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sabato 1 giugno 2019

Europa, maggioranza (e Commissione) cercansi

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Il Sole 24 Ore
Europa24 - Le storie da sapere per cominciare la giornata

di Alberto Magnani

02 giugno 2019

DOPO IL VOTO DEL 23-26 MAGGIO

Europa, maggioranza (e Commissione) cercansi

La composizione della nuova Eurocamera (Parlamento Europeo)

La composizione della nuova Eurocamera (Parlamento Europeo)

Per una volta, i pronostici si sono avvicinati alla realtà. Il parlamento europeo è uscito dal voto del 23-26 maggio con una frammentazione inedita in 40 anni di elezione diretta dell’Eurocamera. Il duopolio che aveva mantenuto il controllo del Parlamento dal 1979, quello di Popolari e Socialisti, si è infranto con il calo parallelo delle famiglie di centrodestra e centrosinistra: da 216 a 179 seggi il Ppe, da 185 a 153 seggi i Socialisti&Democratici.

LEGGI/Il dossier del Sole 24 Ore sulle Europee

Nel complesso si parla “solo” di 332 seggi, sotto i 376 necessari per formare una maggioranza nell’emiciclo. È andata meglio ai liberali dell’Alde, lievitati da 69 a 105 seggi, in linea con l’ascesa dei Verdi da 52 a 69 seggi. La famosa ondata sovranista si è risolta con numeri contenuti. L’Europa delle nazioni e delle libertà, il gruppo che dovrebbe confluire in blocco nella Alleanza di Matteo Salvini, è cresciuta da 36 a 58 seggi, sulla spinta quasi esclusiva dei 29 seggi conquistati dalla Lega. L’Europa delle libertà e della democrazia diretta, a sua volta destinata a dissolversi nel nuovo parlamento, è cresciuta da 42 a 54 seggi. Salvini stima di avere dalla sua una base di «almeno 70 deputati», comunque pochi per impensierire un eventuale blocco europeista.

Fra le intese più probabili si annuncia un’alleanza a quattro fra Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi, forte di una margine di sicurezza di oltre 500 seggi. Le alleanze all’Eurocamera, però, sono sono il primo dei nodi da sciogliere per la legislatura al debutto. I leader europei dovranno trovare un accordo su cinque nomine di peso come il presidente dell’Europarlamento, presidente della Commissione, presidente del Consiglio europeo, Alto rappresentante per gli Affari esteri e presidente della Banca centrale europea. Il primo braccio di ferro, soprattutto fra Francia e Germania, si sta giocando sulla carica di presidente della Commissione europea: Emmanuel Macron rifiuta il principio dello spitzenkandidate spinge per un presidente francese (come Michel Barnier) o liberale; Angela Merkel non può che restare schierata a fianco di Manfred Weber, il capolista dei Popolari, ma è disposta a cedere a compromessi. Come quello che potrebbe essere raggiunto su Margrethe Vestager, l’ex commissaria alla Concorrenza capace di mettere d’accordo Macron, Merkel e le rispettive famiglie politiche.

LE ANALISI DOPO IL VOTO

Storie da Bruxelles (e non solo)

Questa settimana, le «storie da Bruxelles» non possono che riguardare l’esito delle elezioni e gli scenari che si affacciano sulle istituzioni europee dopo il voto del 23-26 maggio. In ordine sparso...

I margini stretti dei sovranisti, o del perché Salvini è in minoranza

Salvini commenta i risultati della notte elettorale (Reuters)

Salvini commenta i risultati della notte elettorale (Reuters)

È fuori dubbio che Matteo Salvini sia il protagonista italiano del voto alle Europee. La sua Lega vola oltre il 34%, un record storico che ribalta i rapporti di forza con gli alleati dei Cinque stelle (appena sopra il 17%). Ma l’exploit basta a incoronarlo come un leader europeo? Beda Romano dà una risposta: no. Il fronte dei sovranisti in via di costruzione su scala europea è in minoranza al Parlamento europeo, può fare poco al Consiglio e dovrà attendere la nomina del presidente della Commissione per conoscere il suo peso reale nell’esecutivo comunitario. Come non bastasse, stanno piovendo le prime docce gelate sul suo tentativo di ampliare il gruppo dei sovranisti oltre gli steccati dell’ultradestra. «L’amico» Viktor Orban, primo ministro ungherese, ha chiuso all’ipotesi di una collaborazione con il vicepremier italiano. Per ora.

Europee, chi ha vinto e chi ha perso fra i leader Ue

La cancelliera tedesca Angela Merkel (Epa)

La cancelliera tedesca Angela Merkel (Epa)

In teoria la competizione per le Europee si sarebbe dovuta giocare fra gli spitzenkandidaten, i candidati guida indicati dai partiti per la carica di presidente della Commissione europea. Nei fatti, non è un mistero che il voto alle urne sia equivalso a un referendum sulla popolarità di alcuni dei leader che si sono scontrati in vista di uno degli snodi più sensibili per la storia dell’integrazione comunitaria. Chi ha vinto e chi ha perso? Abbiamo provato a raccontarlo con questo video. Un indizio: tra gli sconfitti ci sono il presidente Emmanuel Macron, superato in patria dal Raggruppamento nazionale di Marine Le Pen, e Theresa May, la premier britannica accusata di aver schiacciato ai minimi storici i consensi del Partito con servatore; tra i vincitori Matteo Salvini, sia pure con i margini visti sopra, e il capogruppo dei Liberali Guy Verhofstadt.

La mappa dei consensi, chi ha votato chi in Europa

Theresa May (Reuters)

Theresa May (Reuters)

A proposito di vincitori, perdenti o tutte e due le cose insieme. Il voto europeo ha prodotto esiti ben diversi nei 28 stati membri chiamati alle urne. Il trend generale è stata la tenuta dei partiti europeisti alla ondata delle forze euroscettiche, anche grazie alla crescita oltre le attese di Liberali e Verdi. La scomposizione nazionale dei seggi, però, riserva alcune sorprese. Per fare qualche esempio: i Verdi tedeschi cannibalizzano i consensi del vecchio Partito socialdemocratico e il premier (socialista) spagnolo Sanchez stravince a un mese dalle nazionali, mentre in Grecia i popolari di Nuova Democrazia fanno incetta di voti e mandano in crisi il governo di Tsipras.

RASSEGNA STAMPA

Cosa abbiamo letto in giro

1) Commissione, Vestager for president

La presidente della Commissione europea Margrethe Vestager (Epa)

La presidente della Commissione europea Margrethe Vestager (Epa)

Nella corsa alla presidenza dell’esecutivo Ue, Margrethe Vestager «barra tutte le caselle». Lo scrive l’Economist, sbilanciandosi in un endorsement per la commissaria alla Concorrenza danese che ha fatto infuriare i colossi della Silicon Valley e la grande industria europea. «Lady tax», come la chiama con irritazione Donald Trump, presenta una serie di requisiti preziosi: esperienza nelle istituzioni, un buon lavoro nella Commissione e carisma, qualità un po’ carente negli spitzenkandidaten Manfred Weber (Popolari) e Frans Timmermans (Socialisti).

2)  Anche la Germania si fa in quattro
La frammentazione del voto Ue non risparmia la Germania. Una mappa interattiva realizzata dalla testata tedesca Die Zeit evidenzia le divisioni che pervadono la «locomotiva d’Europa», anche in cabina elettorale: la Cdu resta il partito di maggioranza ma scivola intorno al 28%, i Socialdemocratici resistono solo in alcuni feudi storici, i Verdi trionfano nel nord e nella ricca Amburgo, l’Afd fa il pieno nelle province dell’Est. Il voto ricalca le fratture sociali e politiche che attraversano il Paese.

3) Le speranze e le paure del voto in Europa
Cosa insegnano le elezioni europee, viste dagli Stati Uniti? Ci sono ragioni di speranza, come la crescita fiacca dei sovranisti e l’ascesa dei Verdi. Ma anche qualche motivo di preoccupazione, a partire dal vuoto che si sta creando nelle forze centriste e il rischio di una frammentazione sempre più radicale. Il New York Times fa un bilanciodell’esito delle urne del 23-26 maggio, cercando di trarre qualche ispirazione per gli Stati Uniti.

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