| Convento della Verna, in provincia di Arezzo. E' stata finalmente censita, e descritta, l'imponente collezione delle «cinquecentine», rari e preziosi volumi risalenti al XVI secolo. Lassù, nelle solitudini, ci dice Carlo Ossola, autore questa settimana della copertina della Domenica, la biblioteca diventa foro della coscienza e «piazza universale». Il catalogo delle cinquecentine della Biblioteca francescana della Verna, sopravvissuta a soppressioni, smembramenti, riaggregazioni, suscita trepidante ammirazione, per il mirabile lavoro di ricostituzione svolto da Chiara Razzolini e Chiara Cauzzi, e anche una certa inquietudine storica: i volumi che si presentano oggi alla nostra contemplazione e al nostro studio, donde provengono, come sono stati letti, quale senso affidano al lettore del XXI secolo? I fraticelli lo sanno: i libri accrescono dubbio e turbamento, eppure sono lì gelosamente custoditi da secoli. Si conservano anche – nonostante il rogo comminato all'autore – i Molti devotissimi trattati del reverendo padre frate Ieronymo Savonarola (nell'edizione veneziana del 1535), che accendono e spronano, perché il tempo umano è breve e anche nella preghiera bisogna ”rubare il tempo”: «E più vale un Pater noster detto con devozione e con attenzione, che mille senza attenzione, perché un, detto attentamente, genera fervore e spirito, ma mille, senza devozione detti, generano fastidio e tedio. Per la qual cosa vi conforto a far spesso orazione breve, e massime a robar il tempo» (Trattato della vita viduale). La pace dei chiostri non è inazione e anzi, tra quelle pagine che di continuo alitano e mormorano e sollecitano, è frutto di guerra interiore: «peroché quella pace di mente, la quale si acquista in questa guerra, è pace vera e solida che supera ogni senso, ma quella pace la quale hanno molti, o per natura o per negligenzia senza combattere, non è vera pace, perché tanto dura quanto l'uomo sta senza combattere, ma la pace, acquistata con fatica e guerra spirituale, è tanto grande e ferma che non si smarrisce nella guerra» (Regole convenienti a tutti gli religiosi). La sola biblioteca vale una visita al «crudo sasso», direbbe Dante, della Verna; e scorrendo il catalogo e i volumi traspare un umanesimo sereno, che emblematicamente si raccoglie nei libri scritti da uno di quelli che vissero alla Verna, Bartolomeo Cambi da Salutio: l'«Indice dei possessori» infatti, approntato dalle curatrici, ci attesta che l'autore non solo aveva siglato la proprietà di alcuni dei più importanti classici, da Virgilio a Boezio a san Bernardo, ma anche il frontespizio di Guillaume Budé, Commentarii linguae grecae, Basileae, in aedibus Bebelii, 1530, opera-manifesto dell'umanesimo europeo. Scorrendo i cataloghi, e i volumi, quello che traspare è un umanesimo sereno.
Nel menu della Domenica molti altri argomenti. Ecco una selezione per i lettori del Sole 24 Ore |
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