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domenica 15 marzo 2026

L'Europa fragile e la crisi energetica, gli Usa allentano le sanzioni a Mosca e rilanciano sui dazi

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Michele Pignatelli

15 marzo 2026

LA SETTIMANA

L’Europa fragile e la crisi energetica, gli Usa allentano le sanzioni a Mosca e rilanciano sui dazi

Un distributore a Londra, con i prezzi di petrolio e gas in preoccupante ascesaREUTERS/Jack Taylor/File Photo

Buongiorno e bentornati su Europa24 in una settimana in cui, inevitabilmente, la guerra che incendia il Golfo Persico è rimasta il tema centrale. Particolarmente dibattuta la risposta da dare alla crisi energetica indotta dal conflitto, tra cali di forniture e incremento dei prezzi.

Se a livello globale i 32 Paesi membri dell’Aie, l’Agenzia internazionale dell’energia, hanno concordato lo sblocco di quattrocento milioni di barili tra greggio e carburanti (il maggiore rilascio di scorte petrolifere strategiche mai deliberato nella storia), l’Unione europea si riscopre fragile e fa mea culpa sull’abbandono del nucleare (che rilancia), preparandosi a fronteggiare l’emergenza con misure non del tutto nuove, quali l’allentamento dei vincoli sugli aiuti di Stato o il tetto ai prezzi del gas.

Punto nevralgico della discussione la sicurezza dello Stretto di Hormuz, passaggio chiave del petrolio mondiale: un transito oggi in larga parte bloccato dai pasdaran iraniani e che gli Stati Uniti vogliono ripristinare, con la forza persuasiva di azioni militari che venerdì hanno preso di mira anche la strategica isola iraniana di Kharg. L’Europa studia da parte sua un rafforzamento della sicurezza nell’area attraverso le missioni navali già esistenti, ma ne valuta altre ad hoc, con discussioni più o meno esplicite tra i Paesi che hanno caratterizzato tutta la settimana.

Le iniziative più forti (e controverse) restano tuttavia quelle americane. Ha fatto discutere e sollevato le proteste delle istituzioni Ue in particolare l’allentamento delle sanzioni al petrolio russo da parte dell’amministrazione Trump. Una misura che Washington definisce temporanea e dettata ancora una volta dall’esigenza di calmierare i prezzi, che rischia però di incidere sull’altro conflitto - quello in Ucraina - andando a rimpinguare il bilancio (anche quello di guerra) della Russia di Putin. Non a caso la decisione è stata prontamente denunciata dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nella conferenza stampa che ha seguito il suo incontro a Parigi con il presidente francese, Emmanuel Macron.

Zelensky cerca da parte sua di non essere tagliato fuori dall’asse Trump-Putin e ha ribadito, sempre a Parigi, la disponibilità a condividere il know how nella lotta ai droni iraniani, su cui l’Ucraina ha sviluppato un’esperienza consolidata, ma il presidente americano ha declinato senza tanti giri di parole l’offerta.

La guerra in Iran e il dibattito politico legato alla sua legittimazione continuano peraltro a creare frizioni e divisioni in Europa, deflagrate in un nuovo potenziale scontro istituzionale nella Ue, legato alle ultime dichiarazioni della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nuova conferma della sua tendenza ad andare oltre le proprie competenze, come vi raccontiamo in questa analisi.

Guerra e sanzioni alla Russia non sono state in settimana l’unico motivo di frizione tra Stati Uniti e Ue, che ha registrato anche un riacutizzarsi delle tensioni commerciali, con la decisione Usa di avviare un’indagine su decine di partner, Unione europea compresa, facendo leva su una legge che consente al governo federale di imporre dazi e altre restrizioni commerciali.

Oltremanica, si fanno ancora sentire le ricadute degli Epstein Files, con la posizione del premier britannico, Keir Starmer, che si fa più complicata dopo il rilascio di documenti che evidenziano come il primo ministro fosse a conoscenza dei rischi della nomina ad ambasciatore dell’ex ministro Peter Mandelson, a causa della sua amicizia con il finanziere pedofilo.

Chiudiamo parlando ancora di guerra, il tema assolutamente dominante del dibattito degli ultimi anni: secondo l’ultimo rapporto del think tank Sipri, la Francia è diventata il secondo Paese esportatore di armi al mondo. Frena però il progetto di caccia franco-tedesco. Ne parliamo nel blog dal fronte di Bruxelles.

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Prezzi dell’energia a confronto in Europa

Fonte: Eurostat

visto da bruxelles

Per la Ue un distacco necessario da Washington

di Beda Romano

Non passa quasi settimana senza che il rapporto dell’Unione europea con gli Stati Uniti si incrini sempre più. Negli ultimi giorni, la Casa Bianca ha rimesso in discussione l’accordo economico firmato con Bruxelles nell’estate scorsa in Scozia; ha alleggerito le sanzioni contro i Paesi terzi che acquistano idrocarburi russi, in barba agli accordi siglati nel G-7; e più in generale le scelte americane nel teatro di guerra iraniano suscitano incomprensioni e incertezze nelle capitali europee. Molti dirigenti comunitari appaiono in balia degli eventi. Non riescono ad arrendersi all’idea che l’America è cambiata, almeno per ora. Lo sguardo corre ai paesi che in questi decenni hanno accettato nei confronti di Washington una condizione servile, in particolare la Germania e l’Italia. La presenza di truppe americane sul territorio tedesco e italiano spiega per molti versi i dubbi e le ritrosie.

Nella Repubblica Federale, il Paese è diviso tra chi vuole voltare pagina, chi esita, chi la volta e poi torna indietro, e chi lascia trasparire cinismo. Parlando a un gruppo di giornali europei tra cui Il Sole 24 Ore, il capogruppo popolare Manfred Weber ha affermato: «Non vogliamo vivere in un mondo dominato dalla Cina in materia di intelligenza artificiale. Vogliamo un’IA fondata sui valori occidentali. Gli Stati Uniti e l’Unione europea rappresentano insieme circa il 40% del Pil mondiale: disponiamo di tutti gli strumenti necessari per difendere i nostri valori in futuro». L’atteggiamento di Realpolitik stona con le feroci critiche dell’amministrazione Trump contro il Digital Services Act o l’appoggio della stessa amministrazione Trump ai partiti euroscettici europei. Il futuro dell’Europa passa da un distacco da Washington, e non solo dal perseguimento di una qualche forma di autonomia strategica.

il voto in europa

Francesi al voto in 35mila comuni, exploit dei Verdi in Baden-Württemberg

Le cabine elettorali allestite in un seggio a Marsiglia REUTERS/Manon Cruz

Cinquantamila francesi sono chiamati oggi a eleggere i sindaci di 35.000 comuni, nel primo turno di un voto guardato con particolare attenzione a Parigi, Marsiglia e Lione, le tre città più grandi della Francia, dove l’esito è incerto. Restando in ambito locale intanto, la settimana scorsa in Germania le elezioni regionali in Baden-Württemberg hanno registrato un risultato a sorpresa, con la vittoria al fotofinish dei Verdi sulla Cdu. Dinamiche e implicazioni del voto in questa analisi.

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