientare l’opinione pubblica. Una strategia che vede nel mirino soprattutto i giovanissimi, e che si concretizza in particolare attraverso i social.
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Buona lettura, Giulia Riva |
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