| Fernando Colombo scrisse una vita del celeberrimo padre Cristoforo, e visitò l'America. Ma è noto per i viaggi intrapresi in Europa per assemblare una biblioteca universale. Una storia affascinante, tutta da raccontare. Lo fa per i lettori della Domenica Piero Boitani, partendo dal libro di Edward Wilson Lee, che insegna a Cambridge e che ha scritto Il catalogo dei libri naufragati. Sullo sfondo ci sono i decenni di stupore ed euforia che durarono per tutto il Cinquecento. La scoperta dell'America era l'evento più importante che si fosse verificato dopo l'incarnazione di Cristo. Fernando Colombo, che per tutta la vita coltivò il ricordo del padre, il grande Ammiraglio, fu testimone e talvolta attore di queste vicende. Ma la sua impresa più grande, ci spiega Boitani, consistette in una serie di viaggi alla ricerca in tutta Europa di volumi preziosi e meno, di pamphlet, ballate, diari. Fu questa ricerca che lo spinse a Roma, Venezia, Magonza, Anversa e cento altre città: ad acquistare senza posa tutto quello che gli capitava sottomano. Il catalogo dei libri naufragati è allora la storia della vita e della biblioteca di Fernando Colombo: una storia raccontata come fosse un romanzo, ma basata sui documenti e ricostruita da uno scienziato che ha lavorato a lungo sul suo progetto. Edward Wilson-Lee dimostra infatti doti non comuni di scrittore: sa organizzare la narrazione con tutti i particolari, tutte le svolte e le sorprese del caso, ma in un disegno coerente e affascinante: un libro che è esso stesso biblioteca alla maniera di Borges e di Rabelais: «Il Bandolo teologale / la Mostardiera della penitenza…R. Lullius, De baloccamentis principium», recita il Pantagruel prendendo in giro le pomposità librarie della sua epoca. Tutta la prima delle quattro parti che scandiscono il Catalogo è dominata dalla figura paterna. Cristoforo non è personaggio esauribile in poche pagine e neppure in pochi tomi. È un uomo complesso: grande navigatore e visionario; ambizioso, intrattabile, terribile. In più, possiede conoscenze contrastanti, fonti disparate. Le sue imprese, come hanno messo in luce, per citare soltanto due classici, Todorov (La conquista dell'America) e Greenblatt (La meraviglia e il possesso), sono un groviglio intricatissimo di geografia e storia: antiche, medievali e rinascimentali. Wilson-Lee rende ad esse giustizia, e mostra quanto, in fondo, il figlio gli assomigli, nonostante il maggior tatto, l'uso delle corti, e l'educazione più accurata. Anche Fernando, come il padre, è un maniaco. Un collezionista di libri e di stampe senza pari nel Cinquecento, che appunto accoglie nella sua biblioteca tutto, senza discriminazioni gerarchiche, e organizza quella biblioteca secondo principi, cangianti ma predeterminati. Ed elabora cataloghi uno dopo l'altro, incrociandoli, ibridandoli, trasfondendo l'uno nell'altro.
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