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domenica 8 marzo 2026

Dilemma guerra e energia per la Ue, svolta protezionista per l'industria, 80 anni fa la Guerra fredda

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Michele Pignatelli

08 marzo 2026

LA SETTIMANA

Dilemma guerra e energia per la Ue, svolta protezionista per l’industria, 80 anni fa la Guerra fredda

Il premier spagnolo Pedro Sanchez durante la dichiarazione istituzionale sulla guerra in Iran

Buongiorno e bentornati su Europa24. I dilemmi della nuova guerra contro l’Iran avviata da Israele e Stati Uniti hanno caratterizzato la settimana dei leader Ue. La difficoltà a trovare una posizione univoca è emersa già nel consiglio straordinario dei ministri degli Esteri, convocato domenica scorsa e concluso con un comunicato che invitava alla moderazione e al rispetto al diritto internazionale, evitando però di prendere apertamente posizione, per non dire condannare l’azione militare. Un difficile equilibrismo che si coglie anche nell’intervista al Sole 24 Ore concessa dalla ministra degli Esteri finlandese, Elina Valtonen.

Unico leader a pronunciarsi apertamente contro la guerra, attirandosi gli strali del presidente americano, Donald Trump, è stato il premier spagnolo, Pedro Sanchez, in un discorso subito divenuto bandiera dell’internazionale pacifista.

Altro difficile interrogativo per i governi alleati degli Stati Uniti, Italia compresa, è e rimane il coinvolgimento o meno nella guerra, concedendo agli Stati Uniti l’uso di basi o inviando mezzi. Su questo fronte tuttavia gli eventi hanno subìto un’accelerazione forse inaspettata con il passare dei giorni e la decisione - in questo caso largamente condivisa - di mandare navi a supporto di Cipro, finito nel mirino dei droni iraniani, senza che neppure il Paese, presidente di turno dell’Unione europea, invocasse la clausola di assistenza.

Questioni militari a parte, l’emergenza che l’Europa si trova ora a fronteggiare è quella energetica, con l’impennata dei prezzi di gas e petrolio legata alla paralisi dello Stretto di Hormuz e al rallentamento (con rischio stop) delle forniture dai Paesi del Golfo, investiti dalla risposta iraniana. L’Europa si interroga sulle strategie possibili per contenere i danni, dalla diversificazione delle fonti al possibile disaccoppiamento dei prezzi di gas ed elettricità.

Chi invece dal nuovo conflitto sembra avere tutto da guadagnare, nonostante il legame consolidato con l’Iran, è la Russia di Vladimir Putin, sicura beneficiaria dell’aumento dei prezzi petroliferi e del calo di attenzione sul conflitto con l’Ucraina. Kiev spinge per non sparire dai radar degli alleati, soprattutto europei, e preme per un’adesione rapida all’Unione europea, che tuttavia appare molto complessa.

Con un occhio ai nuovi equilibri instabili e ai rischi globali ha parlato in settimana il presidente francese, Emmanuel Macron, in un atteso discorso dalla base dell’Ile Longue, in Bretagna, in cui ha aggiornato il programma nucleare francese per far fronte ai conflitti in corso e alle crescenti minacce alla sicurezza europea.

In ambito economico, la settimana ha registrato un importante e atteso passaggio: la Commissione europea ha presentato l’Industrial Accelerator Act, un progetto di legge che fissa criteri di “Made in Europe” e basse emissioni di carbonio per l’accesso ad appalti e sovvenzioni pubbliche. L’obiettivo è rafforzare l’industria europea e segna, se verrà approvato, una svolta protezionista per l’Unione europea.

Può suonare un po’ paradossale con tante “hot war”, le guerre in pieno svolgimento, ma chiudiamo con un approfondimento sulla Guerra fredda: ottant’anni fa calava infatti sull’Europa la Cortina di ferro e iniziava quella divisione e contrapposizione tra Est e Ovest che sarebbe durata oltre quarant’anni.

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

I Paesi con meno scorte di gas (in %)

Fonte: Gas Infrastructure Europe

VISTO DA BRUXELLES

Un contesto che rende urgente la prossima strategia di sicurezza europea

di Beda Romano

Nel susseguirsi degli avvenimenti c’è il rischio di perdere di vista il quadro d’insieme. Non saremmo sorpresi se queste settimane confermeranno la profezia di Jean Monnet (1888-1979): «L’Europa si realizzerà attraverso le crisi e sarà la somma delle soluzioni alle crisi stesse». Negli ultimi giorni la Commissione europea ha presentato un progetto di regolamento che per la prima volta impone forme di protezionismo ex ante, e non più solo in reazione alla concorrenza sleale di alcuni Paesi, come è stato finora. L’Industrial Accelerator Act, presentato mercoledì 4 marzo, introduce una storica preferenza europea negli appalti pubblici, almeno in alcuni settori.

Sul fronte più politico, la crisi in Medio Oriente e le sue ricadute europee hanno spinto alcuni governi a rafforzare la loro presenza militare nel Mediterraneo Orientale, pur di proteggere un paese membro, Cipro. Nicosia non ha avuto neppure il bisogno di attivare la clausola di mutua assistenza, ex articolo 42.7 dei Trattati. Nel frattempo, le scelte americane stanno inducendo i governi a rivedere radicalmente il rapporto con Washington, condizionando l’uso delle basi in Europa. In questo contesto, la prossima strategia di sicurezza europea, preannunciata da Bruxelles all’inizio di gennaio in vista del vertice europeo del 19-20 marzo, assume particolare importanza.

IL VOTO IN EUROPA

Il Kosovo per la terza volta alle urne in un anno

Il premier kosovaro Albin Kurti (a destra) e il candidato alla presidenza Glauk Kojnufca durante la plenaria che non è riuscita a eleggere il nuovo capo dello Stato a Pristina REUTERS/Valdrin Xhemaj

Si moltiplicano gli appuntamenti elettorali europei. Dopo l’annuncio di elezioni politiche in Danimarca già il 24 marzo da parte della premier Mette Frederiksen, sull’onda della popolarità guadagnata con la crisi groenlandese, nel fine settimana la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani, ha sciolto l’Assemblea nazionale visto che il suo successore non è stato eletto entro i termini previsti dalla Costituzione. Il Paese balcanico tornerà dunque alle urne per la terza volta in poco più di un anno, a conferma di un’instabilità politica che ora rischia di ripercutotersi anche sull’economia.

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