| | | | | | | | | | | | – di Alberto Magnani | | | | | DIVORZIO SENZA FINE Brexit, atto terzo: rinvio breve, lungo o no deal? | |  | | Theresa May (Ap) | | | | | | | Ci risiamo. A 12 giorni esatti dall’avvio ufficiale della Brexit, il macchinosissimo divorzio tra Londra e la Ue, non è ancora chiaro a nessuno cosa sarà del Regno Unito e della sua rottura con i vecchi partner comunitari. Il 29 marzo è dietro l’angolo, ma lo scenario è del tutto aperto. Vi siete persi? È legittimo, quindi proviamo a fare un po’ d’ordine. O meglio... | | Order! Order! La scorsa settimana, la premier Theresa May è sopravvissuta a tre giorni di votazioni che hanno sancito un nuovo flop del suo accordo (respinto con 149 voti di scarto il 12 marzo, vanificando le maratone negoziali di May a Strasburgo), il rifiuto categorico del no-deal da parte della Camera dei Comuni (il 13 marzo) e, infine, il via libera del Parlamento alla richiesta di una proroga della data di avvio del divorzio. “Sopravvissuta” perché le 72 ore di fuoco di Westminster hanno rivelato una volta di più la debolezza di May, protagonista sempre più in bilicodi un partito conservatore dilaniato e di un governo (quasi) allo sbando. | | Rinvio lungo o breve? Questo è il dilemma Tornando alla Brexit, il governo dovrà ora chiedere alla Ue un’estensione dell’articolo 50, il meccanismo del Trattato dell’Unione europea che disciplina l’uscita di uno Stato membro. Tradotto: May si presenterà a Bruxelles per chiedere un rinvio rispetto alla scadenza del 29 marzo. La durata delle dilazione dipende, ancora una volta, dal voto della Camera dei Comuni sull’accordo di uscita siglato da May e la Ue. | | Per approfondire/No-deal? Ecco tutti i danni all’economia europea | | La mozione, dopo due bocciature, torna nella «fossa dei leoni» di Westminster il 20 marzo, sottoponendosi ancora una volta al vaglio dei parlamentari: in caso di responso favorevole, May chiederà un rinvio entro il 30 giugno; in caso di esito sfavorevole, la premier chiederà un’estensione più lunga, brandendo anche lo spettro di una partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee del maggio 2019. |  | | L’ormai celebre speaker della Camera dei Comuni, John Bercow (Reuters) | | | | | | | Però... C’è un però Il rinvio della Brexit, lungo o breve che sia, non è una questione che si stabilisce solo a Londra. L’approvazione finale del «delay» è sottoposta al voto all’unanimità dei leader dei 27 paesi europei. La decisione dovrebbe arrivare in occasione della riunione del Consiglio europeo del 21-22 marzo. | | Il presidente dell’«Euco», Donald Tusk, sta facendo di tutto per ammansire i colleghi europei più indispettiti del tira-e-molla della Gran Bretagna, assicurando che spingerà perché sia garantita l’approvazione del rinvio. In caso contrario, tanto per cambiare, potrebbe succedere di tutto: dall’uscita no-deal a un tentativo di rinegoziazione, da un (quarto!) voto sull’accordo May-Europa a un secondo referendum. Il tutto sempre entro al 29 marzo. | | | I FATTI DELLA SETTIMANA Storie da Bruxelles (e non solo) | | | La via della Seta passa per l’Italia |  | | Un treno cinese diretto a Mosca (Epa) | | | | | | | Gli scetticismi dei partner europei non intralciano l’avvicinamento di Italia e Cina sulla cosiddetta Via della seta: la Belt and road initiative, il maxi-progetto infrastrutturale che dovrebbe collegare Pechino a decine di paesi in tutto il mondo, lungo direttrici terrestri e sbocchi via mare. L’Italia ha seminato malumore a Bruxelles, annunciando la sottoscrizione di un accordo quadro che metterebbe sul piatto i porti di Genova e Trieste. | | A quanto rivela il Financial Times, però, Roma potrebbe aver trovato il “trucco” per far digerire ai partner europei la sua intesa commerciale con Pechino: accendere i prestiti alla Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), la banca di sviluppo per le infrastrutture in Aisa che fa da controaltare al Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Il coinvolgimento di Aiib fa da appiglio istituzionale al ruolo dell’Italia, visto che si tratta di una realtà riconosciuta e allineata agli standard applicati dalla Ue (a partire da appalti competitivi e gli studi sull'impatto ambientale). Il memorandum di intesa potrebbe essere siglato in occasione della visita del presidente cinese Xi in Italia. | | Bce, tutti i nomi del dopo-Draghi
|  | | Mario Draghi (Reuters) | | | | | | | Chi succederà a Mario Draghi alla presidenza della Bce? È una delle (tante) domande che inquietano i mercati, e l’Europa, in vista della scadenza del suo mandato al novembre 2019. Draghi, l’uomo del «whatever it takes» per salvare l’euro, è ancora immerso nelle sfide dei suoi ultimi mesi alla guida dell’istituto di Francoforte. Ma la scelta del suo erede, se si può definire così, sta già facendo sbizzarrire gli analisti del settore. La domanda principaleè se si tratterà di un falco o di una colomba, per ricorrere al gergo degli addetti ai lavori quando vogliono indicare un orientamento di politica monetaria restrittivo e pessimista (proprio dei falchi) o espansivo ed ottimista (identificato con le colombe). | | Un’analisi di Hetal Mehta, senior European economist di Legal&General Investment Management, ha provato a scremare le candidature più realistiche. Fra i nomi papabili spuntano l’attuale governatore della Banque de France, François Villeroy de Galhau, e il finlandese Olli Rehn (attuale governatore della Banca di Finlandia e uomo di grande esperienza politica nella istituzioni europee, in particolare la Commissione). L’unica candidata donna sarebbe Claudia Buch, numero due della Bundesbank, in teoria orientata su linee più accomodanti rispetto a quelle della banca centrale tedesca. | | Orbán, le scuse al Ppe potrebbero non bastare
|  | | Il primo ministro ungherese Viktor Orbán (Reuters) | | | | | | | Prima gli attacchi, poi la retromarcia. Tardiva e, forse, inefficace. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán è tornato sui passi, scusandosi pubblicamente per aver definito «utili idioti» le 13 sigle del Partito popolare europeo che premono per l’espulsione della sua forza politica (Fidesz) all’assemblea del gruppo del 20 marzo. Orbán, da tempo in bilicoper i suoi attacchi alla Ue e una violazione sistematica dello Stato di diritto, ha anche accettato di ritirare una campagna pubblicitaria che accusava il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, di «orchestrare» una campagna di disinformazione a favore dei migranti. | | Il mea culpa di Orbán, tra l’altro parziale («Mi riferivo alle politiche, non alle persone»), non risolve le tensioni che lo hanno portato sull’orlo della defenestrazione dalla famiglia del centrodestra europeo. Lo stesso Ppe, in compenso, è tutt’altro che compatto sul futuro del dictateur, come lo aveva chiamato ironicamente Juncker. Una fronda importante, concentrata soprattutto nel centro-nord Europa, insiste per la sua estromissione in tempi rapidi. Altri partiti, inclusa Forza Italia, restano scettici su un addio che potrebbe favorire la confluenza di Fidesz in gruppi più a destra (si parlava di un’alleanza con i polacchi di Diritto e giustizia). A proposito di Forza Italia (e di scuse). Il presidente dell’Europarlamento, «l’azzurro» Antonio Tajani, ha fatto indignare mezza Europa sfoggiando uno dei luoghi comuni più cari agli apologeti del fascismo: Mussolini «ha fatto anche cose buone». Tajani ha prima rivendicato il suo antifascismo su Twitter, per poi scusarsi in maniera più istituzionale con una lettera. | | Ps: Tajani non è stato l’unico a collezionare figuracce su citazioni (pseudo) storiche. Il numero uno della Volkswagen, Herbert Diess, ha pensato bene di spronare i suoi vertici con il motto «l’utile rende liberi» (in tedesco, Ebit macht frei). Il senso era ovviamente diverso, ma a nessuno è sfuggita l’assonanza con la scritta che campeggiava nel campo di sterminio nazista di Auschwitz (Arbeit macht frei, il lavoro rende liberi). Diess si è scusato. | | | RASSEGNA&CURIOSITÀ Cosa abbiamo letto, varie ed eventuali | |  | | La commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager (Afp) | | | | | | | 1) Margrethe Vestager, la temuta commissaria europea alla Concorrenza, starebbe per infliggere a Google una multa legata al suo servizio di banner pubblicitari Adsense. Sarebbe la terza sanzione al colosso californiano, dopo i 4,3 miliardi di euro per l’abuso di posizione dominante esercitato da Android e i 2,4 miliardi comminati nel 2017 per aver favorito il suo sistema di comparazione prezzi (Google Shopping). L’importo massimo è pari all’equivalente di 13 miliardi di dollari, ma si attende una sanzione molto più contenuta. La storia è sul Financial Times. | | 2) Matrimonio in vista fra i due gruppi bancari tedeschi Deutsche Bank e Commerzbank, almeno secondo le indiscrezioni di stampa che si sono rincorse nella scorsa settimana. Gli analisti si interrogano ancora sulla quantità di capitale che Deutsche Bank dovrebbe raccogliere per acquisire la concorrente. Ma che frutti potrebbe dare il merger? Se lo è chiesto Bloomberg. | | |  | | Il corteo degli studenti in occasione del «Fridays for Future», a Torino | | | | | | | 3) Migliaia di piazze in tutto il mondo sono state invase pacificamente il 15 marzo da «Fridays for future», la marcia contro il cambiamento climatico lanciata dalla 16enne svedese Greta Thunberg. La mobilitazione, nata sull’esempio dei sit-in della giovanissima attivista, ha riacceso i riflettori sulla crisi climatica e la sensibilità delle nuove generazioni per il «disastro ambientale» che sta stravolgendo gli ecosistemi e mettendo a repentaglio la salute di milioni di cittadini ogni anno. Luca Jahier, presidente dello European Economic and Social Committee, ha scritto questo commento su EuObserver. | | |  | | Il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord (Epa) | | | | | | | 4) Buon Saint Patrick’s Day! Oggi (17 marzo) è la festa di San Patrizio, santo patrono di Irlanda. L’appuntamento arriva, quest’anno, a ridosso di una notizia che riesce a essere sia dolorosa che liberatoria per gli irlandesi. Con 47 anni di ritardo, è arrivata la prima incriminazione per il Bloody sunday: la «domenica di sangue» del 30 gennaio 1972, quando i soldati britannici aprirono il fuoco su una folla di manifestanti, uccidendo 14 persone. L’Irish Times racconta la storia delle vittime, come omaggio a una pagina che deve ancora chiudersi. Il verdetto ha un peso simbolico notevole, in un momento di nuova instabilità dei rapporti fra i due paesi: la Brexit (vedi sopra) è incagliata da mesi proprio sulla questione dei confini irlandesi. | | Video della settimana |  | | | | | | | | Daily24 è la nuova newsletter che sostituisce 7:24 con tre diversi appuntamenti: Morning24, dal martedì al sabato, a cura di Marco Alfieri Europa24, tutte le domeniche, a cura di Alberto Magnani Sette24, al lunedì, sarà l'agenda della settimana, a cura di Alberto Magnani | | | | | | | | Disiscriviti | Newsletter | Contatti | Privacy Policy | Informativa sui Cookie | | | | | | | Sei attualmente iscritto con: squarenotizie@GMAIL.COM Il Sole 24 ORE rispetta la tua privacy. Per esercitare i tuoi diritti scrivi a: privacy@info.ilsole24ore.com © Copyright Il Sole 24 Ore Tutti i diritti riservati | | | |
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