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domenica 5 aprile 2026

Si aggrava la crisi energetica, scontro su Hormuz, primi ritocchi al mercato Ets

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Michele Pignatelli

05 aprile 2026

LA SETTIMANA

Si aggrava la crisi energetica, scontro su Hormuz, primi ritocchi al mercato Ets

Una cartina dello Stretto di Hormuz e una pipeline stampata in 3D REUTERS/Dado Ruvic/Illustration//File Photo

Buongiorno e bentornati su Europa24. Con la guerra in Medio Oriente di cui ancora non si vede la fine (nonostante le dichiarazioni altisonanti del presidente americano, Donald Trump), si fanno più concreti i rischi di ricadute economiche pesanti per l’Europa, alle prese innanzi tutto con l’impennata dei prezzi energetici e la carenza di forniture chiave.

Anche numeri e istituzioni iniziano a certificarlo, dal dimezzamento della crescita tedesca 2026, previsto dai maggiori istituti economici del Paese, all’allarme di crisi finanziaria lanciato dalla Bank of England.

L’Unione europea, che in un mese di conflitto ha già visto salire di 14 miliardi il costo delle importazioni di combustibili fossili, ne prende atto e studia le contromisure, orientate soprattutto a ridurre i consumi e raffreddare i prezzi. Il rischio, esplicitato dal commissario all’Energia, Dan Jorgensen, in un’intervista al Financial Times, è dover arrivare a misure drastiche come il razionamento del carburante. Qualche Stato membro, Italia in testa, chiede la sospensione del Patto di stabilità per offrire ai governi più margine di manovra, ma non sembra questa la posizione maggioritaria delle cancellerie europee, per ora più preoccupate di non provocare un eccessivo aumento del debito. Si lavora piuttosto a un allentamento delle regole sugli aiuti di Stato.

Il nodo principale rimane il blocco dello Stretto di Hormuz, da cui passa un quinto del petrolio mondiale, oggetto peraltro dell’ultimo scontro tra Stati Uniti e alleati, con il presidente Usa che li accusa di incomprensibile disimpegno e che è tornato in settimana a minacciare un ritiro statunitense dalla Nato.

I Paesi alleati, europei in testa, hanno in realtà tenuto una riunione in videoconferenza su iniziativa britannica proprio per parlare di Hormuz con l’obiettivo di «consentire una riapertura sicura e di lunga durata dello Stretto». Tuttavia, a giudizio dei circa 40 Paesi riuniti, la soluzione da cercare è politica e diplomatica, non militare.

Prima di fermarsi per le festività pasquali, l’attività istituzionale europea ha visto la presentazione di un’attesa prima proposta di revisione, da parte della Commissione, del mercato delle emissioni Ets. Si tratta per il momento di ritocchi, incentrati essenzialmente su un aumento della riserva di quote contro la volatilità dei prezzi; cambiamenti più radicali sono attesi a luglio, quando Bruxelles potrebbe fare marcia indietro sulla graduale riduzione dei certificati gratuiti.

Procede anche il lavoro preparatorio per il prossimo bilancio 2028-2034 dell’Unione europea. Vi proponiamo qui i calcoli contenuti in documento interno dell’Europarlamento, che prospettano tagli drastici per coesione e spesa sociale.

In chiusura un tema sempre più al centro del dibattito non solo europeo ma globale: le limitazioni che diversi Paesi stanno introducendo nell’accesso ai social network dei minori. Le misure allo studio della Ue in questo approfondimento.

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Inflazione ai massimi da un anno nell’Eurozona

Fonte: Eurostat

VISTO DA BRUXELLES

Torna sul tavolo l’accordo di associazione Ue-Israele

di Beda Romano

La guerra in Iran, scoppiata un mese fa, ha messo in luce la destabilizzante politica estera americana, ma anche per molti versi la preoccupante deriva della democrazia israeliana. Negli scorsi giorni, la Knesset ha approvato una legge che prevede la pena di morte in caso di omicidio intenzionale di una persona con l’intento di «negare l’esistenza dello Stato di Israele». Molti giuristi ritengono che la misura sia stata ideata contro i palestinesi. Qualche giorno prima, una altra legge ha ampliato il campo d’azione dei tribunali rabbinici, oltre le mere questioni di famiglia. L’opposizione israeliana parla ormai di regime teocratico. I ministri degli Esteri dell’Unione europea discuteranno inevitabilmente della deriva dello Stato ebraico nella loro prossima riunione a metà mese. Fino a quando i Ventisette potranno limitarsi a parole di condanna?

Sullo sfondo c’è l’ipotesi di sospendere l’Accordo di associazione con Israele. Per ora alcuni Paesi si sono opposti strenuamente. Dal 13 gennaio una iniziativa popolare autorizzata dalla Commissione europea sta raccogliendo firme a favore di una sospensione dell’intesa. Per andare in porto la proposta deve raccogliere un milione di firme entro 12 mesi, rispettando requisiti minimi in almeno sette Paesi membri. Finora sono state raccolte più di 650mila sottoscrizioni. In nove Paesi il numero di firme ha superato il quorum (tra questi l’Italia: il doppio rispetto a un minimo di 53.580). Bruxelles non sarà obbligata ad accogliere l’invito e a proporre la sospensione. Chissà però se proprio l’iniziativa popolare non indurrà i Ventisette a saltare il Rubicone, e a sospendere l’Accordo di associazione? Lo sguardo corre già alla Germania e all’Italia, finora restie a tale scelta.

IL VOTO IN EUROPA

Vance in Ungheria per risollevare Orbán

Il premier ungherese Viktor Orbán durante un rally elettorale REUTERS/Marton Monus/File Photo/File Photo

Si scalda la campagna elettorale in Ungheria, al voto il 12 aprile per elezioni tra le più importanti in Europa quest’anno. A tirare la volata al premier Viktor Orbán, indietro nei sondaggi rispetto allo sfidante Peter Magyar, sarà il vicepresidente Usa JD Vance, inviato a Budapest da Donald Trump il 7 e l’8 aprile.

Ma l’abbraccio di Trump fa bene o male ai candidati e ai partiti europei da lui sostenuti? Ne abbiamo parlato in questa puntata di Macro.

Nell’augurarvi Buona Pasqua, per tutti gli aggiornamenti vi rimandiamo al prossimo numero di Europa24.

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