| | | | | | | | | | | | – di Michele Pignatelli | | | | | LA SETTIMANA Accordo Ue-Australia, la dottrina europea secondo Costa, addio a Jospin | |  | | La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il premier australiano, Anthony Albanese, a Canberra EPA/LUKAS COCH AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT | | | | | | | Buongiorno e bentornati su Europa24. Un filo rosso unisce gli eventi principali che hanno visto questa settimana protagoniste le istituzioni Ue, dal commercio alla politica alla strategia in campo militare: è quello che si potrebbe definire empowerment europeo, la rivendicazione e messa in pratica con azioni concrete del proprio ruolo nel nuovo disordine globale. | | | A esplicitarlo, in un discorso con l’ambizione di diventare dottrina di politica estera, è stato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, in una conferenza tenuta a Parigi che a molti ha ricordato le parole pronunciate dal premier canadese Mark Carney al Forum economico di Davos. | | | In questa direzione va poi lo storico accordo tra Unione europea e Australia, siglato a Canberra dopo dieci anni di negoziati, che spazia dal commercio alle materie prime, con ricadute sulla sicurezza. L’intesa, che dovrà ora essere approvata da Consiglio e Parlamento europeo, è un nuovo tassello nella diversificazione dei rapporti commerciali europei a fronte del crescente protezionismo americano, dopo gli accordi con il Mercosur e con l’India. | | | Sul fronte dei rapporti con Washington, l’Europarlamento ha peraltro approvato questa settimana la sua posizione negoziale sui due regolamenti comunitari per attuare l’accordo economico con gli Usa dell’estate scorsa, congelato negli ultimi mesi. È un sì condizionato, con alcune salvaguardie inserite per tutelarsi in caso di mancato rispetto degli impegni Usa a non alzare ulteriormente i dazi. | | | Sul fronte militare infine, si conferma il ruolo crescente della Commissione europea nel settore della difesa e della sicurezza, con una nuova proposta di finanziamento di progetti innovativi e accordi con Norvegia e Islanda. | | | I problemi da affrontare, va sottolineato, restano complessi, a cominciare dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, con l’ultima che fa già sentire i suoi effetti su prezzi e approvvigionamenti energetici e la Banca centrale europea pronta a intervenire per non far rialzare la testa all’inflazione. | | | L’Europa comunque prova a mettere in campo le sue «armi» per resistere e sopravvivere, come vi raccontiamo in questa analisi, anche se il punto di approdo, in una fase storica così instabile e incerta, resta un’incognita. | | | In una settimana dominata per il resto da elezioni e post-elezioni, per le quali vi rimandiamo alla sezione successiva, la Francia ha detto addio a una figura di primo piano della politica nazionale, soprattutto per il Partito socialista: Lionel Jospin, morto a 88 anni. Potete leggere qui un suo ritratto. | | | | | IL GRAFICO DELLA SETTIMANA Polonia e Baltici leader nelle spese militari (in % del Pil) | |  | | Fonte: Nato | | | | | | | | | | | | VISTO DA BRUXELLES Caro-energia e ETS tornano sul tavolo Ue | | | di Beda Romano | | | La crisi in Medio Oriente non solo colpisce i mercati finanziari, ma anche i prezzi degli idrocarburi. Secondo le serie storiche siamo vicini ai massimi toccati durante lo sconquasso finanziario del 2008, e abbiamo superato di slancio i livelli del 1974 (Guerra del Kippur), del 1980 (Guerra Iran-Iraq) e del 1990 (Guerra del Golfo). L’impatto sui consumi sarà inevitabile, soprattutto in Europa. I governi corrono ai ripari, tra le altre cose diversificando gli approvvigionamenti. Già oggi, però, il 57% del gas liquefatto importato dall’Unione europea proviene dagli Stati Uniti, secondo il centro-studi ICIS. L’Unione europea conta 48 rigassificatori per una capacità totale nel primo semestre del 2025 di 240,7 miliardi di metri cubi. | | | Nella settimana entrante i ministri dell’Energia torneranno a riunirsi per valutare la situazione sul mercato alla luce della guerra contro l’Iran. Nel frattempo, la Commissione europea sta preparando una prima revisione del mercato delle emissioni nocive, noto con l’acronimo inglese ETS. L’obiettivo è di introdurre qualche forma di flessibilità, per esempio un tetto ai prezzi dei certificati in modo da venire incontro alle aziende costrette ad acquistare certificati per compensare il loro inquinamento. In attesa della proposta, vale la pena tenere a mente che l’esecutivo comunitario vuole rispondere alle pressioni di alcuni governi, ma è anche convinto che l’ETS sia stato un efficace pungolo per decarbonizzare l’industria. | | | | | IL VOTO IN EUROPA Destre nazionaliste tra crescita e effetto Trump | |  | | La premier danese uscente Mette Frederiksen REUTERS/Leonhard Foeger | | | | | | | Referendum, elezioni locali, voto nazionale: i responsi delle urne hanno dominato questa settimana il dibattito politico in diversi Paesi europei. Se in Italia la vittoria del “no” al referendum sulla riforma della giustizia ha avuto una chiara lettura politica, le elezioni municipali in Francia e quelle regionali in Germania sono state inevitabilmente scandagliate in una chiave nazionale, alla ricerca di indicazioni sul prossimo voto legislativo (in Francia) o sulla tenuta dell’attuale maggioranza di governo tedesca (il voto nel Land Renania-Palatinato). | | | Pur nelle differenze nazionali e tra partiti, il voto nei grandi Paesi Ue suggerisce una riflessione sulle ricadute non sempre positive della vicinanza tra destre nazionaliste e trumpismo, come potete leggere nel blog Dal fronte di Bruxelles. | | | Venendo al voto nazionale, una lezione in parte analoga arriva dalle elezioni politiche in Danimarca, dove la premier Mette Frederiksen ha ottenuto il peggior risultato in più di un secolo per il Partito socialdemocratico, ma è rimasta a galla quasi certamente grazie alla ferma contrapposizione a Donald Trump nella crisi groenlandese. | | | L’effetto dell’abbraccio trumpiano sarà da misurare anche nel prossimo importante appuntamento europeo, le elezioni in Ungheria, dove il premier in carica, Viktor Orbán, ha ricevuto l’endorsement del presidente americano. Sul voto a Budapest, vi proponiamo nel frattempo la lettura di quest’intervista al costituzionalista Gabor Halmai. | | | |
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