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sabato 7 marzo 2026

8 marzo, i numeri della disparità

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8 marzo 2026
Buongiorno dalla redazione del Sole 24 Ore. Questa è Start, la newsletter del mattino con le notizie principali per cominciare la giornata. Oggi è domenica 8 marzo, la Giornata internazionale dei diritti delle donne.


Non possiamo non partire da una riflessione più approfondita sulla condizione femminile nel nostro Paese. Come scrivono Monica D'Ascenzo e Chiara Di Cristofaro sul giornale di oggi in edicola, in Italia la disuguaglianza di genere resta un forte freno economico e sociale. Le donne lavorano infatti meno degli uomini e molto meno della media europea, con un alto numero di inattive. Quando lavorano, hanno più spesso impieghi part-time, spesso non scelti, e stipendi mediamente più bassi. Il divario retributivo si riflette poi anche sulle pensioni, che per le donne sono molto inferiori. Le carriere femminili sono inoltre ostacolate dai carichi di cura familiari e dalla scarsa presenza nei ruoli dirigenziali. Questo avviene nonostante le donne abbiano livelli di istruzione molto alti e siano la maggioranza tra i laureati. Si registrano segnali positivi tra le nuove generazioni e in alcuni settori professionali e manageriali. Più lenta resta invece la crescita della rappresentanza politica e istituzionale femminile. Il peso del lavoro di cura non retribuito continua a ricadere soprattutto sulle donne, spingendo molte a lasciare il lavoro. Come spesso ricordiamo sulle nostre pagine, ridurre questo divario è sì una questione di equità, ma anche una condizione necessaria per far crescere l'economia italiana. Sul giornale di oggi puoi trovare tantissimi approfondimenti sul tema, dalla trasparenza salariale al ruolo dell'educazione finanziaria nel ridurre il gender gap, fino a un focus sulle imprese femminili.

Passiamo adesso al Fisco, con la Guardia di Finanza intenzionata a colpire più in fretta le partite Iva "apri e chiudi", usate per emettere false fatture e sparire. La strategia 2026 punta su controlli rapidi e sull'incrocio di circa 200 banche dati. Nel 2025 sono state proposte 3.800 chiusure all'Agenzia delle Entrate. I nuovi controlli si concentreranno soprattutto sulle partite Iva appena aperte e più rischiose. Saranno verificati anche i legami con vecchie attività chiuse con debiti fiscali e contributivi. Oltre ai controlli, saranno rafforzate ispezioni e indagini sui soggetti coinvolti nelle frodi. L'obiettivo è fermare subito le "cartiere" e proporre la cessazione delle posizioni sospette. La rapidità serve a bloccare false fatture e crediti fiscali fittizi prima che diventino irrecuperabili. Il fenomeno danneggia il fisco, ma anche le imprese oneste. Inoltre è spesso legato a lavoro nero, contraffazione, violazioni doganali e riciclaggio.

Concentriamoci ora su un'indagine molto interessante di Confprofessioni, che ha misurato per la prima volta il livello di fiducia dei professionisti con criteri simili a quelli usati dall'Istat per le imprese. Il risultato mostra che i professionisti sono in media meno fiduciosi delle imprese dei servizi sul futuro dell'economia e della propria attività. I giudizi più critici emergono soprattutto tra professionisti dell'area tecnica, medica, assistenziale ed economico-finanziaria, mentre alcune categorie come architetti, ingegneri e consulenti del lavoro risultano più fiduciose. La differenza non dipende dal genere, ma soprattutto dall'età e dalla struttura dello studio professionale. I più giovani mostrano maggiore fiducia, mentre questa cala progressivamente tra i professionisti più anziani. Anche gli studi con più colleghi e dipendenti hanno un atteggiamento più positivo rispetto a quelli piccoli o senza personale. Sul piano territoriale, i dati peggiori si registrano nel Nord Est e nel Mezzogiorno. Questa minore fiducia si riflette anche nelle intenzioni di assunzione per il 2026. Solo una piccola quota di professionisti prevede di assumere nuovo personale, mentre la maggioranza lo esclude. La propensione a crescere resta però più alta tra gli under 44 e negli studi più strutturati.

E chiudiamo, ovviamente, con la stagione 2026 della Formula 1 che parte da Melbourne e inaugura una nuova fase tecnica e industriale, con monoposto alimentate da carburanti sostenibili, nuove scuderie e un pubblico sempre più ampio. Il calendario prevede 24 gare fino al 6 dicembre ad Abu Dhabi. L'Italia ospiterà solo Monza perché Imola è stata esclusa per fare spazio al nuovo GP di Madrid. Restano due Gran Premi in Spagna e tre negli Stati Uniti, mercato sempre più centrale per la Formula 1. Sul calendario pesa però l'incertezza legata alle tensioni in Medio Oriente, che potrebbero complicare Bahrain e Arabia Saudita. Intanto Liberty Media ha chiuso il 2025 con ricavi record di 3,9 miliardi di dollari e utili in forte crescita. A trainare i conti sono stati diritti tv, sponsorizzazioni, fee degli organizzatori e attività commerciali. Crescono anche pubblico, social e contenuti digitali, con una fanbase giovane e sempre più femminile. Nel 2025 gli spettatori nei circuiti hanno raggiunto 6,75 milioni e molte gare hanno registrato il tutto esaurito. Anche le scuderie beneficiano del boom economico, con premi in aumento e nuovi grandi marchi pronti a entrare o tornare in pista.


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Buona lettura,
Angelica Migliorisi
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