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sabato 4 aprile 2026

Voli e carburante, scatta l’emergenza: limiti a Linate, Venezia e Bologna

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5 aprile 2026
Buongiorno dalla redazione del Sole 24 Ore. Questa è Start, la newsletter del mattino con le notizie principali per cominciare la giornata. Oggi è domenica 5 aprile (buona Pasqua!), ecco le notizie della giornata.

Un Notam, cioè un avviso ufficiale per segnalare informazioni critiche e urgenti per la gestione dei voli, ha segnalato a Linate la riduzione della disponibilità di carburante Jet A1 fornito da Air BP Italia, con possibili restrizioni fino al 9 aprile. Avvisi analoghi sono stati estesi anche agli aeroporti di Venezia, Treviso e Bologna, con limiti operativi e priorità a voli sanitari, di Stato e di lunga durata. Le compagnie sono invitate ad arrivare con il pieno, mentre per alcuni voli è fissato un tetto di 2000 litri per aeromobile. La causa è il blocco dello Stretto di Hormuz, snodo da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Le autorità invitano a evitare allarmismi, sottolineando che altre società di rifornimento restano operative e che i voli principali sono garantiti. Tuttavia, il rischio riguarda le prossime settimane anche per l'aumento della domanda legato alle festività pasquali. L'ultima nave cisterna dal Golfo Persico è attesa in Europa nei prossimi giorni, mentre il traffico nello stretto resta fortemente ridotto. Intanto il prezzo del Brent è salito da circa 70 a oltre 100 dollari al barile. L'Agenzia internazionale dell'energia e la Commissione europea invitano a
misure di risparmio, soprattutto nei trasporti. L'emergenza, per ora contenuta, potrebbe aggravarsi se la crisi dovesse prolungarsi.

Le spedizioni aeree di DHL Italia verso il Medio Oriente sono crollate a marzo, con un -48% nel fashion e -20% negli altri settori. L'attacco di Usa e Israele all'Iran ha generato strozzature logistiche, rincari dei noli (+30%) e aumento dei costi energetici. Le aziende segnalano margini in calo: vetro -5%, alluminio e energia in forte aumento, con rincari trasferibili solo dopo mesi. I costi di trasporto sono esplosi, rendendo i prodotti meno competitivi sui mercati esteri. Le difficoltà logistiche causano anche carenza di scorte e rischio stop produttivi in alcune filiere. Le stime macro indicano per il 2026 un possibile quasi azzeramento del Pil e dei consumi, con export in calo. Il Golfo, mercato chiave per moda e altri settori, si è di fatto fermato, aggravando la crisi. Anche nuovi investimenti sono bloccati e crescono le tensioni sui pagamenti e sulle consegne. Settori energivori come ceramica e legno-arredo prevedono cali tra il 10% e il 15% e rallentamento degli ordini. L'industria chiede interventi urgenti, mentre in Italia pesa anche lo
stallo dei bonus 5.0 che frena la domanda interna.

La premier Giorgia Meloni ha concluso una missione nel Golfo con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati per rafforzare sicurezza energetica e cooperazione. Con Riad è stato confermato l'impegno sugli approvvigionamenti, mentre a Doha l'Italia ha offerto supporto per riparare infrastrutture colpite dagli attacchi iraniani. Gli Emirati sono stati ringraziati per l'aiuto nel rimpatrio degli italiani e si è ribadita la
necessità di garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz. Meloni ha sottolineato i rischi dell'instabilità su prezzi dell'energia, imprese e famiglie, chiedendo una soluzione diplomatica. Il Qatar resta cruciale, coprendo il 10% del gas italiano, ma lo stop all'export crea criticità nei prossimi mesi. Roma punta sulla diversificazione, con nuovi flussi dagli Stati Uniti, Algeria e Azerbaigian. Sul piano interno la premier affronta le critiche delle opposizioni e prepara il passaggio in Parlamento. Per gestire la crisi guarda anche all'Europa, tra flessibilità di bilancio e tassazione sugli extraprofitti energetici. Il contesto resta fragile, tra crescita debole e forte dipendenza energetica dall'estero. La seconda fase della gestione della crisi si apre quindi in salita.

Italia, Germania, Austria, Spagna e Portogallo hanno chiesto all'Eurogruppo una tassa europea sugli extraprofitti delle società energetiche, con la Commissione Ue che ha promesso una rapida valutazione. L'obiettivo è finanziare aiuti temporanei a famiglie e imprese e contenere l'inflazione senza aggravare i bilanci pubblici. Bruxelles resta cauta, ritenendo che la misura non garantisca risorse immediate, mentre sul fronte della flessibilità di bilancio l'Italia resta isolata, con il sostegno solo della Grecia. I cinque Paesi richiamano il precedente del 2022, che ha generato 28 miliardi ma è stato applicato solo da otto Stati. La nuova proposta punta a includere anche gli utili esteri delle multinazionali del petrolio. Tra i possibili soggetti coinvolti ci sono colossi come Exxon, già in contenzioso con l'Ue sul precedente contributo. Il tema potrebbe riaprire tensioni con gli Stati Uniti, già alte per la guerra in Iran. Per l'Italia i tempi sono stretti, anche per la scadenza degli sconti sulle accise il 1° maggio. Senza nuove misure, ulteriori interventi richiederebbero un aumento del deficit. Il dossier resta quindi centrale nelle prossime settimane a livello europeo.



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