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sabato 11 maggio 2019

Europee, i sovranisti sfondano solo in Italia

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Il Sole 24 Ore
Europa24 - Le storie da sapere per cominciare la giornata

di Alberto Magnani

12 maggio 2019

CONTO ALLA ROVESCIA

Europee, i sovranisti sfondano solo in Italia

Il vicepremier Matteo Salvini (Ansa)

Il vicepremier Matteo Salvini (Ansa)

Ci siamo quasi. A due settimane dal voto del 23-26 maggio, gli istituti di ricerca hanno sfornato gli ultimi sondaggi prima del «blackout» che vieterà la diffusione di dati fino al giorno delle urne. Lo scenario che si profila conferma i numeri emersi fin dalle prime rilevazioni, almeno su scala nazionale. Secondo l’istituto di ricerca WinPoll,la Lega di Matteo Salvini è proiettata al 33,8% , contro il 22,75% del Movimento cinque stelle, il 22% del Partito democratico, il 7,8% di Forza Italia e il 5,8% di Fratelli d’Italia. I sondaggi di un altro istituto, Demopolis, si muovono su valori simili:  Lega al 31%, Movimento 5 Stelle al 23%, Partito Democratico al 22,2%, Forza Italia all’8,4% e Fratelli d'Italia il 5,5%. In entrambi i casi partiti di governo si aggirerebbero sul 50%, dei consensi come nelle nazionali del 2018, anche se i rapporti fra i due si sono sbilanciati a favore della Lega. Un boom sovranista?

Sì, se non fosse che si parla - appunto - di elezioni europee. Su scala continentale, la coalizione di forze europeiste (Partito popolare europeo, Socialisti e democratici, Alleanza dei liberali e dei progressisti, Verdi) dovrebbe guadagnare oltre 450 seggi, contro i meno di 100 cumulati dalla Lega di Salvini (proiettata a 27 seggi dall’ultimo sondaggio ufficiale dell’Eurocamera) e le varie sigle di destra accorpate dal suo progetto politico: Alleanza europea dei popoli e delle nazioni, il cartello di partiti nazionalistiinaugurato insieme al Raggruppamento nazionale di Marine Le Pen, i tedeschi di Alternativa per la Germanie e altre forze minori europee. L’obiettivo di Salvini sarebbe stato quello di dialogare con ali più a destra del Ppe, grazie alla mediazione del primo ministro ungherese Viktor Orbán. Un’ipotesi stroncata immediatamente dagli stessi vertici del Ppe, dissuadendo lo stesso Orbán dal sostenere lo sptizenkandidat (il candidato guida alla presidenza della Commissione europea) Manfred Weber.

I FATTI DELLA SETTIMANA

Storie da Bruxelles (e non solo)

1) Il totonomine per il dopo voto

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk (Reuters)

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk (Reuters)

Lo scorso giovedì 9 maggio, uno delle due Feste dell’Europa fissata in calendario insieme al 5 dello stesso mese, i leader europei si sono riuniti a Sibiu (Romania) per un summit informale di fine legislatura. Tra un appello alla «unità» e l’altro, il presidente del Consiglio europeo Donald Tuskha messo sul piatto un appuntamento di rilievo: il 28 maggio, a due giorni dalla fine del voto per le Europee, si terrà un vertice per«avviare il processo delle nomine dell'Ue» che faranno seguito alle urne. Bruxelles vuole scegliere in tempi rapidi il presidente della Commissione europea, il presidente del Consiglio europeo, il numero uno del Parlamento europeo, il presidente della Bce e l’alto rappresentante per la politica estera della Ue, la carica oggi ricoperta dall’italiana Federica Mogherini.

L’ambizione di Tusk è risolvere il cambio della guardia entro «la fine di giugno», arrivando con un pacchetto di nomine già pronto in vista della prima plenaria del nuovo Europarlamento (il 2 luglio a Strasburgo). Fra le decisioni più delicate ci sarà quella sul presidente della Commissione, anche perché i leader europei si stanno spaccando sul meccanismo degli spitzenkandidat: la possibilità, per i gruppi politici, di indicare un proprio candidato per il braccio esecutivo della Ue, influenzando la decisione dell’organismo intitolato alla scelta (il Consiglio europeo). Il processo, mai formalizzato, si scontra con il veto di alcuni leader di peso come Emmanuel Macron e rischia di sgonfiare le quotazioni del candidato dei Popolari Manfred Weber. Il favorito, in sua alternativa? Il caponegoziatore francese sulla Brexit, Michel Barnier.

2) I conti dell’Italia e Londra (quasi) di sicuro al voto

Il Commissario Ue agli Affari monetari Pierre Moscovici (Afp)

Il Commissario Ue agli Affari monetari Pierre Moscovici (Afp)

A proposito della Commissione. Il braccio esecutivo della Ue ha riservato l’ennesima doccia gelata al governo italiano, proiettando l’economia nazionale a una crescita dello 0,1% nel 2019. Il deficit pubblico si dovrebbe attestare al 2,5% nel 2019 e al 3,5% del Pil nel 2020. Anche il debito potrebbe aumentare nuovamente, al 133,7% del Pil nel 2019 e al 135,2% nel 2020. In compenso, si fa per dire, è la crescita dell’intera Eurozona a marciare al rilento. La Commissione prevede un’espansione dell’1,2% nel 2019 e dell’1,5% nel 2020, fiaccata (anche) dal rallentamento della Germania: crescita di solo lo 0,5% nel 2019, anche se è previsto un rimbalzo dell’1,5% nel 2020.

Il leader delk Brexit Party Nigel Farage (Reuters)

Il leader delk Brexit Party Nigel Farage (Reuters)

Spostandosi al di là della Manica, il Regno Unito si avvia a un paradosso sempre più verosimile: la partecipazione alle elezioni europee del 23-26 maggio, a quasi tre anni dal referendum della Brexit nel giugno del 2016. Il ministro del Gabinetto David Lidington ha ammesso che Londra «dovrà prendere parte» al voto di fine mese, visto che le trattative fra la premier Theresa May e il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn procedono a rilento e si f asempre più irrealistico un accordo entro l’ultima data utile: il 22 maggio, non a caso vigilia delle tre giorni elettorale. Le urne rischiano di compromettere ulteriormente le leadership di May, già minata da una gestione fragile della Brexit e una fronda interna al partito che spinge per le sue dimissioni. Fra i vincitori si annuncia invece il Brexit Party, il partito indipendentista fondato dall’ex europarlamentare Nigel Farage (foto).

3) L’Europa spezzata e le elezioni sul Sole

Manifestazione pro-Europa a Berlino, lo scorso 5 maggio (Afp)

Manifestazione pro-Europa a Berlino, lo scorso 5 maggio (Afp)

L'Europa che va alle urne il 23-26 maggio è spezzata a metà fra federalisti e sovranisti. O meglio, fra tante metà diverse: quella fra tassi di disoccupazione minimi e preoccupanti, province colonizzate dall’ultradestra e metropoli inamovibili dal voto moderato, ritmi di crescita della ricchezza incalzanti e zone dove i redditi stagnano da anni. Volete ripercorrere le contraddizioni europee per arrivare con qualche dato (e immagine) in più alle urne? Il Sole 24 Ore ha realizzato un lavoro di team, coordinato da Luca Salvioli e Laura Cattaneo, per riassumere in 18 card i numeri che agitano la Ue in vista di uno dei voti più sensibili per il progetto di integrazione europea.

Se invece preferite un aggiornamento quotidiano e una discussione sulle sfide del voto con i giornalisti del Sole 24 Ore e altri utenti, abbiamo lanciato due piattaforme digitali ad hoc:un Dossier sulle elezioni 2019 che fa da contenitore per tutti i servizi del Sole 24 Ore sull’Europa, incluse sperimentazioni video e multimediali;un gruppo Facebook per conversare «orizzontalmente» su economia e politica europea, condividendo contenuti e lanciando spunti di discussione. L’unico vincolo è restare coerenti con il tema Ue e mantenere un tono dialettico. Siete tutti benvenuti!

RASSEGNA STAMPA, VARIE ED EVENTUALI

Cosa abbiamo letto in giro sull’Europa

La Lituania al referendum per il dopo-Brexit

Manifesti anti-Brexit  a Londra (Reuters)

Manifesti anti-Brexit a Londra (Reuters)

I lituani vanno oggi alle urne per un referendum sulla concessione della doppia cittadinanza, nazionale e britannica. La misura si è resa necessaria nel timore che una Brexit no-deal, una Brexit senza tutele diplomatiche, finisca per compromettere carriera e libertà di circolazione dei 200mila connazionali che vivono nel Regno Unito. Lo “sdoppiamento” conviene a tutti? Sulla carta sembra di sì, ma i promotori della campagna temono che disinformazione e «apatia» degli elettori possano trascinare la consultazione verso il flop. La storia è raccontata da Politico.eu.

ThyssenKrupp, licenziamenti di massa dopo lo stop alla fusione

Un lavoratore ThyssenKrupp (Epa)

Un lavoratore ThyssenKrupp (Epa)

ThyssenKrupp, il colosso tedesco dell’acciaio, ha annunciato un maxi-piano di esuberi dopo lo stop della Commissione europea al suo proposito di fusione con Tata. L’azienda ha annunciato 6mila licenziamenti, di cui 4mila concentrati nella sola Germania. Ora il gruppo ha intenzione di quotare ThyssenKrupp Elevator, una delle divisioni più redditizie dell’azienda grazie a un valore di 7,6 miliardi sui 42,7 milairdi complessivi del fatturato. La notizia ha fatto impennare il titolo di Borsa fino a picchi del 20% sul Dax, il principale listino tedesco. Cronaca e analisi sulla Frankfurter Allegemeine Zeitung.

Il parlamento irlandese dichiara «l’emergenza climatica»

Studenti in piazza contro il cambiamento climatico (Epa)

Studenti in piazza contro il cambiamento climatico (Epa)

C’è qualcosa che accomuna il parlamento britannico a quello irlandese: il clima, inteso come rischi e contrasto al surriscaldamento globale. Dopo quello di Londra, anche il parlamento di Dublino ha dichiarato lo «stato di emergenza climatico» nel paese, lanciando una serie di misure politiche per «esaminare come si possa migliorare il responso del governo alla questione della perdita di biodiversità». La Camera dei Comuni britannica aveva anticipato i colleghi irlandesi dando il via libera allo stato di emergenza con una mozione votata il 1 maggio. Potete leggere di più sul The Guardian.

VIDEO DELLA SETTIMANA

Federalisti contro i sovranisti

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