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domenica 22 febbraio 2026

Parte la corsa al dopo Lagarde, quattro anni di guerra in Ucraina, il rebus dello stop ai dazi Usa

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Michele Pignatelli

22 febbraio 2026

la settimana

Parte la corsa al dopo Lagarde, quattro anni di guerra in Ucraina, il rebus dello stop ai dazi Usa

Andrew Mountbatten Windsor lascia la stazione di polizia dopo l’arresto avvenuto giovedì 19 febbraio REUTERS/Phil Noble/File Photo

Buongiorno e bentornati su Europa24. L’indiscrezione secondo cui la presidente della Bce, Christine Lagarde, sarebbe intenzionata a lasciare il suo incarico in anticipo sulla scadenza naturale dell’ottobre 2027 ha animato questa settimana il dibattito politico in Europa. Nessuna conferma ufficiale, naturalmente, anzi: Lagarde ha dichiarato di aspettarsi di completare il mandato. Subito tuttavia si è innescato un toto-nomine per la successione e per gli altri posti chiave in scadenza alla Banca centrale europea (dal capoeconomista, Philip Lane, al membro del Board, Isabel Schnabel), unito a speculazioni sul futuro possibile incarico per l’ex direttrice del Fondo monetario internazionale.

A dettare la scelta di Lagarde, se sarà confermata, le preoccupazioni sul possibile successo del Rassemblement National alle elezioni presidenziali francesi dell’aprile 2027. L’obiettivo sarebbe dunque quello di consentire al presidente in carica, Emmanuel Macron - ma più in generale all’establishment europeo - una scelta non condizionata dalla destra radicale, mentre il Paese fa i conti con un clima politico sempre più incandescente dopo l’uccisione del 23enne nazionalista Quentin Deranque a Lione.

Macron nel frattempo continua a distinguersi per un grande attivismo sul palcoscenico internazionale, soprattutto in campo militare. L’AI Impact Summit di New Delhi, a cui ha poi preso parte, è stato l’occasione per rafforzare i legami con l’India di Narendra Modi, soprattutto nel campo della difesa, dalla vendita di caccia Rafale alla cooperazione per la produzione in India delle bombe teleguidate Hammer.

Sembra invece registrare una battuta d’arresto pesante il progetto di caccia franco-tedesco-spagnolo Fcas, con la presa di posizione pubblica del cancelliere Friederich Merz, affidata a un podcast. Anche se le complesse implicazioni del rapporto tra Parigi e Berlino in campo militare potrebbero ancora riservare sorprese.

La guerra in Ucraina raggiungerà la settimana prossima la drammatica durata di quattro anni e il conflitto non mostra schiarite sostanziali: mercoledì si è concluso infatti senza svolte significative il secondo round di negoziati a Ginevra. In occasione dell’anniversario, le istituzioni Ue saranno a Kiev, la settimana prossima, per ribadire il sostegno e la vicinanza dell’Europa; ci vorrebbero arrivare con il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia già approvato, ma le resistenze di alcuni Paesi - oltre all’Ungheria, la Grecia e Malta secondo fonti comunitarie - hanno rimandato alla riunione dei ministri degli Esteri di domani la decisione finale.

Sul fronte economico la notizia della settimana è la bocciatura da parte della Corte suprema Usa dei dazi di Trump (i cui effetti globali sono peraltro stati relativamente contenuti secondo il rapporto annuale di Coface, presentato questa settimana). Inevitabili reazioni e ripercussioni anche in Europa con il Parlamento europeo che, di fronte alle incognite legate alla sentenza, sembra intenzionato a rinviare il voto di ratifica su due regolamenti attuativi dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti, in programma il 24 febbraio.

La grande incertezza geopolitica ed economica spinge intanto Bruxelles ad accelerare su diversi fronti. Uno di questi è il ruolo internazionale dell’euro, a fronte di una sovranità monetaria percepita come a rischio, come vi raccontiamo in questo approfondimento.

Chiudiamo con la notizia clamorosa arrivata giovedì dal Regno Unito: l’arresto, seppure solo per dodici ore, dell’ex principe Andrea, in seguito a rivelazioni degli ormai ben noti Epstein files che lo accusano di aver condiviso con il finanziere pedofilo morto suicida informazioni riservate, quando il fratello di Re Carlo III era inviato commerciale.

il grafico della settimana

L’impennata dell’industria militare francese

Fonte: Insee

visto da bruxelles

L’Industrial Accelerator Act test del nuovo protezionismo europeo

di Beda Romano

Si toccherà con mano nelle prossime settimane il nuovo impegno europeo a maggiore interventismo in politica economica. Ricordiamo che in un incontro informale a metà febbraio, i Ventisette hanno optato per maggiore protezionismo nei settori più strategici, passi avanti verso la nascita di un unico mercato finanziario, e nuove misure di consolidamento del settore delle telecomunicazioni. A breve la Commissione europea dovrà presentare una tabella di marcia che i capi di Stato e di governo saranno chiamati ad approvare in marzo. Nel frattempo, novità dovrebbero esserci sull’idea di imporre la preferenza europea, in particolare nel settore dell’auto elettrica.

Da mesi Bruxelles sta lavorando su un testo legislativo, l’Industrial Accelerator Act, che dovrebbe introdurre la possibilità di incentivare la vendita di vetture elettriche in presenza di un minimo di componenti europei. Si discute ancora della percentuale esatta e se inserire nella clausola anche componenti provenienti da Paesi partner, come la Norvegia, o da Paesi con i quali è stato firmato un accordo di libero scambio, come il Canada. Lo snodo non è banale perché servirà da cartina di tornasole per capire come e quanto l’Unione europea vorrà declinare il nuovo protezionismo europeo e perseguire il concetto di Buy European.

il voto in europa

Elezioni anticipate ad aprile in Bulgaria, Rubio benedice Orbán in Ungheria

Il segretario di Stato americano, Marco Rubio (a sinistra), stringe la mano al premier ungherese Viktor Orban a Budapest (AP Photo/Alex Brandon, Pool)

All’agenda elettorale di primavera dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia si aggiunge la Bulgaria, dove la presidente, Iliana Iotova, ha fissato per il prossimo 19 aprile le elezioni parlamentari anticipate, dopo la caduta del governo in dicembre, travolto dall’onda delle proteste popolari contro la corruzione, e le successive dimissioni a sorpresa del presidente Rumen Radev. Si tratta dell’ottava consultazione elettorale in cinque anni e proprio Radev, il politico più popolare in Bulgaria, si candiderà alla carica di primo ministro, probabilmente fondando un nuovo partito. Arrivare a una maggioranza di governo stabile per il Paese, fresco di ingresso nell’Eurozona, non sarà però facile. .

Una settimana prima, il 12 aprile, andrà alle urne l’Ungheria di Viktor Orbán, che ha ricevuto in settimana la visita del segretario di Stato americano. Marco Rubio, oltre a confermare al leader di Fidesz, in difficoltà nei sondaggi, il controverso endorsement dell’Amministrazione Trump, ha garantito anche un appoggio finanziario in caso di bisogno.

Per tutti gli aggiornamenti, continuate a seguirci su Europa24.

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