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sabato 6 luglio 2019

Nuovi vertici Ue, il governo italiano ai margini

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Il Sole 24 Ore
Europa24 - Le storie da sapere per cominciare la giornata

di Alberto Magnani

07 luglio 2019

DA VON DER LEYEN A SASSOLI

Nuovi vertici Ue, il governo italiano ai margini

 Ursula von der Leyen  e Donald Tusk (Afp)

Ursula von der Leyen e Donald Tusk (Afp)

Si è sbloccata la partita delle nomine Ue. Nell’arco di 48 ore, in concomitanza tra Bruxelles e Strasburgo, i leader europei e il Parlamento hanno definito il nuovo quadro dei verici Ue per i prossimi cinque anni. A Bruxelles, i capi di Stato e governo riuniti nel Consiglio europeo sono riusciti a raggiungere il 2 luglio un accordo sulle cariche pendenti per il 2019: la ministra tedesca alla Difesa Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione, anche se dovrà attendere il via libera del Parlamento nella plenaria del 15-18 luglio;  il numero uno del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde a capo della Banca centrale europea, in successione a Mario Draghi; l’ex primo ministro belga Charles Michel prenderà le redini del Consiglio europeo;  lo spagnolo Josep Borrell, già presidente dell’Eurocamera, subentrerà a Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera della Ue.

Il neopresidente del Parlamento David Sassoli (Ap)

Il neopresidente del Parlamento David Sassoli (Ap)

Da Strasburgo, dove stava andando in scena la prima plenaria dell’Europarlamento 2014-2019, è arrivata l’ultima nomina rimasta in sospeso: il presidente del Parlamento europeo.La scelta è caduta il 3 luglio sull’eurodeputato italiano del Pd David Sassoli, candidato la sera prima dal gruppo dei Socialisti&Democratici ed eletto alla seconda votazione con 345 preferenze contro i 160 voti di Jan Zahradil (Conservatori e riformisti), i 119 voti di Ska Keller (Verdi) e i 43 voti di Sira Rego (Gue-Sinistra). Sassoli ha inaugurato i suoi due anni e mezzo alla guida dell’Eurocamera con un appello all’unità della Ue, indicando la riforma del regolamento del Dublino come urgenza per i lavori dell’assemblea comunitaria. Quanto all’ultimissimo tassello, la scelta dei 14 vicepresidenti, il voto si è chiuso con l’elezione di un unico italiano: Fabio Massimo Castaldo, esponente dei Cinque stelle, uscito vittorioso nel terzo scrutinio contro la leghista Mara Bizzotto.

Il presidente francese Emmanuel Macron (Afp)

Il presidente francese Emmanuel Macron (Afp)

Chi ha vinto e chi ha perso? Non è facile tracciare un bilancio, visto il gioco di incastri che ha costretto quasi tutti i paesi ad accettare un compromesso. Ma di sicuro ci sono alcuni punti fermi.L’asse franco-tedesco si è rinforzato , con la scelta di un esponente Cdu alla Commissione (von der Leyen, sponsorizzata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel) e di una francese alla Bce (Lagarde, spinta dal presidente Emmanuel Macron, che incassa anche la nomina del liberale Michel alla guida del Consiglio europeo);  i socialisti hanno subito l’estromissione improvvisa del loro candidato Frans Timmermans e restano scettici su von der Leyen, ma incassano la presidenza del Parlamento con Sassoli; il Ppe è in teoria rappresentato dalla nuova commissaria, ma non ha gradito lo smantellamento del meccanismo degli spitzenkandidaten (i candidati indicati da partiti) e la fine ingloriosa di Manfred Weber, sacrificato nel nome della realpolitik del Consiglio.

Chi è rimasto ai margini è il governo Lega-Cinque stelle. La «rivoluzione del buonsenso» annunciata da Salvini è andata a sbattere su un pacchetto di nomine che taglia fuori le preferenze del governo italiano, con l’aggiunta della «beffa» di Sassoli: l’unico italiano ai vertici è un esponente del Pd e dei Socialisti, due forze all’estremo opposto delle linee-guida del governo gialloverde. I Cinque stelle si consolano con l’elezione di Castaldo a vicepresidente.La Lega subisce la sconfitta di Mara Bizzotto nella stessa carica, tra l’altro superata proprio da Castaldo nella terza sessione di voti. Bizzotto ha addossato il flop a una manovra dei partiti pro-europei e delle «élite di Bruxelles», ma in realtà l’insuccesso è dovuto anche al suo stesso gruppo politico. I parlamentari europei di Identità e democrazia, la sigla di destra capeggiata dall’italiano Marco Zanni, hanno abbandonato platealmente l’aula in occasione del terzo voto per protesta contro il ricorso al voto elettronico segreto.

I FATTI DELLA SETTIMANA

Storie da Bruxelles (e non solo)

1) La Commissione ritira la procedura sul debito

Il commissario agli Affari monetari Pierre Moscovici (Epa)

Il commissario agli Affari monetari Pierre Moscovici (Epa)

La settimana ha riservato anche buone notizie all’esecutivo Conte. La Commissione europea ha ritirato la procedura per eccesso di debito avanzata contro l’Italia, ritenendola «non giustificabile» a fronte degli sforzi del governo per rimettere in carreggiata i conti pubblici nel 2019.

I vertici Ue si sono ritenuti soddisfatti del «piano Tria», giudicato in linea con le sue richieste di riduzione del disavanzo pubblico. «Riteniamo che una procedura per debito eccessivo non sia più giustificata – ha detto il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici –. La correzione decisa dal governo Conte di 7,6 miliardi di euro, pari allo 0,42% del Pil, è molto molto significativa».

Il confronto, però, è solo rinviato all’autunno. La Commissione, scrive Beda Romano, tiene gli occhi ben aperti sulle politiche economiche del governo e soprattutto la Finanziaria 2020: un appuntamento che potrebbe riaccendere le tensioni fra la maggioranza Lega-Cinque stelle e l’Europa, con il rischio di avviare per la terza volta in meno di due anni la procedura appena sospesa da Bruxelles.

2) Von der Leyen, l’ostacolo del sì all’Europarlamento

Un voto all’Europarlamento (Afp)

Un voto all’Europarlamento (Afp)

Ursula von der Leyen è diventata il deus ex machina (o meglio, dea ex machina) nelle trattative Ue per la scelta del futuro presidente della Commissione. I leader europei hanno indicato la ministra tedesca della Difesa come numero uno dell’esecutivo Ue, mala candidatura dovrà passare per il via libera del Parlamento.

L’Eurocamerà potrà approvare o meno von der Leyen nel corso della sua prossime plenaria, in cantiere dal 15 al 18 luglio a Strasburgo. Per il sì c’è bisogno della maggioranza dei parlamentari, pari a un totale di almeno 375 voti. La ministra sta intraprendendo una serie di colloqui con i vari gruppi politici per assicurarsi una quota adatta di consensi, anche se è improbabile che la sua campagna faccia breccia all’estrema destra e sinistra dell’Eurocamera. Identità e democrazia, il cartello di nazionalisti lanciato da Matteo Salvini, ha già messo in chiaro che «rivendicherà il ruolo del Parlamento» votando contro la candidata del Consiglio.

L’ago della bilancia, però, potrebbero rivelarsi i Verdi. Con i suoi 74 seggi, il gruppo può fare la differenza sulla conta finale dei voti. Da qui l’appello del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk perché Popolari, Socialisti e Liberali «cooperino con i Verdi» in vista della plenaria. Senza il loro appoggio, la strada di von der Leyen si complica. Con il loro appoggio, il fronte pro-europeo si può rinsaldare. Anche se il partito aumenterà il suo potere negoziale in vista dei lavori dell’Eurocamera.

3) Grecia alle urne, il paese (e i mercati) guardano al centrodestra

Il leader di Nuova Democrazia Kyriakos Mitsotakis (Afp)

Il leader di Nuova Democrazia Kyriakos Mitsotakis (Afp)

Oggi la Grecia torna alle urne per le elezioni nazionali, con largo anticipo rispetto alla data originaria di novembre. Il voto è stato chiamato dall’attuale primo ministro, Alexis Tsipras, dopo la batosta subita alle scorse Europeee l’apertura di una crisi definitiva nel governo trainato dal suo partito, Syriza. I sondaggi e gli investitori puntano su un ribaltone a favore di Nuova democrazia, la forza di centrodestra che candida Kyriakos Mitsotakis. Il leader è gradito ai mercati per un atteggiamento business friendly e la promessa di nuovi investimenti, tanto che l’eventualità della sua vittoria è già stata salutata con rialzi record della Borsa di Atene nelle ultime sedute.

Ad oggi la forbice evidenziata dai sondaggi vede Neo-Demokratia avanti al 36% circa nelle intenzioni di voto contro il 28% di Syriza (alle Europee si parlava del 33% contro il 24%). Tsipras si mostra comunque ottimista e non esclude un ribaltone a suo favore dal voto di domenica, complici figure carismatiche come la 34enne ministro del Lavoro Effie Achtsioglou. Il nodo, comuque, resta il raggiungimento di una maggioranza. Tsipras farebbe fatica a centrare la soglia minima rispetto ai 300 deputati della Camera. Nuova Democrazia, forse, anche.

RASSEGNA STAMPA

Cosa abbiamo letto in giro, varie ed eventuali

1) I siciliani «disillusi» votano Lega

Manifestanti vicini a Salvini ad Agrigento (Afp)

Manifestanti vicini a Salvini ad Agrigento (Afp)

La Sicilia come nuovo serbatoio di consensi per Salvini. L’ultimo tabù della Lega, primeggiare al Sud, è stato ampiamente infranto con le elezioni Europee 2019, segnando un picco di consensi per il partito di Salvini anche nelle regioni un tempo più ostili: quelle del Mezzogiorno. Oggi il suo successo, sbarcato “persino” in Sicilia, è il frutto del disincanto per la sinistra e i vecchi partiti in generale. Il reportage è sul Financial Times.

2) La lunga, lenta morte di Venezia
Venezia sta morendo? O, peggio, trasformandosi in un «parco divertimenti» per soli turisti, privo di cittadini e di un tessuto economico reale? La domanda, avanzata dallo storico dell’arte Salvatore Settis con un libro quasi omonimo («Se Venezia muore»), aleggia fra le calli sempre più isolate dalla Serenissima. Solo un dato: la popolazione è in calo costante dagli anni ’50 del secolo scorso, mentre i flussi turistici non fanno che aumentare. La storia è su Bloomberg.

3) Le deae ex machina alla guida dell’Europa
Christine Lagarde e Ursula von der Leyen. I due nomi emersi dalla riunione-fiume del Consiglio europeo hanno spiazzato l’opinione pubblica e creato qualche malumore, dal curriculum di Lagarde all’ipotesi di un’opposizione parlamentare a von der Leyen. Le sfide che si trovano di fronte, scrive l’Economist, sono a dir poco «monumentali»: la successione a Draghi nel caso di Lagarde, la gestione di dossier come integrazione economica, migrazioni e cambiamento climatico per von der Leyen. La parola agli anni che verranno.

VIDEO DELLA SETTIMANA

Chi è David Sassoli, nuovo presidente del Parlamento Ue

Chi e' David Sassoli, nuovo presidente del Parlamento Europeo

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