| | | | | | | | | | | | – di Alberto Magnani | | | | | IL DIVORZIO DALLA UE Brexit, la saga infinita di Theresa May | |  | | La premier Theresa May (Reuters) | | | | | | | Altra batosta per Theresa May. Dimissioni? Neppure a parlarne. Il primo ministro britannico si è visto bocciare venerdì 29 marzo, per la terza volta, l’accordo di Brexit strappato ai partner europei nel novembre dell’anno scorso. La sconfitta è contenuta rispetto alle due umiliazioni precedenti, con solo 58 voti di scarto, ma costringe il governo a riaprire per l’ennesima volta il capitolo del divorzio tra Londra e la Ue. Secondo gli accordi con Bruxelles, Londra avrebbe potuto avviarsi a una Brexit ordinata il 22 maggio in caso di via libera della Camera. | | Non è andata così e Downing street dovrà comunicare entro il 12 aprile come intende procedere ai partner europei, nel frattempo convocati a Bruxelles il 10 aprile per un summit d’emergenza dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Lo scenario si fa, se possibile, ancora più enigmatico di prima. La Commissione europea ha messo in chiaro che l’ipotesi di un no-deal è tutt’altro che peregrina, prevedendo come data della rottura lo stesso 12 aprile. May non arretra, respingendo le richieste di dimissioni e lasciando paventare, ad alcuni, persino lo scenario di un quarto voto alla Camera. | | In fondo May ha recuperato terreno negli ultimi tre mesi, facendo breccia anche fra alcuni dei Brexiteer più accaniti che siedono fra le file della sua stessa maggioranza. Venerdì sono tornati a sostenerla due spine nel fianco come Boris Johnson e Jacob Rees-Mogg, forse allettati dall’offerta di dimissioni presentata da Mayin caso di via libera al suo accordo. Ora si tratta “solo” di far rientrare il dissenso degli ultimi ribelli Tory e del Democratic unionist party, il partito unionista nordirlandese che non ha mai digerito il cosiddetto backstop: un accordo per garantire che non venga eretto alcun confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord. | | | I FATTI DELLA SETTIMANA Storie dall’Europa | | | 1) Europa-Cina, Parigi fa incetta di accordi (senza via della Seta) |  | | Emmanuel Macron (Afp) | | | | | | | Anche la Francia di Emmanuel Macron sigla accordi miliardari con la Cina. L’unica differenza è che Parigi si guarda bene dall’aderire alla via della Seta, conservando - almeno nella forma - le distanze dalla Repubblica popolare cinese. Lo scorso martedì, 26 marzo, l’Eliseo ha annunciato di aver ottenuto una una serie di accordi bilaterali con il gigante asiatico, a partire da una commessa di dimensioni maxi: 30 miliardi per per 300 aerei del consorzio europeo Airbus. | | La sintonia fra Parigi e Pechino ha fatto irritare alcuni nel governo italiano, indispettiti dalla (apparente) contraddizione fra le critiche al memorandum di intesa italiano e le trattative francesi. Il problema, spiega Riccardo Sorrentino, è che stiamo parlando di due documenti del tutto diversi, anche nella forma. Quello siglato dall’esecutivo Lega-Cinque stelle sembra “compromettere” l’Italia verso la Cina. Quello siglato da Parigi conserva toni di distacco, considerando Pechino come un concorrente della Francia. E quindi dell’Europa. | | 2) Il Parlamento europeo dice sì alla riforma del copyright
|  | | Una pila di documenti al Parlamento europeo (Epa) | | | | | | | Alla fine, il «sì» è arrivato. Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha dato il via libera la scorsa settimanaalla cosiddetta riforma del copyright: la proposta di direttiva che dovrebbe svecchiare un quadro di regole fermo al 2001, aggiornando la disciplina sul diritto d’autore all’era dell’economia digitale. | | L’obiettivo è di «responsabilizzare» i colossi tech, come Google o YouTube, sul riconoscimento del diritto d’autore per i contenuti veicolati online - e gratis - dalle rispettive piattaforme. Ora i prossimi passaggi dovrebbero essere il via libera del Consiglio europeo e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale: nel caso tutto scorra senza intralci, come si prevede, gli Stati membri avranno due anni per recepire la regolamentazione nel proprio ordinamento giuridico. | | Iltesto finale, frutto di una gestazione di quasi tre anni, non contiene traccia delle due misure più controverse, i temuti link tax (tassa sui link) e upload filter (filtro sugli upload). L’articolo 13, quello che conteneva la (presunta) tassa sui link, si è trasformato nell’articolo 15 e fissa l’obbligo di ricompensa ai giornalisti per i contenuti veicolati online. L’articolo 15, quello che avrebbe previsto un «filtro» sui contenuti, si è trasformato nell’articolo 17 e obbliga le piattaforme a rimuovere automaticamente i prodotti protetti da copyright. | | Il verdetto finale dell’Eurocamera è stato accompagnatoda un furibondo scontro fra lobby: da un lato editori, discografici e rappresentanti dell’industria dei creativi, favorevoli a una stretta che potrebbe garantire un maggiore riconoscimento economico dei contenuti; dall’altro un inedito fronte fra i colossi del tech e i militanti del Web libero, preoccupati dai rischi di censura che potrebbero essere connaturati alla nuove regole. | | 3) Europee, (quasi) nulla di nuovo dalla terza proiezione
|  | | Il capogruppo del Partito popolare europeo, Manfred Weber (Ap) | | | | | | | Popolari e socialisti stabili, liberali in lieve calo, populisti in forma - ma non quanta basta a impensierire la tenuta di una maggioranza fra le forze tradizionali dell’Eurocamera. | | La terza proiezione sul voto di maggiodell’Europarlamento, riferita ai dati raccolti a marzo, ci consegna una quadro abbastanza statico rispetto alle prime due rilevazioni di Bruxelles. Il Partito popolare europeo,nonostante la crisi innescata dal «caso Orbán», resta il primo gruppo (188 seggi, +7 rispetto a febbraio) dell’assemblea; i Socialisti e Democratici confermano la fragilità rispetto al 2014, ma guadagnano qualche seggio (142 seggi, + 7 dalle rilevazioni di febbraio). | | I due perderanno la maggioranza detenuta finora, ma possono contare sull’appoggio dei Liberaldemocratici dell'Alde (72 seggi), con ogni probabilità rinsaldati dall’afflusso dei deputati del partito francese En Marche. Sul fronte sovranista,si conferma l’exploit della Lega di Salvini: 27 seggi (il 32,2% in Italia), contro il nuovo calo del Movimento cinque stelle (dal 24,3% a 20,9% a quota 18 con tre seggi in meno) e un discreto rialzo del Partito democratico (dal 16,9% al 20,6% (18 seggi). | | Nel loro complesso, però, i due gruppi euroscettici rimangono lontani dalla maggioranza: l’Europa delle nazioni e delle libertà migliora e arriva a 61 seggi, grazie proprio all’exploit della Lega (suo membro); l’Europa della libertà e della democrazia diretta, la compagine che include i Cinque stelle, da 39 a 30 seggi. In ogni caso si resta sotto ai 100 soggi, a distanza di sicurezza - per ora - dalla maggioranza «aggregata» tra centrodestra (Ppe), socialisti (S&D) e liberali (Alde). | | | RASSEGNA STAMPA Cosa abbiamo letto in giro, varie ed eventuali | | | Il sole splende su Madrid e Lisbona |  | | Le bandiere di Spagna e Unione europea (Reuters) | | | | | | | Iniziamo la rassegna stampa da vicino, anche geograficamente. Due articoli del Sole 24 Ore ci spiegano perché i nostri cugini della penisola iberica, Spagna e Portogallo, stanno vivendo un exploit economico che fa invidia all’Italia (ma anche alla Germania, ovviamente in proporzione). Enrico Marroracconta il «miracolo spagnolo», scandito da un’economia che corre a ritmo triplo rispetto all’Italia.Luca Veronese analizza la «svolta di Lisbona», spiegando come il Portogallo ha ridotto il suo deficit allo 0,5%. | | La politica francese e lo scontro Le Pen-Macron |  | | Marine Le Pen, leader del Rassemblement national (Afp) | | | | | | | Dicevamo di Macron. Il presidente dell’Eliseo ha guadagnato, paradossalmente, dalla brusca ascesa dei gilet gialli, rinforzando la sua immagine “grazie” alle tensioni scatenate dal movimento di protesta contro il caro-benzina. Il suo avversario reale, però, lo sta ancora aspettando al varco: Marine Le Pen, leader del partito di ultradestra Rassemblement national. La politica francese si sta trasformando in un - pericoloso - bipolarismo fra centro ed estrema destra? Se lo chiede Politico. | | La «Erdoganomics» e le elezioni in Turchia |  | | Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan parla ai suoi sostenitori (Ap) | | | | | | | Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sta sfoggiando il meglio del suo repertorio propagandistico, in vista del voto alle elezioni amministrative in Turchia del 31 marzo. La sua dialettica sa far presa, ma gli elettori potrebbero guardare più ai numeri che alla retorica: gli affanni dell’economia, a partire dal tonfo della lira turca, rischiano di indebolire la tenuta della sua leadership. La storia è sull’Economist. | | Video della settimana |  | | | | | | Daily24 è la nuova newsletter che sostituisce 7:24 con tre diversi appuntamenti: Morning24, dal martedì al sabato, a cura di Marco Alfieri Europa24, tutte le domeniche, a cura di Alberto Magnani Sette24, al lunedì, sarà l'agenda della settimana, a cura di Alberto Magnani | | | | | | | | Disiscriviti | Newsletter | Contatti | Privacy Policy | Informativa sui Cookie | | | | | | | Sei attualmente iscritto con: squarenotizie@GMAIL.COM Il Sole 24 ORE rispetta la tua privacy. Per esercitare i tuoi diritti scrivi a: privacy@info.ilsole24ore.com © Copyright Il Sole 24 Ore Tutti i diritti riservati | | | |
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