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domenica 10 maggio 2026

Schiarita sui dazi, disfatta laburista a Londra, a Mosca la parata della paura

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Michele Pignatelli

10 maggio 2026

la settimana

Schiarita sui dazi, disfatta laburista a Londra, a Mosca la parata della paura

Il leader di Reform Uk, Nigel Farage, dopo il successo nel voto britannico REUTERS/Jack Taylor

Buongiorno e bentornati su Europa24. Iniziata con stupore e rabbia dell’Europa, di nuovo sballottata dalla erratica politica commerciale Usa e minacciata dal presidente Donald Trump di tariffe del 25% sugli autoveicoli, la settimana è proseguita con toni sostanzialmente più distesi.

I dazi sono rimasti tema centrale, ma la sensazione emersa dalle conversazioni proseguite tra le parti è che una composizione sia possibile: a livello europeo si è tenuto un trilogo per cercare un’intesa tra Consiglio e Parlamento sulla ratifica dell’accordo commerciale con gli Usa (la condizione chiesta da Trump per scongiurare l’incremento tariffario) e - sebbene il via libera non sia arrivato - la decisione di tenere un nuovo incontro già il 19 maggio indica un’accelerazione. Trump, da parte sua, ha dato un ultimatum all’Europa (il 4 luglio), che però appare compatibile con i tempi Ue.

Il rapporto con Washington rimane inevitabilmente incrinato, anche con gli alleati un tempo prediletti come l’Italia - lo ha dimostrato il dialogo, definito «franco», tra il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, e la premier italiana, Giorgia Meloni, incontrata a Roma - e l’Europa sempre più cerca di porsi come alternativa agli Stati Uniti, allargando le sue prospettive e stringendo legami con altri partner affini come il Canada di Mark Carney, invitato in settimana al vertice della Comunità politica europea a Erevan.

L’affrancamento dall’(ex) amico americano passa poi dal rafforzamento della difesa europea, che ha tra i suoi maggiori sponsor la Polonia di Donald Tusk, anche attraverso nuove forme di finanziamento. Se ne parla in questa intervista al ministro delle Finanze polacco, Andrzej Domański.

Sul fronte politico, è stata una settimana densa di spunti e implicazioni. In Gran Bretagna, il voto amministrativo inglese e quello nazionale di Scozia e Galles hanno segnato la disfatta dei Laburisti di Keir Starmer e il trionfo della destra populista di Reform, guidata da Nigel Farage; in Germania, nuovi sondaggi a quattro mesi dalle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt vedono l’estrema destra di Alternative für Deutschland sfondare la soglia del 40%. Sono numeri, reali o ipotetici, che segnano un prepotente ritorno sulla scena dei partiti estremisti, con ricadute negative sui governi e inevitabili timori nell’establishment europeo, anche guardando al voto presidenziale francese dell’anno prossimo.

Alle preoccupazioni di Bruxelles, dopo il breve sospiro di sollievo ungherese, si aggiunge poi l’Europa dell’Est: in settimana il Parlamento della Romania ha sfiduciato il governo di centro-destra di Ilie Bolojan, che guidava una coalizione europeista.

La Russia ha celebrato ieri la parata della vittoria sul nazifascismo, nel primo di tre giorni di tregua con l’Ucraina . È stata tuttavia una parata in tono minore, influenzata non solo dai timori di attacchi ucraini che ne avevano caratterizzato la vigilia (prima che anche Kiev si adeguasse al cessate il fuoco su pressione di Donald Trump), ma anche dal più generale clima di paura e sospetto che condizionano il presidente russo, Vladimir Putin, che vive sempre più blindato temendo un attentato o un colpo di Stato.

Con i negoziati sul conflitto in Iran ancora in stallo e la crisi energetica che continua a pesare sull’economia, la Commissione europea ha pubblicato infine le linee guida da applicare nel trasporto aereo: rimborsi per i viaggiatori, slot aeroportuali e carburante utilizzabile. Per un vademecum sui risarcimenti, potete leggere questo approfondimento.

il grafico della settimana

Le principali destinazioni extra Ue dell’automotive europeo

Fonte: Kiel Institute

visto da bruxelles

Gli anticorpi europei al caos trumpiano

di Beda Romano

Non vorremmo apparire né eccessivamente ottimisti né colpevolmente impulsivi. Ma sembra, agli occhi dell’osservatore, che con il passare del tempo gli europei abbiano trovato un loro modus vivendi nel gestire gli interventi verbali del presidente Donald Trump. Nei giorni scorsi i Ventisette hanno reagito con calma professionale alla minaccia americana di nuovi dazi commerciali sulle auto e i camion provenienti dall’Unione europea. Certo, le associazioni di categoria hanno espresso nervosismo, ma dal fronte politico la reazione è stata più pacata. I governi avevano deciso che era un bluff? Oppure si sentono più forti e sovrani?

Non è il caso di fare previsioni, tanto è travagliato il rapporto dell’Unione europea con Washington. Vale però la pena osservare che nell’ultimo Eurobarometro, uscito venerdì di questa settimana, il 74% delle persone interpellate ha detto di avere una opinione negativa degli Stati Uniti (14 punti in più rispetto allo studio precedente). Appena il 24% degli europei ha una opinione positiva del partner americano. La popolarità dell’America ha già subito in passato alti e bassi. Eppure, c’è di questi tempi nell’opinione pubblica europea una sensazione di estraniamento rispetto agli Stati Uniti per nulla banale e che non potrà lasciare indifferenti i governi nazionali.

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