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domenica 3 maggio 2026

Riesplode la guerra dei dazi, tassi fermi ma si infiamma l'inflazione, Trump sfida esistenziale per la Nato

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Michele Pignatelli

03 maggio 2026

LA SETTIMANA

Riesplode la guerra dei dazi, tassi fermi ma si infiamma l’inflazione, Trump sfida esistenziale per la Nato

La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde EPA/RONALD WITTEK

Buongiorno e bentornati su Europa24. La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Unione europea irrompe di nuovo nel dibattito, aggiungendo una pericolosa incognita alle già pesanti ripercussioni economiche della guerra in Iran e del blocco di Hormuz, in una settimana in cui le principali banche centrali si sono riunite per valutare scenari e opzioni di politica monetaria.

Venerdì il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato dazi al 25% sulle importazioni di auto Ue a partire da domani, a meno che la produzione non avvenga in impianti statunitensi. La giustificazione dell’aumento, che va contro l’intesa di un tetto del 15% raggiunta tra Washington e Bruxelles l’estate scorsa, è per Trump la mancata implementazione di quell’accordo da parte dell’Unione europea, che in realtà sarebbe più corretto definire un iter di approvazione forse troppo lento per le aspettative Usa. Immediata la reazione della Commissione europea, che si è riservata «qualsiasi tipo di azione per tutelare gli interessi Ue qualora gli Stati Uniti adottassero misure non conformi» all’intesa.

I prossimi giorni diranno se ci sono margini per riallacciare il dialogo, evitando ripercussioni pesanti su un settore sensibile alle tariffe Usa come l’automotive, soprattutto in alcuni Paesi come Germania, Italia, Svezia e Slovacchia.

Giovedì il Consiglio direttivo della Bce aveva deciso di lasciare invariati i tassi di riferimento, anche se è stata ampiamente discussa la possibilità di un rialzo, che non può quindi essere esclusa nelle prossime riunioni. Molto dipenderà dal protrarsi del conflitto e da durata ed entità dello shock energetico, che già stanno contribuendo - lo ha evidenziato l’indagine periodica condotta dalla Bce stessa - la peggiore stretta del credito bancario dal 2023.

La riunione della Banca centrale europea si è tenuta in coincidenza con la diffusione da parte di Eurostat dei primi dati sull’inflazione di aprile, salita al 3%, dal 2,6% di marzo per effetto della fiammata dei costi energetici, e sul Pil del primo trimestre, cresciuto appena dello 0,1% nell’Eurozona.

Tiene per il momento l’economia tedesca, anche se tutti gli indicatori prospettici indicano una frenata imminente e cresce il malcontento del mondo dell’industria nei confronti del governo Merz, a quasi un anno dal suo insediamento.

La Commissione europea intanto ha presentato in settimana il quadro di riferimento temporaneo per gli aiuti di Stato: misure di flessibilità per sostenere fino alla fine dell’anno i settori più colpiti dalla crisi energetica, che sollevano tuttavia qualche interrogativo sui rischi per l’integrità del mercato unico.

Sullo sfondo, continua il dibattito relativo al prossimo bilancio europeo, il quadro finanziario pluriennale 2028-2034, chiamato a rispondere a priorità vecchie e nuove, su cui si è pronunciato in settimana il Parlamento europeo. I nodi restano qui quelli dell’ammontare complessivo e delle risorse per finanziarlo, ma anche l’adeguatezza di uno strumento di questo tipo alle sfide di un mondo in rapido cambiamento, come potete leggere in questa analisi.

Sul fronte politico-diplomatico, il conflitto in Iran, congelato in una fragile tregua che non allenta il blocco dello Stretto di Hormuz, non ha registrato sviluppi significativi, ma un’altalena di segnali positivi e negativi. Non si attenuano però le tensioni interne alla Nato, con il Pentagono che ha ordinato il ritiro di circa 5.000 militari americani dalla Germania e il presidente americano Donald Trump, irritato per il mancato contributo degli alleati, che si è detto pronto a ritirare le truppe americane anche da Spagna e Italia.

La crisi odierna non è la prima dell’Alleanza atlantica: ci sono anzi analogie sorprendenti con situazioni vissute negli anni Sessanta, come vi raccontiamo in questo approfondimento. In vista del vertice annuale di luglio, la Nato è tuttavia chiamata a interrogarsi sulla capacità di adattarsi al nuovo contesto per sopravvivere.

Tra le sfide a cui far fronte, una delle maggiori rimane senz’altro la guerra in Europa, con il conflitto ucraino che pure non fa presagire sbocchi, neppure dopo la nuova telefonata di mercoledì tra Trump e il presidente russo, Vladimir Putin. Un Putin peraltro in crisi di consensi, che stringe sempre più le maglie della censura interna, senza risparmiare i capolavori della letteratura russa. Nel mirino c’è però soprattutto internet, vissuto dal presidente russo e dai servizi dell’Fsb come una potenziale minaccia all’ordine e alla sicurezza dello Stato.

E a proposito di internet, chiudiamo parlando di social network e tutela dei minori perché, dopo le mosse compiute da singoli Paesi, anche la Commissione europea accelera: in settimana ha denunciato infatti la violazione del Digital Services Act da parte di Facebook e Instagram, che non metterebbero in atto sistemi efficaci di verifica dell’età per bloccare l’accesso dei minori di tredici anni.

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Crescita trimestrale a confronto

Fonte: Eurostat

VISTO DA BRUXELLES

Dilemma conti pubblici tra stagflazione e climate change

di Beda Romano

Entro fine mese la Commissione europea pubblicherà le previsioni economiche di primavera. Sono probabili revisioni al ribasso della crescita. Le ultime stime risalgono al novembre scorso e puntavano per la zona euro a una espansione dell’economia dell’1,2% quest’anno. Lo shock petrolifero provocato dalla guerra di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran sta già pesando sui consumi. Nel contempo, a rischio è anche la stabilità dei prezzi. Nel frattempo, i ministri delle Finanze discuteranno fin dalla settimana entrante se e come allentare le regole di bilancio. Sappiamo che l’Italia e la Spagna sono favorevoli a un atteggiamento più morbido.

Altri Paesi membri sono invece preoccupati dalla possibilità di un nuovo incontrollato aumento del debito pubblico. La stessa Commissione europea ha una posizione simile. Non basta. C’è anche il timore che allargare le maglie dei bilanci nazionali in questo frangente si tradurrebbe in un sostegno ai carburanti fossili, attraverso sussidi e sovvenzioni, in netta contraddizione con gli obiettivi comunitari di lungo termine sul fronte ambientale. In ultima analisi, nell’affrontare lo shock economico l’Unione europea sarà chiamata a tentare un equilibrio tra le esigenze della lotta al cambiamento climatico e le necessità del contrasto alla stagflazione.

IL VOTO IN EUROPA

Elezioni locali nel Regno Unito, test chiave per Starmer

Il premier britannico e leader laburista Keir StarmerREUTERS/Jack Taylor

Il Partito laburista di Keir Starmer, attualmente al governo, è destinato a perdere numerosi seggi nelle elezioni locali del 7 maggio stando ai sondaggi: un risultato che potrebbe mettere a rischio la posizione del premier, sotto tiro per il caso Mandelson e le ricadute degli Epstein Files.

Con i Tories destinati a perdere a loro volta numerosi consiglieri, i principali beneficiari del voto saranno con tutta probabilità i populisti di Reform UK di Nigel Farage e i Verdi.

Il 7 si voterà anche per il Parlamento scozzese e il suo equivalente gallese, il Senedd. Per tutti gli aggiornamenti, continuate a seguirci su Europa24.

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