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domenica 6 settembre 2026

Escalation tra Berlino e Mosca, debutto di Burnham, intesa sul piano Volkswagen

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Il Sole 24 Ore
Europa24

di Michele Pignatelli

06 settembre 2026

LA SETTIMANA

Escalation tra Berlino e Mosca, debutto di Burnham, intesa sul piano Volkswagen

Il premier britannico Andy Burnham, secondo da sinistra, accoglie a Downing Street con la moglie Marie-France van Heel, il presidente francese Emmanuel Macron, primo capo di Stato incontrato dall’inizio del mandato, e la moglie Brigitte. (AP Photo/Alberto Pezzali) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Buongiorno e bentornati su Europa24. Ombre russe tornano ad allungarsi sull’Europa in una settimana proiettata verso l’importante test elettorale in Sassonia-Anhalt, di cui vi raccontiamo più avanti.

A innescare la miccia di un confronto comunque sempre vivo a causa della guerra in Ucraina è stata l’accusa esplicita del governo tedesco a Mosca, ritenuta responsabile del tentato attacco con droni avvenuto all’aeroporto di Lipsia il 4 agosto. Un’accusa accompagnata da misure come la chiusura del consolato russo a Bonn e della Casa russa a Berlino, e dall’immediata reazione (e dalle ritorsioni) di Mosca, che ha a sua volta annunciato la chiusura di tutte le sedi del Goethe Institut in Russia.

Al fianco di Berlino si è schierata subito la Ue con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, pronta ad annunciare una linea intransigente - e nuove sanzioni - nei confronti di Mosca. Torna ad affacciarsi anche l’ipotesi controversa di utilizzare gli asset russi congelati per far fronte al crescente fabbisogno finanziario di Kiev.

Più in generale, con l’intensificarsi della guerra ibrida cresce la consapevolezza europea di non poter più restare alla finestra, come potete leggere in questa analisi. E si accentua l’urgenza di rafforzare la proiezione internazionale dell’Unione, anche attraverso riforme istituzionali inerenti la politica estera, dai meccanisimi decisionali - su tutti il principio di unanimità - alla divisione delle competenze tra i diversi organismi.

La guerra tra Russia e Ucraina è proseguita intanto in settimana senza esclusione di colpi, con Kiev bersaglio quotidiano di raid. Qualche timido segnale di apertura ai negoziati, più apparente che concreto, è arrivato dalle parole pronunciate dal presidente russo, Vladimir Putin, al forum economico di Vladivostok; rinnovate speranze sono affidate ai colloqui con le due parti degli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, arrivati ieri a Mosca e attesi oggi a Kiev.

Di forniture militari all’Ucraina, in particolare di tecnologia per assemblare missili intercettori, hanno parlato il nuovo premier britannico, Andy Burnham, e il presidente francese, Emmanuel Macron, primo capo di Stato ospitato a Downing Street. Burnham ha tenuto in settimana anche il suo primo discorso in Parlamento, incentrato su economia e lotta all’inflazione e improntato a speranza e ottimismo: l’elemento finora apparso di maggiore rottura rispetto al suo predecessore.

Una svolta nella crisi Volkswagen è arrivata intanto giovedì: il consiglio di vigilanza ha approvato il drastico piano di risanamento presentato dal Ceo, Oliver Blume, bocciato nella riunione di luglio. L’intesa con i sindacati e con il governo della Bassa Sassonia, raggiunta quando un’escalation dello scontro sembrava inevitabile, conferma altri 50mila esuberi entro il 2030 ma evita lo scorporo del marchio principale Volkswagen. Rimane da definire il futuro di quattro stabilimenti.

Chiudiamo con un interessante bilancio: quello del numero gratuito europeo, attivo da 24 anni, a cui i cittadini possono telefonare per qualsiasi domanda relativa alla Ue, interessante termometro dei rapporti con le istituzioni brussellesi. Dall’inizio del 2025 allo scorso giugno, il servizio ha ricevuto oltre 51mila chiamate, di cui circa 3.200 dall’Italia.

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Aumenta il surplus cinese con la Germania

Fonte: Dogane cinesi

VISTO DA BRUXELLES

Riprende slancio l’ipotesi di usare i beni russi congelati

di Beda Romano

Scoppiata nell’ormai lontano 2022, la guerra tra Ucraina e Russia ha mostrato nelle ultime due settimane una netta recrudescenza degli attacchi, soprattutto da parte russa. Luglio e agosto sono stati due mesi sanguinosi. L’Unione europea ha annunciato nuove sanzioni, e sta lavorando per consentire a Kiev di acquistare con denaro comunitario anche armi americane, e non solo europee. L’Ucraina è in difficoltà e si discute già di come garantire velocemente nuovo denaro fresco. In questo contesto Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia hanno proposto di riportare d’attualità l’uso degli attivi russi congelati al momento dello scoppio della guerra. In primavera l’idea di un esproprio era stata bocciata da molti Paesi membri, malgrado il sostegno della Germania.

Il dibattito non ha fatto passi avanti da allora, anche se la Commissione europea sta lavorando ad aspetti tecnici e giuridici per trovare eventualmente soluzioni che possano rassicurare i Paesi più preoccupati all’idea di creare un pericoloso precedente. Come detto, per ora l’ipotesi rimane tale, una ipotesi. Il clima però potrebbe cambiare alla luce di alcuni elementi: le urgenti necessità ucraine, le gravi restrizioni finanziarie a livello nazionale, la discussione in corso su un nuovo bilancio comunitario per il 2028-2034, e non ultimo le crescenti e violente interferenze elettorali, si presume di origine russa. Quest’ultimo fattore potrebbe contribuire a giustificare, almeno politicamente, una scelta alquanto avventurosa.

IL VOTO IN EUROPA

AfD alla conquista della Sassonia-Anhalt, l’Islanda dice no ai negoziati con la Ue

Un evento della campagna elettorale di AfD a Naumburg, in Sassonia-AnhaltEPA/HANNIBAL HANSCHKE

La Sassonia-Anhalt va oggi alle urne per un voto regionale guardato come significativo test nazionale. Con il vento in poppa nei sondaggi, Alternative für Deutschland potrebbe infatti eleggere per la prima volta un governatore diretta espressione di un partito di estrema destra. Potete leggere un ritratto di Ulrich Siegmund nel racconto di Gianluca Di Donfrancesco, che ha seguito gli ultimi giorni della campagna elettorale nel Land tedesco.

In questa intervista a Thomas Brockmeier, amministratore delegato della Camera di commercio e dell’industria di Halle-Dessau, si colgono invece i timori, ma anche i sentimenti contrastanti, del mondo del business alla vigilia del voto.

Ha dato intanto un esito negativo il referendum tenuto domenica scorsa in Islanda per valutare la riapertura di negoziati di adesione con l’Unione europea, con un effetto ottico non esaltante per il progetto di integrazione europea, come vi raccontiamo in questa analisi.

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